mercoledì 9 agosto 2017

CIMA BAFFELAN E CORNETTO (15/05/17)


CIMA BAFFELAN E CORNETTO (15/05/17)
Regione: Veneto, Vicenza
Gruppo: Prealpi venete, Piccole Dolomiti, Sengio Alto
Elevazione: 1899m slm (Cornetto)
Tipologia: percorso ad anello con conquista delle cime.
Itinerario: da passo Campogrosso via sentiero 149 fino a passo Baffelan, poi sent.alpinistico fino a Monte Baffelan, 149 fino a monte Cornetto e rientro via 170 fino a passo Campogrosso.
Percorso: Sentiero e traccia segnata
Percorrenza: 5,5h 
Dislivello: 650m
Difficoltà: EE (monte Baffelan alpinistico)
Libro di vetta: Si (solo Cornetto)
Croce di vetta: si ambo le cime
Flora e fauna intravisti degni di nota:   Nulla
Densità escursionistica: tre escursionisti
Punti d'appoggio: Rifugio Campogrosso
Note: Percorso interessante e tecnico sulla montagna preferita dagli alpinisti vicentini.
Il sentiero, quasi sempre ben segnato, si muove in ambiente roccioso dolomitico. Personalmente se le relazioni trovate in giro fossero state "meno da fighetti", avrei portato un 20m di corda per una discesa in doppia in un paio di punti sul Baffelan. L'idea era di toccare anche le Ofre e i tre Apostoli ma essendo in compagnia non ho voluto forzare il giro gia impegnativo.

Oggi siamo in due, l'impavido Vito (mio collega, compagno di corso di arrampicata e salitore con me sul Piz Galin).
 Partiamo di buon ora da casa e alle 8:30 iniziamo il percorso che parte subito sotto il rifugio Campogrosso, ad un quarto d'ora da Recoaro (Vi); il sentiero parte da sotto la falesia della Sisilla subito ispido e ripido e in circa quaranta minuti ci fa sfiorare la prima cima, le Ofre, un collinotto poco frequentato e senza traccia, subito dopo agganciamo il passo del Baffelan; da li parte il sentiero alpinistico che porta in vetta all'omonima vetta; la via è su roccia buona e porta passaggi di I, II e un III grado, ci sono alcuni anelli, ma come noi, si puo salire serenamente slegati (le altre tre pareti partono dal IV al VII, un monticello piuttosto desiderabile). Vito sulla roccia si muove meglio di me arriviamo in vetta in 15 minuti, sulla sommità è presente un ometto e subito sotto una croce in metallo; l'ambiente è suggestivo e ricorda una vetta da 3000 anzichè un 1700.
Scendiamo con qualche difficoltà (non avevamo materiale ma era meglio una discesa in doppia) e riprendiamo il sentiero 149 scendendo da un fastidiosissimo e scosceso vallone che porta ad una serie di gallerie belliche molto affascinante. Aggiriamo le tre cimette degli Apostoli, senza traccia ma probabilmente fattibili, ma non voglio forzare la giornata essendo in coppia. Nel frattempo il Cornetto davanti a noi sembra inaccessibile. Il sentiero prosegue con qualche ponticello in metallo e qualche parte attrezzata con cavo. Si arriva alla forcella del Cornetto ma prima troviamo l'ultimo ponticello franato (ci aveva avvertito il gestore del rifugio che da poco era successo sto malanno) ma lo aggiriamo con molta attenzione su una cengietta di 30cm con sotto il vuoto. La salita verso la nostra ultima cima parte con un escursionista che scendendo, ci rassicura sulla stabilità del resto del percorso. La via parte con un III grado completamente attrezzato da catena, un piccolo canalino di I e poi il sentiero termina con un area di mughi e la panoramica vetta con croce e campana.
Tempo per due foto e riprendiamo la via del ritorno fino al (gia superato in andata) Passo degli Onari dove prendiamo prima il 176 e poi il 170, anche qui su sentiero esposto ma attrezzato con cavi metallici. Scesi dalla montagna proseguiamo su sentiero erboso circumnavigando il massiccio a ritroso finendo diretti nuovamente sotto la Sisilla e quindi al rifugio per un ottimo piatto di bigoli.

