lunedì 2 luglio 2018

CIMA FONTANELLE (06/12/2017)

CIMA FONTANELLE (06/12/2017)
- Regione: Veneto, Verona
- Gruppo: Prealpi Lombarde, Gruppo Baldo 
- Elevazione: 2207 slm  
- Tipologia: conquista della cima and back
- Itinerario: Da malga Valfredda per sent.Lino Ottaviani, poi 652 e 641 fino a forcella Fontanelle, poi per tracce in vetta e ritorno dalla stessa via alla malga
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non segnata
- Percorrenza: circa 9h senza soste
- Dislivello: 1000m
- Difficoltà: EE AI I
- Libro di vetta: No
- Croce di vetta:No
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci in quantità
- Densità escursionistica: un ragazzo con un cane
- Punti d'appoggio: Rif.Chierego, Fiori del Baldo e Telegrafo
- Note: Giro lungo evitando la via normale per la suddetta cima, la seconda per elevazione del massiccio. La via normale da cavallo di Novezza ha la strada bloccata per rischio valanghe (constatato 10 giorni prima all’escursione al Monte Erbe), quindi opto per la lunga via dalla Valfredda, un giro di 10h andata e ritorno per comodo sentiero quando non in ambiente innevato.

L’obbiettivo di oggi era completare il massiccio, cosa che per errori topografici ero convinto di aver gia fatto ai primi dell’anno, quindi oltre a Fontanelle e cima Val Finestra (Già conquistata durante l’ascensione a cima Pozzette e Longino ma non fotografata), una piccola punta che fa da spalla alla Valdritta, la vetta principale.
Arrivo alle 7:30 al parcheggio godendomi l’alba rossa di una giornata senza nubi. La voglia non è alle stelle visto l’ambiente innevato e il lunghissimo avvicinamento per una cima raggiungibile in 2,5 ore per la via normale, ma proseguo. Il percorso e tutto innevato e vetrato ma per ora mi faccio bastare il vibram dei scarponi; in un ora arrivo al Chierego e opto per la meno impervia via ovest che da aggira la Costabella e da sul Garda. Supero vetta delle Buse tra gruppi di camosci e arrivo al Col Santo dove all’ultimo inverno avrei desiderato un po di corda per una doppia dalla tanta neve che si era accumulata. Questa volta lo aggiro facilmente ma metto i ramponi, il 651 è su cengia molto esposta e uno scivolone potrebbe diventare fatale. Inizio a trovare cumuli di neve fresca tra il passo del Camino e Cima Telegrafo. Rimango sul 651 proseguendo e superando cima Pettorina (che la volta prima avevo scambiato per l’obbiettivo di oggi a causa di una relazione sul web errata e una mia sopravvalutazione della stessa) inizio ad incontrare accumuli importanti di neve fino al ginocchio su valloni molto importanti. Giungo nell’area di Fontanelle e vedo quella che dovrebbe essere la via normale, una traccia su dorsale che parte dal 651 e risale la cresta est con passi di I e II grodo superando le due delle tre antecima prima di arrivare in sommità. La neve vetrata rende molto pericolosa la cosa quindi proseguo in cerca di tracce, ormai quasi sparite sull’estivamente frequentato  651  e trovo qualche vecchia impronta sulla spalla est, faccio uscire la piccozza ed inizio ad arrampicare su misto con passaggi di I e II incrociando una traccia su neve, qualcuno era passato giorni prima. Risalgo e arrivo in cresta, la spalla ovest è strapiobante, seguo la cresta con piede fermo e assenza di vertigine arrivando alla prima antecima, la seconda con cavalcioni sulla cresta e infine con qualche lasso articolato evito l’ultimo tratto di cresta e mi faccio 5/6 m di arrampicata raggiungendo la spoglia sommità.
Tempo per la foro e scendo subito visto che il tramonto arriva a breve e manca ancora la Val Finestra. Al ritorno trovo un buon punto per una clessidra e non mi rischio troppo allestendo una doppia. Tornato sul 651 arrivo a forcella Valdritta e sotto l’omonima e gia toccata cima con visibile croce; anche qui senza ramponi la traccia finale sarebbe impossibile; la cosa non mi tocco e proseguo vedendo la vicina Val Finestra. Questa cima, considerata tale ma per molti una spalla della Valdritta si erge di pochi metri sopra il 651, è stata superata da me almeno due volte ma mai raggiunta in sommità per disinteresse, ora per ovvi motivi di completamento la vorrei fare vista la semplicità. Affronto la cengia con parte di neve accumulata fino alla vita, senza traccia, mancheranno 200 metri e di fronte a me l’ultimo enorme vallone dopo 5 ore di avvicinamento, faccio i primi passi e sprofondo, 3 metri sopra di me inizia a creparsi la neve, faccio dietrofront con calma e mi riporto sulla mia traccia facendo ritirata. Il mio intuito mi diceva che sarei arrivato a valle com chissà quanti metri cubi di neve. Obbiettivo fallito e altre 4 ore per rientrare con uno splendido tramonto rosso sul lago di Garda e ultima ora con il frontalino fino al parcheggio. Peccato, ne manca per poco ancora una, ma meglio saper accettare una sconfitta e poterci ritornare che rischiare un azzardo cosi grosso.

