mercoledì 28 giugno 2017

CIMA TOGNAZZA, CAVALLAZZA PICCOLA E CAVALLAZZA (29/04/2017)


CIMA TOGNAZZA, CAVALLAZZA PICCOLA E CAVALLAZZA (29/04/2017)
Regione: Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo: Alpi Orientali, Cima d'Asta e Lagorai
Elevazione: 2324m slm (Cavallazza)
Tipologia: Conquista delle cime e ritorno
Itinerario: da Passo Rolle per traccia segnata fino alle vette e ritorno
Percorso: Traccia segnata
Percorrenza: circa 4h con soste
Dislivello: 450m
Difficoltà: EE (il percorso è perlopiu escursionistico ma tra la Cavallazza piccola e la Cavallazza ci sono alcuni tratti esposti ed attrezzati con filo metallico).
Libro di vetta: no
Croce di vetta: si (solo sulle die Cavallazza).
Flora e fauna intravisti degni di nota:   Una volpe
Densità escursionistica: un finanziere del soccorso alpino e un escursionista
Punti d'appoggio: Nessuno
Note: Percorso semplice ma affrontato nel mio caso con neve fresca affrontando la parete sud (la via normale è la est) in arrampicata ho portato la prova da E a EEA; in stagione diventa un divertente percorso sulle ultime tre cime verso nord del Lagorai.

Il weekend prenotato sulle Pale causa una forte nevicata e la chiusura degli impianti di risalita mi fa virare dai 3000 delle Pale a cime piu contenute nelle vicinanze. Parto con ottimo sole (mi accompagnerà a tratti qualche nuvolone ma senza mai infastidirmi) alle 10:30 da Fiera di Primiero dove alloggio e dopo aver costatato a San Martino che la zona di Colverde era un suicidio con la neve fresca, opto per il piano B e raggiungo Passo Rolle in 10 minuti. Parcheggio vicino alla caserma della GDF è seguo una traccia che sale vicino agli impianti di risalita dove incrocio subito un finanziere del Soccorso Alpino che scende e mi dice di aver battuto traccia e non ce tantissima neve. La neve ce è arriva oltre il mezzo metro, l'unica reale faticcaccia del percorso d'andata mi porta in 25 minuti sulla Tognazza, modesta cima poco conosciuta se non per gli impianti di risalita che portano dal Passo alla suddetta cima, poco piu in su sulla sommità dalla neve spunta un ometto di sassi. Proseguo in cresta seguendo a colpi la traccia del finanziere e a colpi delle striscie di scialpinisti; evito i laghi di Cavallazza e opto per la Cavallazza piccola tenendomi a sinistra (non pensavo di farla inizialmente ma la traccia del finanziere virava verso questa vetta); il sentiero è esposto alla parete est, bella strapiombante ma parecchi ometti e la scia lasciata dal militare mi danno fiducia, in circa un'ora, causa anche molti sprofondamenti nella neve freschissima, mi portano ai resti di un'antica croce di legno. L'attacco alla Cavallazza grande sarebbe semplice, una discesa verso la forcella e la salita per via normale, ma la discesa non ha traccia (il finanziere aveva fatto dietrofront) e i tratti attrezzati uniti alla neve coprente non mi davano fiducia. Torno allo svincolo delle due Cavallazze e inizio col GPS a seguire la traccia completamente coperta dalla neve, si sprofonda che è un piacere ma riesco a seguire alcuni tratti con neve dura che mi danno tregua, anche se ghette e goretex di  scarponi e pantaloni non riescono a non farmi inzuppare i piedi. Arrivato alla salita alla Cavallazza, mi guardo in giro e opto per scalare in ramponi e piccozza parte della parete sud (II-D) per poi agganciarmi alla via normale e raggiungere la vetta dove è presente una vecchia croce di legno con reticolato. Tempo per uno spuntino e un po di foto tra le Pale e il Lagorai ed inizio a scendere per la via normale della Cavallazza congiungendomi poi con una traccia scialpinistica, neve surriscaldata e non battuta mi fanno sfiancare sprofondando piu e piu volte. Arrivo alla macchina intorno alle 17:00 dove incrocio un'altro alpinista che stava salendo sulla mia via ma presumibilmente con bivacco da qualche parte visto lo zainone e l'ora.

sabato 17 giugno 2017

CIMA CHERLONG, CIMA DELLA NEVE, CIMA POSTA, CIMA DELLE GROLE (20/04/17)