domenica 30 luglio 2017

CIMA MONTE ZUGNA, CIMA SELVATA, CIMA MEZZANA (05/05/17)

CIMA MONTE ZUGNA, CIMA SELVATA, CIMA MEZZANA (05/05/17)
Regione: Veneto, Vicenza
Gruppo: Alpi Orientali, Piccole Dolomiti, Gruppo Levante Zugn
Elevazione: 1884m slm (Monte Zugna)
Tipologia: conquista delle cime e ritorno.
Itinerario: dal Rif. Zugna via sent.115 con uscite alle tre cime attraverso sentiero o traccia e ritorno
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata, traccia non segnata
Percorrenza: circa 5h totali
Dislivello: 1006m
Difficoltà: EE
Libro di vetta: si (solo sullo Zugna)
Croce di vetta: si (solo sullo Zugna)
Flora e fauna intravisti degni di nota:   Due falchetti
Densità escursionistica: 4 escursionisti e un motociclista con trial.
Punti d'appoggio: Rifugio Zugna (chiuso), Baita Zover.
Note: Percorso su un museo a cielo aperto; attraverso queste tre cime si convive con baraccamenti, caserme, fortini, trincee, camminamenti, cimiteri, gavette, barattoli etc. Le tre vette sono stato teatro della  battaglia di Passo Buole durante la grande guerra.

Arrivo alle 10:10 al rifugio e controllato che ci sia poca neve lascio scarponi e ramponi in auto partendo alla via del Monte Zugna; durante il tragitto si supera l'osservatorio del rifugio e la chiesetta commemorativa arrivando in 25 minuti al bivio tra la nostra prima cima e il resto del sentiero 115, ricco di baraccamenti e trincee, io piglio la sinistra verso il monte Zugna e superata la Baita omonima ("conquistata" nella notte da 4 baldi escursionisti che se la godevano al sole del plateatico della costruzione) proseguo arrivando con facili zigzag alla cima dello Zugna dove oltre alla bianca croce con libro è presente una grossa antenna biancorossa con relativi pannelli fotovoltaici ad alimentarla. La vista su Pasubio, Carega, Levante, Lessinia, Baldo, Brenta, Presanella, Ortles e Paganella è mozzafiato. Inizio a scendere per conquistare le tre cime rimaste..eh si, perchè le vette in preventivo erano 4 ma alla seconda ho dovuto rinunciare, il Coni Zugna.
Ritorno al bivio col 115 e in 15 minuti mi trovo di fronte lo sperone roccioso del celebre (per toponomastica), ma poco frequentato (nessuna relazione online) Coni Zugna. Questo pilastro, sottovalutato mentre progettavo col gps il percorso, risulta roccioso su tutti e 4 i lati e nonostante sulla spiovente parete ovest che da sulla Val d'Adige ci sia una grotta probabilmente usata dai soldati della prima guerra mondiale, non ce una traccia, un sentiero, una via di roccia che porti alla sommità del monte; avanzo curioso di trovare un accesso seguendo la traccia che lo fiancheggia verso est e scendo perdendo quota fino ad una croce metallica commemorativa da dove scorgo gia la Selvata. Proseguo e arrivo sotto la terza cima, anche qui nessuna traccia che porti in vetta e pochissime relazioni online, tutte senza specificare come arrivare sulla sommità. Cerco un buon punto d'aggancio e inizio a salire con passaggi di I e II grado su pendio erboso con qualche roccia. La montagna ha due grotte militari appena sotto la cima ma la traccia assente o poco visibile fa presumere che questa vetta non arrivi alla 10 visite annue. Con non poca fatica cercando di evitare mughi e pini arrivo alla sommità dove è presente un antico ometto. Scendo per dei resti di camminamento e per pendii erbosi rientrando in 20 minuti sul sentiero 115 dirigendomi verso Passo Buole al quale arrivo in altri 25/30 minuti. Al passo oltre a tavoli da picnic e un paio di baite sono presenti cippi commemorativi, cimiteri di guerra e baraccamenti della battaglia svoltasi in quei luoghi un secolo fa. Supero il passo con gia la Mezzana a vista e come per la Selvata, devo inventarmi come salire. La Mezzana presenta subito un sentiero in salita ma a presunzione, essendo direzionata verso la Selvata, porta ad alcuni pali elettrici li vicino, poi si intravede una grossa frana, barricata dai manuntentori della zona, neanche li ce attacco; il sentiero la circonda e ad un certo punto trovo un pendio erboso e decido di risalirlo. La parete rivestita d'erba è molto diifficoltosa, ha passaggi fino al III (il percorso sarebbe EE ma io riesco a portare vie semplice da escursionistico ad alpinistico in ogni occasione ultimamente); dopo una faticaccia sfiancante arrivo in mezzora a delle trincee che circondano la vetta; giunto sulla stessa è presente un sasso verniciato di blu e un piccolo ometto. Mi riprendo dalla tremenda salita e a logica cerco di scendere dalla cresta che da verso alla (gia visibile e gia conosciuta) cima Levante seguendo delle trincee e dei camminamenti abbastanza evidenti anche se si interrompono di sovente, seguendo la cresta arrivo all'aggancio col sentiero 115 dove è presente un Ometto con una piccola scritta "cima Mezzana". Dopo essermi maledetto prendo il percorso a ritroso, con una bella pausa a Passo Buole a riprendermi dalla sfiancata sulle due cime selvagge e dal faticoso percorso a ritroso, spesso in salita. Arrivo al rifugio in circa 1 ora e mezza.