Cima Val Finestra verrà ri-conquistata ed immortalata nel giugno del 2018.

CIMA LAGHETTO, RODECCHE E CAMPODAVANTI (01/12/2017)

CIMA LAGHETTO, RODECCHE E CAMPODAVANTI (01/12/2017)
- Regione: Veneto, Vicenza
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Tre Croci 
- Elevazione: 1691m slm (Campodavanti)
- Tipologia: Giro ad anello con conquista delle cime 
- Itinerario: Da loc. La Piatta per sent.221 fino a passo Scagina, poi per traccia a cima Laghetto e nuovamente Scagina, da li per 202 fino a Malga Campo d’Avanti e per omonimo sentiero e traccia non segnata fino a Rodecche, discesa identica fino a passo Mesole e poi per 207 fino a La Piatta
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 5h senza soste
- Dislivello: circa 900m
- Difficoltà: EE AI
- Libro di vetta: no
-Croce di vetta: si (solo Campodavanti))
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci a banchi
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: Rif.Bertagnoli
- Note: Giro ad anello in ambiente innevato con neve farinosa, il percorso, escluso per il Laghetto che richiede particolari attenzioni che spiegheró poi, è un EE com dei brevi tratti attrezzati sul 221 com cengia esposta. Questa escursione mi permette di toccare 59 delle 61 cime delle Piccole Dolomiti (mancano Bella Lasta e Campanili).

Le recenti nevicati mi convincono, nonostante sia molto stanco dal lavoro, di portarmi in zona Alto Chiampo per chiudere due vette sul Tre Croci che mi permettono di arrivare ad un passo dal completamento del Supergruppo delle Piccole Dolomiti. Il Laghetto era gia stato tentato st’estate ma le vipere e i mughi verso la sommità mi hanno fatto desistere a 100m scarsi dalla cima; il Rodecche invece sembrava morfologicamente una spalla del Monte Campetto, non segnata sul gps, poi con una piu attenta analisi ho riscontrato essere una bella cima.
Parto alle 10 dal rifugio Bertagnoli sotto una neve poco battente ma costante e inizio battendo traccia il faticoso zig zag del 221 che in un’ora mi porta al passo della Scagina. L’ambiente è spettrale, magico, di fronte a me Zevola e Terrazzo, a destra il Gramolon e a sinistra l’attacco alla vetta del Laghetto dove ce una croce nera, metto i ramponi ed estraggo la piccozza. Traccia intuibile fino alla prima curva, poi inizia l’intuitiva e spiovente dorsale sud del monte. Faccio forza e salgo cercando di evitare la folta vegetazione che lo caratterizza, la neve farinosa non aiuta, risalgo fino alla sommità e come la volta scorsa trovo un aggrovigliata e impenetrabile giungla di mughi. Mi infilo in qualche modo fino a 50m dalla cima. Lascio parte dell’attrezzatura ad un mugo, estraggo il machete ed inizio a disboscare. Creo uno stretto valico perdendo 40 minuti; arrivo in sommità dove sono presenti 7/8 mughi che solo una sega circolare puo perforare; mi siedo sulla postazione di vetta dove chi prima di me ha piazzato un malandato ometto coperto dalla coltre. Prendo fiato e scendo facendo attenzione. Dalla Scagina il 202 è una piacevole cengia che passa sotto il Gramolon e l’improfanabile Bella Lasta dalla quale scorgo una speranzosa e arrangiata croce di legno (quindi ce vita la sopra).
Al passo del Mesole scorgo tracce fresche che portano alla cresta che separa Bella Lasta da Mesole e da dove un tempo dovrebbe essere partito un sentiero d’arroccamento. Tutto invaso dai mughi..e pensare che con una bella pulizia della sud si arriverebbe comodamente in una cima bellissima. Proseguo e supero cima Mesole e proseguo in direzione passo Gabelle e malga Campo D’Avanti tra banchi di camosci e neve costante. Alla malga risalgo battendo traccia sul sentiero Rodecche e attacco con ramponi e piccozza la spalla est anche se la via normale sarebbe per cresta da passo Rodecche. La salita sulla dorsale è faticosa ma in cresta la vista sulla valle di Recoaro in invernale è spaziale. Arrivo alla croce di vetta dove mi godo 5 minuti la conquista e fotografo la nord della Bella Lasta sperando di cavarne una via. Scendo fino al passo del Mesole e li con un zig Zag su comodo sentiero fino al psrcheggio e al limitrofo rifugio dove mi godo un ottima torta.