CIMA CHERLONG, CIMA DELLA NEVE, CIMA POSTA, CIMA DELLE GROLE (20/04/17)
Regione: Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo: Prealpi Venete, Piccole Dolomiti, Gruppo Carega
Elevazione: 2235m slm (Cima Posta)
Tipologia: Sentiero ad anello con conquista delle cime
Itinerario: da rif. Revolto sent.109 Rif.Pertica, 108, Cima Tibet, Cima Madonnina, Rif. Fraccaroli, Cima Cherlong, Cima della Neve, Cima Posta, Cima della Grole, Cima Carega, 108b, Pertica e Revolto.
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata, traccia non segnata.
Percorrenza: circa 7,5h
Dislivello: 1570m
Difficoltà: EE
Libro di vetta: no
Croce di vetta: si su Posta e Grole
Flora e fauna intravisti degni di nota: camosci in quantità
Densità escursionistica: 7/8 escursionisti
Punti d'appoggio: Rif. Revolto (aperto), Rifugi Pertica, Scalorbi e Fraccaroli (chiusi)
Note: splendido sentiero che porta a toccare 7 delle 8 cime del Carega (Cima Mosca oltre ad essere stata già toccata, piuttosto selvaggia e soprattutto a portarmi fuori pista di parecchio e quindi a farmi perdere ulteriormente tempo la lascio stare, La Guglia del Grillo, la nona, non è chiaro se appartenga a Fumante o Carega); la "direttissima" del Carega non è alla portata di tutti nonostante abbia solo passaggi di I grado e un paio di II, principalmente per il dislivello ma anche per la discreta esposizione in cresta.

Non soddisfatto della Pasquetta senza nuove conquiste, dopo soli tre giorni sono di nuovo nella "palestra" di casa, che con la complicità del bel tempo ha un doppio ambizioso obbiettivo, completare le cime del
Carega e superare il record di cime giornaliero (6).
Parto da Rif.Revolto di Giazza sul 109 alle 8:00 e con un entusiasmo da conquista accelero troppo e mi trovo gia provato all'intersezione col 108 (direttissima) subito dopo Passo Pertica, in un ora supero la parte piu faticosa e arrivo alla Costa Media, l'inizio della cresta del Carega, subito incrocio la prima vetta, cima Tibet col celebre palo di vetta attorniato da bandiere colorate, gia toccata piu volte (di cui una l'altroieri). Successivamente riparto e in 10 minuti alzo ri-tocco cima Madonnina (con madonnina e libro di vetta), poi le due anticime di cima Carega e arrivo al rif. Fraccaroli dove indosso i ramponi, fino a passo Cherlong è ancora tutto innevato/ghiacciato, senza ramponi sarebbe molto pericoloso. Proseguendo per il 108 che va verso Levante arrivo alla base di Cima Cherlong, la parete sudest è un manto erboso con lieve traccia e in 10 minuti scarsi raggiungo la spoglia sommità a strapiombo verso nord. Scendo e mi aggancio subito alla traccia che porta alla minuta cima della Neve, qualche passaggio di I grado e arrivo in 5 minuti all'ometto malconcio di vetta, subito sotto un interessante posto azione bellica, probabilmente una postazione di artiglieria.
Scendo nuovamente dalla cresta e dopo qualche decina di metri trovo una fievole traccia che risale per cima Posta, la seconda vetta più alta del gruppo, anche qui si risale pendii erbosi verso nord e si arriva in circa 10 minuti alla croce di vetta. Nuova discesa in direzione dell'ultima nuova meta di oggi, cima delle Grole, la più ad est e la meno frequentata ma forse la piu bella, con un paesaggio alpino come pochi e una vista eccezionale; qui il sentiero 108 si direzione verso il gruppo di Levante e io invece seguo una buona traccia, marcata anche con qualche segnale bianco e rosso che porta direttamente alla nostra ultima vetta di oggi; anche qui qualche passaggio dove serve l'ausilio delle mani e in breve arrivo alla sommità dove giace una croce in metallo; scendo nuovamente sulla 108 e mi porto ancora una volta al Fraccaroli dove tolgo i ramponi; sono a sei vette di cui quattro nuove da segnare sul curriculum… Ovviamente non mi faccio sfuggire l'occasione per salire sulla cima più alta del gruppo e battere quindi il mio record portandolo a sette cime giornaliere; la salita del piccolo tratto è sempre abbastanza impegnativa ma sopra la vista spazia dalle Pale, al Sella, Ortles, Brenta, Adamello e lago di Garda mentre verso est e si scorge in distanza il rosa della laguna di Venezia.
Dopo un lauto pranzo di pasta fredda scendo dal sentiero 108b, il più veloce di quelli che portano al nostro punto di partenza, conosciuto anche come "vallone della teleferica", un vero spaccapiedi.
In circa due ore arrivo a Revolto dove mi bevo soddisfatto una birra media e  pappo una fetta di torta.