mercoledì 12 luglio 2017

CIMA CASTELLAZ (30/04/2017)


CIMA CASTELLAZ (30/04/2017)

Regione: Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo: Alpi Orientali, Pale di San Martino
Elevazione: 2333m slm
Tipologia: Conquista della vetta e ritorno
Itinerario: dal parcheggio del torrente Cismon a Passo Rolle fino alla capanna Cervino via sentiero 710, poi traccia segnata fino alla vetta e ritorno. 
Percorso: Sentiero e traccia segnata.
Percorrenza: circa 3,5h senza soste
Dislivello: 400m
Difficoltà: E
Libro di vetta: no
Croce di vetta: si
Flora e fauna intravisti degni di nota:   Nulla
Densità escursionistica: una trentina di escursionisti.
Punti d'appoggio: Capanna Cervino
Note: Solitario panettone che si erge ai piedi della Val Venegia sfidando frontalmente i colossali Mulaz, Bureloni, Vezzana e Cimon, anche in questo caso come nelle vette affrontate il giorno prima, il percorso è perlopiu corto e semplice (l'ultimo tratto è piuttosto faticoso anche d'estate) ma le condizioni nevose hanno richiesto l'utilizzo dei ramponi e sarebbero state utili le ciaspole per il tratto finale.
La bellissima giornata (abbiamo beccato gli unici due giorni di sole del periodo) ci ha permesso alla fine del giro di pranzare nell'ultimo giorno d'apertura della capanna Cervino, con una vista sulle Pale da togliere il fiato.