Il 20/01/18 raggiungo da nord (vajo Bella Lasta, passo del Mesole, passo Rodecche) nuovamente cima Rodecche.

venerdì 25 maggio 2018

CIMA PALONI, REDUTTE E CERBIOLO (21/11/2017)

CIMA PALONI, REDUTTE E CERBIOLO (21/11/2017)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Prealpi Lombarde, Gruppo Baldo, Sottogruppo Monte delle Erbe
- Elevazione: 1615m slm (Redutte)
- Tipologia: Giro ad anello con conquista delle cime 
- Itinerario: Da Rifugio Cedron per traccia segnata e non fino a passo Cerbiolo, poi per sentiero “delle vacche” e nuovamente per traccia, forestale dell’orto botanico e carrozzabile Graziani fino al rifugio.
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 4h senza soste
- Dislivello: 900m
- Difficoltà: E
- Libro di vetta: No
- Croce di vetta: No
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: Due ragazzi al parcheggio
- Punti d'appoggio: Rifugio Novezzina, Rifugio Cedron, Bivacco Lavacchio, Malga  Fassole Alta (chiusa)
- Note: Giro interessante dal punto di vista escursionistico e storico in zone poco frequentate. L’area è stata interessata nella grande guerra per le postazioni italiane e cecoslovacche e precedentemente era zona di confine austriaco.