venerdì 9 giugno 2017

COSTA MEDIA DEL CAREGA


COSTA MEDIA DEL CAREGA

Approfitto della doppia festa di Pasquetta e del mio compleanno per far conoscere il Carega alla mia consorte dal punto di vista di chi lo guarda da sopra. La ragazza, addestrata dal padre escursionista, anche se non ama la montagna non disdegna qualche tirata da amalgamare al suo fitness, decide di regalarmi un escursione "non troppo impegnativa" per il mio compleanno e io ne approfitto con qualcosa di impegnativo al punto giusto.
Premetto che non tocco cime nuove anche se ne ho alcune a venti minuti da dove passeggio per non indisporre la mia compagna (anche di viaggio).
Partiamo dal Revolto di Giazza alle 8:20 con un bel soletto che da contro alle piovigginanti previsioni, purtroppo piu avanziamo e piu le nuvole arrivano dalle Tre Croci, superiamo il Pertica per la via forestale e opto per la direttissima, la via piu diretta esclusa la ferrata Poiesi per arrivare sulla cresta del Carega. Il tempo peggiora come la pazienza della mia consorte, altro che pioggerella..inizia a scendere qualche fiocco gelato e uno dei due escursionisti che ci hanno superato rientra facendo dietrofront a  pochi passi dalla Costa Media demotivando ulteriormente la mia lei. Il tempo al momento tiene per me, insisto e arrivo in cresta dove si, scende qualche fiocco e siamo in mezzo ad una nuvola ma tocchiamo la prima e gia conosciuta cima Tibet, dopo 10 minuti la conosciuta Cima Madonnina e su creste ancora nevose e probabilmente troppo affilate per le vertigini della mia lei tocchiamo l'anticima, una vetta senza nome (almeno che io sappia) che precede di 5 minuti il Fraccaroli e la sommità del Carega. Arriviamo all'obbiettivo sotto una appena spuntata bufera di neve, ci rifugiamo con altri pasquettari per un panino nel locale invernale del "Fracca" ancora chiuso. Usciamo e sotto neve battente scendiamo per la via normale di Cima Carega fino a Bocchetta Mosca, aggancio alla Campalani sempre per il 109 e poi variante che scende dritta alla forestale E7 di fronte a Malga Campobrun per poi proseguire fino al Pertica per un the caldo e al Revolto per prendere l'auto.
Percorso impegnativo per la mia giovane alpinista e un buon allenamento per me.

giovedì 25 maggio 2017

MONTE CORNETTO E CORNO MOZZO (06/04/2017)


MONTE CORNETTO E CORNO MOZZO (06/04/2017)
Regione: Veneto, Verona
Gruppo: Prealpi venete, Lessinia
Elevazione: 1543m slm (Monte Cornetto)
Tipologia: percorso ad anello con conquista delle cime.
Itinerario: da contrada Tommasi di Sant'Anna d'Alfaedo, 250/e7, Cima Cornetto, Cima Corno Mozzo, traccia su bosco e forestale fino a Tommasi
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata, traccia non segnata.
Percorrenza: 3h totali senza soste
Dislivello: 612m
Difficoltà: T
Libro di vetta: no
Croce di vetta: si (solo su Cornetto)
Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
Densità escursionistica: 6 escursionisti in lontananza
Punti d'appoggio: Malga Spluga della Preta (chiusa)
Note: Trekking semplice e rilassante che richiede un minimo sforzo fisico; ottima vista su Baldo, Altissimo, Lessinia, Carega, Brenta e Adamello.