Oggi ho un baldo compagno di avventure, la mia lei, che per la prima volta mi accompagna in una nuova cima e, anche se il compromesso era fare il pomeriggio in spa con lei, io che odio il caldo e il vapore, devo dire che è stata molto brava ad affrontare le sue prime ramponate e l'ascesa faticosa nella parte terminale del percorso d'andata. Parcheggiamo al torrente Cismon alle 10:00 e iniziamo a scarpinare nella neve battuta arrivando in 20 minuti alla capanna, prenotiamo per il pranzo, ci ramponizziamo vista la neve gelata nella nottata e iniziamo a seguire la traccia verso la nostra cima con la gia visibilissima croce di vetta. Il sentiero sale circumnavigando il monte e a parte in alcuni tratti dove ce un leggero sprofondio, si sale bene. Alla curvona che ci toglie dalla vista la sottostante capanna e che ci lancia verso la vetta, iniziamo a sprofondare, soprattutto io molto piu pesante, fino a metà coscia. La salita è molto faticosa ma in 15 minuti arriviamo alla statua del Cristo pensante e all'imponente croce di vetta dove anzichè il libro, ce una cassetta per le offerte. Tempo per due foto e goderci le pale e io mi lancio verso nordest in 5 minuti a toccare la vera sommità del Castellaz, dove si erge un'antica e malandata croce di legno a strapiombo sulla valle; iniziamo la discesa e anche se si sprofonda in 35 minuti siamo al rifugio dove pranziamo e ci rilassiamo sulle sdraie della terrazza; altri 20 minuti e raggiungiamo l'auto al parcheggio; povero me, ora mi tocca bagno turco, sauna e bagno siberiano.
Una pensiero per chi oggi sulla montagna è rimasto..una giornata nera per l'alpinismo, dove due   scalatori sono caduti vicino al Gran Sasso e la "Swiss machine" Ueli Steck è stato trovato morto da 6 soccorritori ai piedi dell'Everest dopo un'allenamento in preparazione alla sua prossima impresa...che mai avverrà. 

mercoledì 28 giugno 2017

CIMA TOGNAZZA, CAVALLAZZA PICCOLA E CAVALLAZZA (29/04/2017)


CIMA TOGNAZZA, CAVALLAZZA PICCOLA E CAVALLAZZA (29/04/2017)
Regione: Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo: Alpi Orientali, Cima d'Asta e Lagorai
Elevazione: 2324m slm (Cavallazza)
Tipologia: Conquista delle cime e ritorno
Itinerario: da Passo Rolle per traccia segnata fino alle vette e ritorno
Percorso: Traccia segnata
Percorrenza: circa 4h con soste
Dislivello: 450m
Difficoltà: EE (il percorso è perlopiu escursionistico ma tra la Cavallazza piccola e la Cavallazza ci sono alcuni tratti esposti ed attrezzati con filo metallico).
Libro di vetta: no
Croce di vetta: si (solo sulle die Cavallazza).
Flora e fauna intravisti degni di nota:   Una volpe
Densità escursionistica: un finanziere del soccorso alpino e un escursionista
Punti d'appoggio: Nessuno
Note: Percorso semplice ma affrontato nel mio caso con neve fresca affrontando la parete sud (la via normale è la est) in arrampicata ho portato la prova da E a EEA; in stagione diventa un divertente percorso sulle ultime tre cime verso nord del Lagorai.