Ce da premettere un po di roba.
Ho scoperto pochi giorni fa che il Baldo non l’ho completato, errori miei di calcolo e relazioni sbagliate sul web mi hanno fatto confondere Fontanelle con Pettorina e una spalla del Telegrafo, inoltre Valfinestra, a mio modo di vedere una spalla rocciosa della Valdritta, me la evidenziano come cima, quindi oggi volevo completare il massiccio principale facendo Fontanelle e sta Valfinestra visti i piacevoli residui nevosi e l’ottima giornata. Sono tornato ieri da impegni in Bavaria e non avevo controllato eventuali nevicate. Arrivo a Novezza per giungere alla partenza del 652 ame trovo la strada sbarrata, chiusa per pericolo valanghe/gelo; mi arrabbio perchè a valle non è segnata la cosa. Apro il gps e penso cosa fare; le Piccole Dolomiti sono distanti e il resto del Baldo (credo) l’ho gia fatto. Guardo per aria sopra il rifugio Cedron e noto una cima, controllo sul GPS e mi dice nulla ma è a 1600, quindi è una cima. Amplio l’area e vedo che è un mini massiccio assestante all’estremo sud del Baldo, tre cime, nessuna segnata. Sapevo del monte Cordespine e Motta ma sotto i 600m sono colline, quindi ero convinto che l’ultimo monte a sudest del Baldo fosse il Corno della Paura, escludendo Punta Piagù che sebbene sembri una cima dal basso altro non è che una spalla del Corno, arrivabile in auto tra l’altro.
Parto in direzione cima su comoda forestale e dopo un paio di tornanti trovo un cartello con le spiegazioni. Il masiccio si chiama Monte delle Erbe, appartiene al
Baldo e ha tre cime, Paloni, Redutte e Cerbiolo. Molto bene, chiudiamo definitivamente le vette secondarie di questo Baldo dalle mille sorprese. Ls giornata e fotonica, azzurrissima, la poca neve e vetrato non richiedono ramponi e in mezzora raggiungo la cresta di Paloni e dopo 15 minuti la cima con un misero palo immerso nelle numerose trincee innevate. Proseguo per traccia e tra bosco e cresta sempre in mezzo a numerosi baraccamenti giungo a Punta delle Rodecche, massima sommità del giorno, sulla cima è presente in buono stato un antico cippo di confine austriaco. Merenda ed inizio a scendere per traccia su cresta ma la neve rende la discesa troppo pericolosa ed esposta, quindi seguo tracce di neve sulla dorsale ovest tentando di agganciare il sentiero S661; perderó quasi un ora per riuscirci su pericolosissimi pendi innevati in mezzo al bosco. Agganciato il sentiero mi porto comodamente al passo del Cerbiolo e inizio a risalirne la dorsale per sporadiche tracce faticando un po su resti di neve. Giungo in cima dove ce un orrido ripetitore. Scendo e aggancio la forestale “delle vacche” che fa da anello al massiccio. Supero malghe, l’osservatorio del Baldo e poi mi porto sulla carrozzabile Graziani asfaltata fino alla mia auto.

Viste eccezionali su Baldo, Lessinia e Piccole Dolomiti. 

CIMA OFRE E CAMPOGROSSO (14/11/2017)


CIMA OFRE E CAMPOGROSSO (14/11/2017)
- Regione: Veneto, Vicenza
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Sengio Alto 
- Elevazione: 1780m slm
- Tipologia: conquista delle cime and back
- Itinerario: Da rifugio Campogrosso per sentiero 149 e poi traccia fino a Ofre, rientrando al rifugio per traccia intuitiva a cima Campogrosso e ritorno.
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 3,5 senza soste
- Dislivello: 650m
- Difficoltà: EE (nel mio caso AI)
- Libro di vetta:No
- Croce di vetta: No
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: 1 alpinista su cima Ofre
- Punti d'appoggio: Rifugio Campogrosso
- Note: Cime semplici rimastemi da fare dopo l’escursione di questa primavera sul gruppo; la prima al passo Baffelan presenta una traccia piuttosto esposta tra fastidiosi mughi, fatta in ambiente innevato sono riuscito a scavalcare molti arbusti; la seconda è una semplice passeggiata in salita.

Il tempo stringe e le nevicate non aiutano ma con queste due conquiste arrivo a 99 cime annue e ad un tiro di schioppo da un altro mio obbiettivo stagionale, le cento cime annue appunto.
Il tempo nel weekend trascorso è stato tremendo, gelo, neve e vento fortissimo hanno fatto da padrone e quindi opto per due cime semplici rimaste da fare sulle Piccole Dolomiti nella speranza di trovare possibilità di salita x la neve.
Da Montecchio il Sengio Alto sembra innevato ma non troppo ma poi arrivato a Campogrosso mi rendo conto che la neve ce, bazzica tra i 20 e i 50cm ed è fresca senza traccia sul sentiero d’arroccamento. Non mi perdo d’animo e inizio a salire con le ovvie difficolta dell’ambiente innevato. Il vetrato sottoneve lo evito con i ramponi e mi godo senza fretta la salita in una giornata eccezionale col cielo azzurro che contrasta con la neve. Il sentiero si percepisce appena e un po lo ricordo ma il 149 tende ad ingannare, cosa che bypasso grazie al gps. Salgo al passo del Baffelan dove parte la traccia erta verso cima Ofre, visibile solo per l’assenza di mughi (o quasi) sulla stessa. Qui serve assenza di vertigini soprattutto per scavalcare qualche arbusto, la corda non serve ma la piccozza si. Cima Ofre presenta due cime vicine ma ovviamente la sommità è quella piu distante. Giunto al palo di vetta mi godo uno spuntino, una vista mozziafiato su un cielo limpidissimo che merita tante foto. Scendo ora sul piu facile sentiero tracciato e incrocio l’unico essere umano sul monte, un signore in ciaspole che mi ringrazia di avergli battuto la traccia. Quasi al rifugio tolgo gli inutili ramponi e poi zaino e attrezzatura tenendo solo le racchette mi spingo prima su asfaltata e poi su dorsale intuitiva sulla limitrofa cima di Campogrosso alle spalle dell’omonimo rifugio. Arrivo in cima ai resti di una croce di pietra su ne ve mole e fonda. Riscendo e mi godo un bombardino e una torta all’ottimo rifugio.