Parcheggio nell'ampio piazzale di contrada Tommasi e mi avvio sulla forestale asfaltata che coincide col sentiero E7 fino al bivio dove a destra prosegue la strada asfaltata e a sinistra inizia il ripido sentiero a zigzag che porta verso i corni attraverso il sentiero dantesco. Dopo circa 40 min mi trovo al bivio della grotta del Ciabattino (Un paletto di legno ne indica la via nascosta) che visito, torno al bivio che è contrassegnato da un cartello SAT , a sinistra il sentiero porta in 20 minuti sul gia toccato Corno d'Aquilio, io svolto a destra toccando Malga della Spluga con omonimo abisso carsico poco distante, la chiesetta degli alpini e proseguo per un altura senza nome dove noto gia i miei due obbiettivi giornalieri; supero la cima e inizio a scendere verso la sella che precede il Monte Cornetto della Lessinia (da non confondere col piu celebre vicentino); alla forcella termina il sentiero ed è presente una sbarra che limita il passaggio ai mezzi, seguo l'ampia strada sterrata che porta al monte, dopo 10 minuti arrivo in cima dove è presente un enorme e tetro edificio recintato con filo spinato militare, apparentemente sembrerebbe qualcosa della radio o la tv ma sembra abbandonato; da li in 5 minuti via traccia si arriva alla sommità contrassegnata da una piccola croce di vetta. Vista su Carega, grupo Baldo, Adamello, Brenta e Lessinia è eccezionale. Tempo per due foto e scendo verso la sella che poi collega al visibile Corno Mozzo; giunti giu inizia la salita per traccia non segnata ma evidente e in 15 minuti raggiungo la cima dove trovo un enorme ometto; due foto pure qui, pranzo e scendo prima per pascoli e poi per ripido bosco fino a ricongiungermi alla forestale dove dopo 20 min reincrocia il bivio lasciato all'andata per raggiungere i Corni, altri 5 minuti e arrivo al parcheggio.

giovedì 11 maggio 2017

CIMA COSTABELLA, VETTA DELLE BUSE, PUNTA PETTORINA, CIMA SASCAGA (31/03/2017)


CIMA COSTABELLA, VETTA DELLE BUSE, CIMA PETTORINA, CIMA SASCAGA (31/03/2017)
Regione: Veneto, Verona
Gruppo: Prealpi Lombarde, Gruppo Baldo
Elevazione: 2208m slm  (Cima Fontanelle)
Tipologia: conquista delle cime and back 
Itinerario: Valfredda via 658, Costabella, Vetta delle Buse, 651, Pettorina, Telegrafo, Sascaga e Valfredda
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata, traccia non segnata.
Percorrenza: circa 8h
Dislivello: 1235m
Difficoltà: E fino a Vetta del buse, EE per il resto, in caso di neve alcuni punti sono EEA
Libro di vetta: no
Croce di vetta: si (solo su Sascaga)
Flora e fauna intravisti degni di nota:  Dozzine di camosci
Densità escursionistica: 9 escursionisti
Punti d'appoggio: Rifugio Fiori del Baldo, Rifugio Chierego, Rifugio Telegrafo.
Note: Impegnativo trekking di circa 25km a/r con notevoli sali e scendi, reso ancora piu difficoltoso dalla presenza di molta neve verso nord.

L'idea era di tentare di completare il Baldo avendo fatto Valdritta e Telegrafo lo scorso anno e Pozzette, Longino e Valfinestra lo scorso mese, certo, obbiettivo impegnativo ma perchè non provarci, la giornata è meteorologicamente ottima, la voglia ce, quindi via. Arrivato a Spiazzi, frazione di Caprino V.se, svolto a sinistra verso il sacrario del Baldo, supero malga Ime e dopo qualche Km  svolto a sinistra verso la Valfredda.
Parcheggio alla fine della strada e parto per il 658, detto anche percorso Ottaviani, da dove vedo gia la prima cresta del Baldo con i rifugi Fiori del Baldo e Chierego. In 40 minuti raggiungo la cresta e volto a destra verso i rifugi (a sinistra ce l'innalzamento naturale del Baldo, chiamate Creste di Naole, ma tuttaltro che cime); in mezzora tocco il primo rifugio (chiuso) e in 15 minuti il secondo, il quale pone la via del 658 a destra ma noi prendiamo la variante a sinistra che porta a Cima Costabella, prima vetta del Baldo da sud. In 25 minuti superando camosci e manti erbosi raggiungo la sommità, determinata da un osservatorio panoramico circolare, scendo dalla cima e subito di fronte inizio la salita mista con la prima neve verso Vetta delle Buse, raggiungo la sommità con ometto attraverso neve consistente e poi scendo da una pericolosa sella innevata per riagganciarmi al 658; indosso quindi i ramponi e inizio la discesa; il sentiero a colpi lascia la traccia ma è perlopiù innevato e tocca affrontare cenge impercettibili con neve non stabilissima. Supero il Coal Santo e la ferrata delle Taccole, passo sotto il Telegrafo e vado dritto verso Punta Pettorina, affronto l'ennesimo salitone che mi porta al palo di sommità. Riparto e notando la croce di vetta di Sascaga, opto per passare da cima Telegrafo (che non conto in quanto gia toccata la scorsa estate) e poi scendere fino all'omonimo rifugio (chiuso) e avviarmi verso la visibile cresta innevata che porta a Sascaga; la difficoltà qui oltre al problema neve arriva ad I e II grado, comunque arrivo alla mia ultima meta dove tocco la sesta cima giornaliera (un record ad oggi); percorso a ritroso fino all'aggancio al 658 che percorro regolarmente fino al Chierego, dove mi gusto una birra col gestore per poi avviarmi verso l'auto posteggiata alla Valfredda.