Il weekend prenotato sulle Pale causa una forte nevicata e la chiusura degli impianti di risalita mi fa virare dai 3000 delle Pale a cime piu contenute nelle vicinanze. Parto con ottimo sole (mi accompagnerà a tratti qualche nuvolone ma senza mai infastidirmi) alle 10:30 da Fiera di Primiero dove alloggio e dopo aver costatato a San Martino che la zona di Colverde era un suicidio con la neve fresca, opto per il piano B e raggiungo Passo Rolle in 10 minuti. Parcheggio vicino alla caserma della GDF è seguo una traccia che sale vicino agli impianti di risalita dove incrocio subito un finanziere del Soccorso Alpino che scende e mi dice di aver battuto traccia e non ce tantissima neve. La neve ce è arriva oltre il mezzo metro, l'unica reale faticcaccia del percorso d'andata mi porta in 25 minuti sulla Tognazza, modesta cima poco conosciuta se non per gli impianti di risalita che portano dal Passo alla suddetta cima, poco piu in su sulla sommità dalla neve spunta un ometto di sassi. Proseguo in cresta seguendo a colpi la traccia del finanziere e a colpi delle striscie di scialpinisti; evito i laghi di Cavallazza e opto per la Cavallazza piccola tenendomi a sinistra (non pensavo di farla inizialmente ma la traccia del finanziere virava verso questa vetta); il sentiero è esposto alla parete est, bella strapiombante ma parecchi ometti e la scia lasciata dal militare mi danno fiducia, in circa un'ora, causa anche molti sprofondamenti nella neve freschissima, mi portano ai resti di un'antica croce di legno. L'attacco alla Cavallazza grande sarebbe semplice, una discesa verso la forcella e la salita per via normale, ma la discesa non ha traccia (il finanziere aveva fatto dietrofront) e i tratti attrezzati uniti alla neve coprente non mi davano fiducia. Torno allo svincolo delle due Cavallazze e inizio col GPS a seguire la traccia completamente coperta dalla neve, si sprofonda che è un piacere ma riesco a seguire alcuni tratti con neve dura che mi danno tregua, anche se ghette e goretex di  scarponi e pantaloni non riescono a non farmi inzuppare i piedi. Arrivato alla salita alla Cavallazza, mi guardo in giro e opto per scalare in ramponi e piccozza parte della parete sud (II-D) per poi agganciarmi alla via normale e raggiungere la vetta dove è presente una vecchia croce di legno con reticolato. Tempo per uno spuntino e un po di foto tra le Pale e il Lagorai ed inizio a scendere per la via normale della Cavallazza congiungendomi poi con una traccia scialpinistica, neve surriscaldata e non battuta mi fanno sfiancare sprofondando piu e piu volte. Arrivo alla macchina intorno alle 17:00 dove incrocio un'altro alpinista che stava salendo sulla mia via ma presumibilmente con bivacco da qualche parte visto lo zainone e l'ora.

sabato 17 giugno 2017

CIMA CHERLONG, CIMA DELLA NEVE, CIMA POSTA, CIMA DELLE GROLE (20/04/17)


CIMA CHERLONG, CIMA DELLA NEVE, CIMA POSTA, CIMA DELLE GROLE (20/04/17)
Regione: Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo: Prealpi Venete, Piccole Dolomiti, Gruppo Carega
Elevazione: 2235m slm (Cima Posta)
Tipologia: Sentiero ad anello con conquista delle cime
Itinerario: da rif. Revolto sent.109 Rif.Pertica, 108, Cima Tibet, Cima Madonnina, Rif. Fraccaroli, Cima Cherlong, Cima della Neve, Cima Posta, Cima della Grole, Cima Carega, 108b, Pertica e Revolto.
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata, traccia non segnata.
Percorrenza: circa 7,5h
Dislivello: 1570m
Difficoltà: EE
Libro di vetta: no
Croce di vetta: si su Posta e Grole
Flora e fauna intravisti degni di nota: camosci in quantità
Densità escursionistica: 7/8 escursionisti
Punti d'appoggio: Rif. Revolto (aperto), Rifugi Pertica, Scalorbi e Fraccaroli (chiusi)
Note: splendido sentiero che porta a toccare 7 delle 8 cime del Carega (Cima Mosca oltre ad essere stata già toccata, piuttosto selvaggia e soprattutto a portarmi fuori pista di parecchio e quindi a farmi perdere ulteriormente tempo la lascio stare, La Guglia del Grillo, la nona, non è chiaro se appartenga a Fumante o Carega); la "direttissima" del Carega non è alla portata di tutti nonostante abbia solo passaggi di I grado e un paio di II, principalmente per il dislivello ma anche per la discreta esposizione in cresta.