CIMA CASTELBERTO (12/11/2017)


CIMA CASTELBERTO (12/11/2017)
  • Regione: Veneto, Verona
- Gruppo: prealpi venete, altipiano della Lessinia
- Elevazione: 1756m slm
- Tipologia: Conquista della cima e ritorno.
- Itinerario: da malga Lessinia per strada forestale e poi sentiero 257 fino alla cima e ritorno.
- Percorso: Sentiero segnato
- Percorrenza: circa 2h totali
- Dislivello: 200m
- Difficoltà: T
- Libro di vetta: No
- Croce di vetta: No
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nessuna
- Densità escursionistica: una trentina di persone.
- Punti d'appoggio: Rifugio Castelberto, Malga Lessinia
- Note: Giro semplice per tutti in ambiente alpestre, la percorrenza è perlopiù su ampia strada forestale chiusa al traffico. Numerose testimonianze belliche sul percorso e in particolare sotto la cima.

Quasi 15 giorni di stop per impegni vari mi portano quasi al soffocamento cittadino e approfitto della  mezza giornata libera per salire ad una cima senza troppe pretese assieme al compare Vito, gli amici Maurizio e Cristiano appassionati di escursioni e consorti. L’escursione è classificata turistica è la percorrenza di due ore, il dislivello esiguo e il sentiero elementare lo livellano ad essere veramente alla portata di tutti nonostante come oggi fossimo con cattivo tempo e neve a terra.

Partiamo da malga Lessinia dopo il paese di Erbezzo e scarpiniamo in leggera salita con a sinistra lo skyline completo del Baldo e alle spalle i fratelloni innevati di Adamello, Presanella, Carrè Alto e Brenta e dall’altro lato un innevatissimo e maestoso Carega con le piu vicine Tomba, Sparavieri e Trappola a fare da cornice. In meno di un ora di semplice passeggiata si arriva al rifugio Castelberto che saltiamo per puntare alla vicina area delle trincee dove si determina la sommità del monte. La neve ha colmato le fosse quindi rientriamo al rifugio congelati a darci carica con un buon Bombardino. Dopodiché riprendiamo marcia inversa con le nubi che ci avvolgono e scendiamo a malga Lessinia, celebre per gli gnocchi “sbatui” e pranziamo per poi riprendere la vettura.

domenica 22 aprile 2018

CIMA CORNETT, CIMA DOSS D’ABRAMO E CIMA VERDE (27/10/2017)

CIMA CORNETT, CIMA DOSS D’ABRAMO E CIMA VERDE (27/10/2017)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Prealpi Lombarde, gruppo Bondone-Stivo
- Elevazione: 2178 slm (Cornett)
- Tipologia: Giro ad anello con conquista delle cime 
- Itinerario: Da Loc. Le Viote per sent. 607 fino alla sella del Cornett, poi per traccia al Cornett, scendendo si imbocca il 636 fino a alla partenza con deviazione per Ferrata Segata al Doss d’Abramo e per traccia a Cima Verde. Il percorso puó essere fare invertito salendo con piu ripidità dalla dorsale della Verde ma giovando sulla salita al Doss dove il punto chiave dell’intera escursione si imbatte in un camino di 25m di III+ con corda ferrata che nel mio caso da qualche difficolta in discesa (meglio in doppia)
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 4,5h senza soste
- Dislivello: 850m
- Difficoltà: EEA
- Libro di vetta: Si (solo Doss d’Abramo)
- Croce di vetta: Si (Cornett e Doss d’Abramo)
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: 10 persone
- Punti d'appoggio: Capanna Viote (sempre aperta), Rif.Viote
- Note: Classico giro ad anello in stupendo ambiente alpestre con panoramica perenne su Brenta, Presanella, Adamello e Piccole Dolomiti.