venerdì 28 aprile 2017

CIMA POSTEMON E CIMA VIGNOLA (21/03/2017)


CIMA POSTEMON E CIMA VIGNOLA (21/03/2017)
Regione: Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo: Prealpi Lombarde, monte Baldo
Elevazione: 1607m slm (Vignola)
Tipologia: Conquista della Cima e ritorno
Itinerario: da San Valentino via 686 e poi 687, Cima Postemon, Bocca D'Ardole, Cima Vignola, Bocca d' Ardole, San Valentino.
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata parzialmente (ascesa al Vignola), traccia assente (Postemon)
Percorrenza: 4h
Dislivello: 418m
Difficoltà: E
Libro di vetta: no (ambo le cime) 
Croce di vetta: si (ambo le cime)
Flora e fauna intravisti degni di nota:   Tre falchi
Densità escursionistica: nessuno
Punti d'appoggio: Nessuno
Note: Facile escursione principalmente su piano o poca salita immersi nel Sentiero della Pace di Brentonico a toccare due cime semi sconosciute. 

È giusta una premessa, se avete letto la mia recensione sul Corno della Paura, ricorderete che ero rimasto attratto da questa punta in mezzo alla Valdadige; ripassandoci altre volte notavo che la "becca" che mi aveva attratto non fu il Corno, ma una cima limitrofa, quindi riguardando le mie mappe in gps come posizione poteva essere solo il Postemon, anche se mi sembrava troppo ad ovest.
Inizio ad informarmi sul web, nessuna recensione e poche informazioni su questa modesta cima, poi, altre analisi sul gps mi fanno scoprire che la "becca" e uno sperono boscoso del Corno della Paura e il Postemon come pareva, rimane piu verso il monte Baldo. Nessun sentiero o traccia porta al Postemon, quindi opto per il sentiero della Pace di Brentonico, un anello che ci viaggia poco sotto partendo da San Valentino e che tocca il Corno della Paura (affrontato in una faticosissima salita da Avio a fine scorso anno) e Cima Vignola, estremo nord del massiccio del Baldo, con una leggera deviazione vicino a Polsa (nota ai ciclisti), intersecandosi con i sentieri 686 e 687.
Unico punto di accesso reale per il Postemon  è la dismessa seggiovia "Rosa del Sole" che parte dal paesino di San Giacomo.
Dopo aver lavorato il mattino, tento la via col primo giorno di primavera nonostante il meteo uggioso, complice anche il tramonto ormai arrivato alle 18:30. Parcheggio l'auto alla scuola sciistica Monte Baldo di San Valentino, di fronte all'oasi ecologica e a un minuto dalla chiesa. Imbocco subito una forestale asfaltata con divieto di transito che è l'inizio del 686 e del Sentiero della Pace, dopo circa mezzora tra neve in scioglimento e nebbia mi trovo alle falde del Postemon, trovo un buon aggancio in salita nel boschetto che precede la cima e inizio a salire seguendo la via piu intuitiva nel bosco ovviamente qui il percorso passa da E a EE; in meno di dieci minuti scorgo le protezioni della seggiovia e con mia sorpresa, la trovo funzionante nonostante la poca neve, sorpresa subito rientrata in quanto erano presenti due manutentori in motoslitta che la stavano collaudando, poco dopo la stazione è presente sulla sommità un edificio abbandonato (forse un rifugio o ristoro per chi sciava in quella pista) e una povera croce di vetta.
Scendo sempre ad intuito ed imbocco l'aggancio della salita, proseguo sulla forestale, a tratti sterrata fino all'incrocio con la traccia che porta al Corno della Paura, risparmio energie e minuti di luce preziosi saltando la gia toccata cima e seguo ancora il gia percorso 686 fino alla bocca d'Ardole seguendo la via che mesi fa avevo percorso per raggiungere l'anticima del Corno dove è presente la croce, via che ora è il 687. Il sentiero seppur strapiombante sulla Val d'Adige non è mai pericoloso essendo largo e ben tracciato. Seguendolo noto che sopra di me ce un altra traccia che porta al Vignola, la prendo per evitare malanni in quanto il 687 inizia ad avere blocchi di neve che spiombano a valle. Per tutto il percorso sono presenti baraccamenti, cippi e segni della grande guerra. Arrivo al bivio tra 687 e il SdP direzione Polsa, che imbocco e dopo 20 minuti mi porta al monumento ai caduti che anticipa la via al Vignola. Seguo la traccia segnata a tratti per bolli rossi molto vecchi, qui il sentiero ridiventa EE ma mai difficile, con una salita ad anello attraverso un piccolo boschetto e seguo ancora l'intuibile traccia, ad un certo punto si svincola a sinistra (presente su roccia scritta "Vignola" quasi completamente cancellata), ancora qualche passo impegnativo e in 5 minuti buoni arrivo al primo cippo in cima, il secondo e infine alla croce di vetta. Tempo per due foto e inizio il percorso a ritroso con qualche deviazione dovuta alla neve; in meno di due ore arrivo al parcheggio del villaggio fantasma di San Valentino.