Non soddisfatto della Pasquetta senza nuove conquiste, dopo soli tre giorni sono di nuovo nella "palestra" di casa, che con la complicità del bel tempo ha un doppio ambizioso obbiettivo, completare le cime del
Carega e superare il record di cime giornaliero (6).
Parto da Rif.Revolto di Giazza sul 109 alle 8:00 e con un entusiasmo da conquista accelero troppo e mi trovo gia provato all'intersezione col 108 (direttissima) subito dopo Passo Pertica, in un ora supero la parte piu faticosa e arrivo alla Costa Media, l'inizio della cresta del Carega, subito incrocio la prima vetta, cima Tibet col celebre palo di vetta attorniato da bandiere colorate, gia toccata piu volte (di cui una l'altroieri). Successivamente riparto e in 10 minuti alzo ri-tocco cima Madonnina (con madonnina e libro di vetta), poi le due anticime di cima Carega e arrivo al rif. Fraccaroli dove indosso i ramponi, fino a passo Cherlong è ancora tutto innevato/ghiacciato, senza ramponi sarebbe molto pericoloso. Proseguendo per il 108 che va verso Levante arrivo alla base di Cima Cherlong, la parete sudest è un manto erboso con lieve traccia e in 10 minuti scarsi raggiungo la spoglia sommità a strapiombo verso nord. Scendo e mi aggancio subito alla traccia che porta alla minuta cima della Neve, qualche passaggio di I grado e arrivo in 5 minuti all'ometto malconcio di vetta, subito sotto un interessante posto azione bellica, probabilmente una postazione di artiglieria.
Scendo nuovamente dalla cresta e dopo qualche decina di metri trovo una fievole traccia che risale per cima Posta, la seconda vetta più alta del gruppo, anche qui si risale pendii erbosi verso nord e si arriva in circa 10 minuti alla croce di vetta. Nuova discesa in direzione dell'ultima nuova meta di oggi, cima delle Grole, la più ad est e la meno frequentata ma forse la piu bella, con un paesaggio alpino come pochi e una vista eccezionale; qui il sentiero 108 si direzione verso il gruppo di Levante e io invece seguo una buona traccia, marcata anche con qualche segnale bianco e rosso che porta direttamente alla nostra ultima vetta di oggi; anche qui qualche passaggio dove serve l'ausilio delle mani e in breve arrivo alla sommità dove giace una croce in metallo; scendo nuovamente sulla 108 e mi porto ancora una volta al Fraccaroli dove tolgo i ramponi; sono a sei vette di cui quattro nuove da segnare sul curriculum… Ovviamente non mi faccio sfuggire l'occasione per salire sulla cima più alta del gruppo e battere quindi il mio record portandolo a sette cime giornaliere; la salita del piccolo tratto è sempre abbastanza impegnativa ma sopra la vista spazia dalle Pale, al Sella, Ortles, Brenta, Adamello e lago di Garda mentre verso est e si scorge in distanza il rosa della laguna di Venezia.
Dopo un lauto pranzo di pasta fredda scendo dal sentiero 108b, il più veloce di quelli che portano al nostro punto di partenza, conosciuto anche come "vallone della teleferica", un vero spaccapiedi.
In circa due ore arrivo a Revolto dove mi bevo soddisfatto una birra media e  pappo una fetta di torta.

venerdì 9 giugno 2017

COSTA MEDIA DEL CAREGA


COSTA MEDIA DEL CAREGA

Approfitto della doppia festa di Pasquetta e del mio compleanno per far conoscere il Carega alla mia consorte dal punto di vista di chi lo guarda da sopra. La ragazza, addestrata dal padre escursionista, anche se non ama la montagna non disdegna qualche tirata da amalgamare al suo fitness, decide di regalarmi un escursione "non troppo impegnativa" per il mio compleanno e io ne approfitto con qualcosa di impegnativo al punto giusto.
Premetto che non tocco cime nuove anche se ne ho alcune a venti minuti da dove passeggio per non indisporre la mia compagna (anche di viaggio).
Partiamo dal Revolto di Giazza alle 8:20 con un bel soletto che da contro alle piovigginanti previsioni, purtroppo piu avanziamo e piu le nuvole arrivano dalle Tre Croci, superiamo il Pertica per la via forestale e opto per la direttissima, la via piu diretta esclusa la ferrata Poiesi per arrivare sulla cresta del Carega. Il tempo peggiora come la pazienza della mia consorte, altro che pioggerella..inizia a scendere qualche fiocco gelato e uno dei due escursionisti che ci hanno superato rientra facendo dietrofront a  pochi passi dalla Costa Media demotivando ulteriormente la mia lei. Il tempo al momento tiene per me, insisto e arrivo in cresta dove si, scende qualche fiocco e siamo in mezzo ad una nuvola ma tocchiamo la prima e gia conosciuta cima Tibet, dopo 10 minuti la conosciuta Cima Madonnina e su creste ancora nevose e probabilmente troppo affilate per le vertigini della mia lei tocchiamo l'anticima, una vetta senza nome (almeno che io sappia) che precede di 5 minuti il Fraccaroli e la sommità del Carega. Arriviamo all'obbiettivo sotto una appena spuntata bufera di neve, ci rifugiamo con altri pasquettari per un panino nel locale invernale del "Fracca" ancora chiuso. Usciamo e sotto neve battente scendiamo per la via normale di Cima Carega fino a Bocchetta Mosca, aggancio alla Campalani sempre per il 109 e poi variante che scende dritta alla forestale E7 di fronte a Malga Campobrun per poi proseguire fino al Pertica per un the caldo e al Revolto per prendere l'auto.
Percorso impegnativo per la mia giovane alpinista e un buon allenamento per me.