Approfittando di una delle presumibili finestre di bel tempo della stagione, opto per la trasversata delle tre cime del Bondone, una classica del Trentino.
Un giro di 5 orette perlopiù escursionistico (EE) se si evita l’ascesa al Doss d’Abramo, raggiungibile per breve via ferrata.

Parto alle 9:15 da loc.Le Viote seguendo uno dei tanti sentieri che portano alla dorsale del primo monte, il Cornetto o Cornett, massima sommità del gruppo. Si risale la dorsale per pascoli con greggi e cavalli tra stupendi colori autunnali e con il Brenta in prima fila a continuar a distrarmi. Si arriva alla sella sotto il Cornett in due ore circa, poi per traccia non segnata con passaggi di I si arriva alla croce di vetta in 10 minuti. Scendo per la stessa via e in altri 10 minuti arrivo alla sella di collegamento con il Doss, da dove parte la ferrata (cartello a sx) o in alternativa si segue l’esile cengia che porta alla sella con cima Verde che costeggia tutto il Doss. Io risalgo la breve ferrata (canale di II) tutto perfettamente attrezzato e raggiungo in 15/20 minuti  raggiungo la sommità con ometto e da li a poco l’antecima con croce e libro, torno indietro fino al canalone e attacco i moschettoni (qui il kit è necessario), da qui partono 30m di parete dove o si disarrampica o si scende “a braccia” facendo forza sul cavo. Finito il punto chiave si prosegue per sentiero fino all’antecima di Cima Verde dove d’intuito se ne puo raggiungere la spoglia sommità. Dopodichè il sentiero è elementare (io ho fatto qualche taglio) fino al parcheggio. Bellissimo giro in giornata concluso con una meritata birretta al rifugio.

mercoledì 11 aprile 2018

CIMA PELLER, PALON, CESTA, NANA, SASSO ROSSO, UOMO (17/10/2017)


CIMA PELLER, PALON, CESTA, NANA, SASSO ROSSO, UOMO (17/10/2017)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Alpi orientali, Dolomiti di Brenta.
- Elevazione: 2645m slm
- Tipologia: Giro ad anello con conquista delle cime 
- Itinerario: dal parcheggio del Lago Dorigat per forestale fino al rif.Peller su sentiero attrezzato 337 fino a Cima Peller, poi per 336 e 336-1 e traccia non segnata al Palon di Peller, Cesta, Nana e Sasso Rosso e poi per traccia a Cima Uomo, discesa per traccia non segnata e per via libera in vallata per poi riagganciarmi a 336 e forestale fino al parcheggio
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 9,5h senza soste
- Dislivello: 2240 m
- Difficoltà: EEA TD II
- Libro di vetta: Si (solo Sasso Rosso)
- Croce di vetta: Si (solo Peller, Nana e Sasso Rosso
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: una decina di persone
- Punti d'appoggio: rifugio Peller
- Note: Epico giro tra i colori d’autunno sulle Dolomiti di Brenta settentrionali, il percorso varia da passeggiate escursionistiche a sfiancanti salite su brulle dorsali, passaggi alpinistici su roccia e tratti attrezzati. Il giro ovviamente non è per tutti, almeno fino al passo della Nana dove parte la salita per Cima Cesta dove è richiesta assenza di vertigini e passo fermo e poi al Sasso Rosso e Cima Uomo dove qui è necessaria buona tecnica alpinistica e sangue freddo.