lunedì 17 aprile 2017

CIMA STIVO (16/03/2017)


CIMA STIVO (16/03/2017)
Regione: Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo: Prealpi Bresciane, Bondone/Stivo
Elevazione: 2054m slm
Tipologia: percorso ad anello con conquista della cima
Itinerario: da Santa Barbara di Arco (Tn), loc.Sant'Antonio, 608b, 608, Cima Stivo, direttissima in dorsale est, 608b, Sant'Antonio, Santa Barbara.
Percorso: Sentiero segnato, traccia
Percorrenza: 5h senza soste
Dislivello: 850m
Difficoltà: E
Libro di vetta: si (firmato)
Croce di vetta: si
Flora e fauna intravisti degni di nota:  Nulla
Densità escursionistica: una ventina di escursionisti
Punti d'appoggio: Rifugio Marchetti (chiuso)
Note: Bella ascensione invernale per tenere le gambe in forma, il sentiero è sempre ben tracciato (segnato non lo so a causa della neve), la direttissima sulla dorsale sud con la neve è una faticaccia ma poi la posizione della montagna e la relativa vista dalla vetta ripagano della sudata. 

Parto non troppo di buon ora da casa, ho ancora le gambe stanche da una fiera di quattro giorni avvenuta tre giorni prima ma il meteo è troppo favorevole per potermi permettere di rimanere a letto. Superato l'abitato di Arco (Tn) inizio a salire e raggiungo il parcheggio del paesetto di Santa Barbara, lascio lì la macchina in quanto vedo alcuni escursionisti che stanno parcheggiando e noto i cartelli bianchi e rossi della Sat in direzione Stivo, volendo si puo fare un paio di tornanti in più si riesce a parcheggiare in località Sant'Antonio ed evitare un paio di chilometri di camminata su strada asfaltata immersa nel bosco.
Superato Sant'Antonio imbocco a sinistra il sentiero che parte molto leggero e in alcuni tornanti mi porta alla località le Prese dove è presente un capitello è una panchina, da li seguendo sempre il sentiero che diventa da 608b a 608 si costeggia la dorsale sud del Monte Stivo e alla vista dell'omonima malga si inizia a risalire in forte pendenza la dorsale stessa. Dopo la faticosa salita si svolta a sinistra e in circa 15 minuti si arriva al bellissimo rifugio Marchetti, al momento della relazione chiuso per cessata attività. Da lì parte la traccia che in 10 minuti porta alla vetta. In cima oltre alla croce è presente anche un punto panoramico con indicazioni sulle maggiori cime circostanti; il cielo è blu e la vista è spaziale, tempo per pranzare e firmare il libro di vetta per poi iniziare a scendere, sulla cresta all'estremo est noto una piccola madonnina e la raggiungo in circa 15 minuti; risalgo in altri 15 e ritorno giù al rifugio dove sono presenti alcuni escursionisti che si stanno godendo il sole; inizia la discesa e anziché riprendere il 608 proseguo dritto in direzione est e seguo una traccia spiovente su prato (povere ginocchia) che mi porta alla panchina di Le Prese, in una 40ina di minuti arrivo poi al parcheggio.