giovedì 25 maggio 2017

MONTE CORNETTO E CORNO MOZZO (06/04/2017)


MONTE CORNETTO E CORNO MOZZO (06/04/2017)
Regione: Veneto, Verona
Gruppo: Prealpi venete, Lessinia
Elevazione: 1543m slm (Monte Cornetto)
Tipologia: percorso ad anello con conquista delle cime.
Itinerario: da contrada Tommasi di Sant'Anna d'Alfaedo, 250/e7, Cima Cornetto, Cima Corno Mozzo, traccia su bosco e forestale fino a Tommasi
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata, traccia non segnata.
Percorrenza: 3h totali senza soste
Dislivello: 612m
Difficoltà: T
Libro di vetta: no
Croce di vetta: si (solo su Cornetto)
Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
Densità escursionistica: 6 escursionisti in lontananza
Punti d'appoggio: Malga Spluga della Preta (chiusa)
Note: Trekking semplice e rilassante che richiede un minimo sforzo fisico; ottima vista su Baldo, Altissimo, Lessinia, Carega, Brenta e Adamello.

Parcheggio nell'ampio piazzale di contrada Tommasi e mi avvio sulla forestale asfaltata che coincide col sentiero E7 fino al bivio dove a destra prosegue la strada asfaltata e a sinistra inizia il ripido sentiero a zigzag che porta verso i corni attraverso il sentiero dantesco. Dopo circa 40 min mi trovo al bivio della grotta del Ciabattino (Un paletto di legno ne indica la via nascosta) che visito, torno al bivio che è contrassegnato da un cartello SAT , a sinistra il sentiero porta in 20 minuti sul gia toccato Corno d'Aquilio, io svolto a destra toccando Malga della Spluga con omonimo abisso carsico poco distante, la chiesetta degli alpini e proseguo per un altura senza nome dove noto gia i miei due obbiettivi giornalieri; supero la cima e inizio a scendere verso la sella che precede il Monte Cornetto della Lessinia (da non confondere col piu celebre vicentino); alla forcella termina il sentiero ed è presente una sbarra che limita il passaggio ai mezzi, seguo l'ampia strada sterrata che porta al monte, dopo 10 minuti arrivo in cima dove è presente un enorme e tetro edificio recintato con filo spinato militare, apparentemente sembrerebbe qualcosa della radio o la tv ma sembra abbandonato; da li in 5 minuti via traccia si arriva alla sommità contrassegnata da una piccola croce di vetta. Vista su Carega, grupo Baldo, Adamello, Brenta e Lessinia è eccezionale. Tempo per due foto e scendo verso la sella che poi collega al visibile Corno Mozzo; giunti giu inizia la salita per traccia non segnata ma evidente e in 15 minuti raggiungo la cima dove trovo un enorme ometto; due foto pure qui, pranzo e scendo prima per pascoli e poi per ripido bosco fino a ricongiungermi alla forestale dove dopo 20 min reincrocia il bivio lasciato all'andata per raggiungere i Corni, altri 5 minuti e arrivo al parcheggio.