Indeciso su come utilizzare l’ultimo probabile giorno buono della stagione, scelgo l’estremo nord del Brenta (non estressimissimo visto che il limite è il passo del Grostè). Arrivo a Cles e risalgo verso il rifugio Peller per un’interminabile forestale (scoscesa e sterrata nel tratto finale) parcheggiando nei pressi del laghetto Dorigat. L’ambiente alpestre aggiunto alle cromie e il clima autunnale sono uno spettacolo. Risalgo il sentiero raggiungendo il bel rifugio Peller in 10 minuti e attacco il ripido e faticoso 337 in mezzo al bosco fino al bivio che a destra prosegue sereno verso la vetta e a sinistra attacca la ferrata. Avendo portato con me l’attrezzatura mi dirigo verso la via ferrata e con profonda delusione riscontro che si tratta di una scaletta di ferro su cengia leggermente esposta e un tratto ferrato di 20m che risale delle ripide rocce, mai esposte e mai complicate. Terminata la ferrata ce un altro bivio che a sinistra porta alla bassa anticima del Peller dove staziona la croce di vetta. Io opto per la via a destra dove in 5 minuti arrivo alla sommità erbosa con segnale trigonometrico del Peller. Vista spaziale su Ortles, Presanella, Brenta e tutte le dolomiti dal Latemar alle Pale. Scendo per ripidissima tratta dalla cresta nordovest e percorro il sentiero che si apre sulla valle circondata dalle mie mete di oggi. Punto in direzione passo della Nana per affrontare la seconda cima di oggi, la Cesta, ma noto sulla mia sinistra il Palon, una brulla montagna senza vie di salita con un discretamente docile versante sud. Decido di attaccare la dorsale su ripidissimo prato a tratti roccioso. Noto rare tracce di salita, sicura meta di scialpinisti, raggiungendo sfiancato la cresta e per facile arrampicata la rocciosa sommità dove è presente un piccolo ometto che conferma che la cima non era vergine. Scendo sempre per ripidissima dorsale e riprendo la 336 fino al passo della Nana dove vedo una coppia di escursionisti rientrare per la troppa ripidità di salita. Dal passo (ove è presente un grosso masso con una statua di un Cristo in metallo) parte la ripida cresta di Cima Cesta, non facilmente individuabile in attacco (infatto io non trovandola per metà ho risalito la parete nord in II grado), per poi risalirla per esile cengia fino alla nuda sommità e poi proseguendo sempre per fievole traccia su cresta con passaggi molto esposti su mai estremamente stretta cresta fino a Cima Nana dove mi riposo un po sotto la croce. Mi aspetta ora la cima più ardua per nomea, il Sasso Rosso. Scendo la cresta ovest di cima Nana per ripidissimo e stretto (molto esposto) sentiero fino alla sella che divide i due monti, da qui parte una discreta traccia con qualche ometto che sale su cresta con passaggi di I+ fino ad un salto roccioso che divide la cresta spaccata. Qui il salto è di meno di un metro ma il crepaccio sotto fa comunque sgomento. Superato questo tratto si arriva in pochi minuti alla piccola croce di vetta del Sasso Rosso. Sopra un alpinista mi dice che dalla dorsale est (da dove lui è salito)la via ha due punti molto estremi. Subito me ne sbatto, io per Cima Uomo devo scendere da una presunta traccia su uno
Spigolo a nord, ma poi, accertato che lo spigolo non esiste piu inizio a preoccuparmi. Scendo per la via di salita dell’alpinista su ottima traccia erbosa, poi peró iniziano ad esserci tratti rocciosi intricati, franosi e la cresta si fa sempre piu tagliente tra parete nord e sud, una peggio dell’altra. Il primo tratto è una disarrampicata con passaggi su esposizione piuttosto severa. Il secondo passaggio, molto tecnico, pericoloso (se possibile legarsi almeno in conserva) chiede di disarrampicare su una cengia di 20cm esposta al baratro nord attaccandosi ad un grosso masso di dubbia tenuta. Beh, non vi dico come l’ho fatto che è meglio che non si sappia, ma lo supero. Qualche breve passaggio su roccia e poi per cresta semplice a cima Uomo dove il panorama come sulla prima vetta solo che a deliziare il tutto ce un tramonto mozzafiato.
Il tempo stringe e per ovviare l’imbrunire deciso di tagliare per un evidente traccia su rossi detriti dalla sella tra cima Uomo e Sasso Rosso. Arrivato a valle proseguo libero per la desertica steppa riagganciandomi al sentiero 336 al passo della Nana. Crepuscolo rosso sulle dolomiti, cose inspiegabili a parole. Al bivio dalla discesa al Peller (ad una grossa malga) viro a destra costeggiando il monte passando sotto la croce del Peller e arrivando col frontalino al parcheggio.