lunedì 6 agosto 2018

CIMA PIAGÙ E DOSSOLI (27/03/2018)


CIMA PIAGÙ E DOSSOLI  (27/03/2018)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Prealpi Lombarde, gruppo Baldo  
- Elevazione: 1328m slm (Dossoli)
- Tipologia:conquista delle cime and back
- Itinerario: da bivio sp 208 valle dei Molini con Malga Piagù per forestale prima e traccia poi fino a punta Piagù e ritorno, poi con auto fino a malga Dossoli (sp208 tornante 8) parcheggio e salgo a cima Dossoli e ritorno.
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 5h complessive
- Dislivello: 700m circa
- Difficoltà: E
- Libro di vetta: no
- Croce di vetta: Si (ambo le cime)
- Flora e fauna intravisti degni di nota: nulla
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: Piagù (centro sociale operazione Mato Grosso
- Note: Tutto era partito con il fare un po di allenamento, visionare da nord un possibile bivacco per il prossino weekend e sopratutto conquistare Pubta Piagù, vista tempo fa mentre andavo sul Cadriq e scambiata inizialmente per il Corno della Paura, poi vedi una croce di vetta sul Baldo occidentale a me sconosciuta e via di Dossoli, non soddisfatto mi sposto a San Valentino e riconquisto il Postemon.

Parto tardi da casa e arrivo alle 11:00 al bivio con Malga Piagù dopo aver risalito praticamente tutti i tornanti che da Avio portano al Baldo sulla 208. Parcheggio lungo la strada e per forestale inizio la via verso cima Piagù, stupendo cornetto visibile sulla A22 collegato per cresta Al fratello maggiore Corno della Paura; dopo qualche centinaio di metri È possibile scegliere se deviare a destra continuando per la forestale oppure prendendo la sinistra per sentiero più corto e ripido nel bosco fino alla malga sopracitata. Qui Veronesi, Patron di Calzedonia ha acquistato i terreni e messo in atto l’operazione Mato grosso (lavori socialmente utili di cui il ricavato andrà alle popolazioni andine), supero il centro e sempre per ottima traccia di sentiero arrivo in breve alla panoramica punta dove è visibile il Carega, Zugna, Lessinia e Valdadige con un colpo d’occhio veramente eccezionale. La punta non è la massima elevazione e presenta un baraccamento bellico con un piccolo ometto; la vera sommità di Piagù è poco più sopra del punto panoramico e si raggiunge con qualche breve passo fuori traccia dove si erge un altro baraccamento bellico e una arrangiata croce di vetta. Scendo per la stessa via e riprendo la macchina, avendo fatto piuttosto presto E complice la bella giornata E complice la bella giornata decido di andare verso San Valentino e rifare il Monte Postemon ma i miei occhi vengono catturati da un’imponente croce di vetta che dà su un bastione che avevo sempre sottovalutato, si tratta del Monte Dossoli. Controllo velocemente sul GPS e noto che non esiste traccia ma dalla provinciale è piuttosto semplice risalire la dorsale ovest e raggiungere la sommità quindi mi metto alla ricerca del punto più vicino, parcheggio la macchina lungo la strada e su neve cristallina risalgo la dorsale arrivando alla croce di vetta in 10 minuti. Controllando l’orologio è ancora complice lo splendido sole decido di raggiungere San Valentino per la metà che mi era prestabilito prima parcheggiando al rifugio e albergo Sole del Baldo. Nonostante sia lunedì gli impianti di risalita sono in funzione e qualche sciatore se la sta spassando alla grande, io prendo nuovamente il sentiero della pace che feci lo scorso inverno fino al punto di attacco secondo me migliore per raggiungere la sommità del Postemon su neve discreta. In circa 40 minuti risalgo la cima e la scendo sempre per traccia intuitiva. Sulla punta del Postemon oltre alla croce di vetta è presente un impianto di risalita che da Polsa porta direttamente alla sommità per permettere agli sciatori di lanciarsi giù per i valloni. Rientro dalla stessa via e mi godo una meritata birra all’albergo prima di riprendere l’auto.


CIMA CIORE E MENDERLE (14/03/2018)


CIMA CIORE E MENDERLE (14/03/2018)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Massiccio del Pasubio 
- Elevazione: 1541m slm (Menderle)
- Tipologia: conquista delle cime and back
- Itinerario: da Raossi per sent.135 poi per traccia militare non sempre segnata alle due cime e ritorno per la stessa via o scorciatoie sulla traccia a ricongiungersi sul 135.
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 4h con soste
- Dislivello: 900m
- Difficoltà: EE I
- Libro di vetta: no
- Croce di vetta: no
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: nessuno
- Note: Giro interessante dal punto di vista storico ma poco dal punto alpinitico, il tutto in ambiente poco frequentato.

L’obbiettivo di oggi era tuttaltro, ovvero tentare per l’ennesima volta di visionare, valutare e documentare i vaji che dalla Val di Piazza portano al Cherle e ai Campanili, sia per effettuare la seconda ascesa al Cherle e sia per scoprire qualcosa di piu sulla misteriosa Campanili.
Spendo due parole su questa ricognizione. Come ben ricorderete, quest’estate violai (in teoria) la vetta del Cherle, cima dimenticata sul Pasubio occidentale a ridosso di passo Lomo dove non risulta alcuna salita e sulla cima non ho notato residuati bellici; questa vetta risultava inacessibile da est, da Sud e da Nord a causa di pareti friabili, vegetazione etc. Ma lo stesso riuscii a trovare una breccia da una forcella vicino a passo Lomo profanando forse per la prima volta la vetta. Rimase cima Campanili, mostruoso bastione bicorno con pareti da sud ed est e strapiombi da nord, questultima rimane il mio ostacolo a compiere interamente le cime delle Piccole Dolomiti. Oggi dai tre vaji ho visto delle buone vie di salita, previa ottimo innevamento, sul Cherle tra questultimo e campanili, con un accesso piu lungo ma forse piu facile che dalla mia via da nordovest. Campanili invece con i sue due vaji risulta inaccessibile pure da ovest con un vajo con pendenze tra 80/90 che terminano con una parete apparentemente friabile con passaggi di 5 e, un vajo di discreta pendenza 70/75 ma che termina su una parete con passaggi di 5 e una cresta con almeno tre tiri minimo di 4+. Al parcheggio a Raossi peró, riguardando la montagna prima di rassegnarmi noto un ottima dorsale che parte dalla sella del gia toccato monte Stadel e che probabilmente si puo raggiunge dalla traccia per la via normale a questultimo, quindi la speranza ce ancora.
Tornando all’escursione di oggi mi porto a Raossi e percorro la strada in direzione pian delle Fugazze poco prima della fine delle paese a sinistra imbocco il sentiero 135. Sentiero parte su strada asfaltata e poi su ottimo sentiero prosegue dritto in direzione della Lora. Più volte mi fermo per fotografare e documentare i vaji di cui scrivevo poco fa. Dopo il Primo giro di tornati a zig-zag noto un vajo colmo di resti bellici ricordo improvvisamente che sulla mia sinistra ci sono alcune cime di bassa elevazione non segnate sulla maggior parte delle carte alpinistiche. Inizio a risalire il vallone incontrando sempre più resti bellici, fogliame e legno aggiunti al terreno fangoso di certo non aiutano la faticosa salita. Resta sicuro che questo vallone era utilizzato dai militari per raggiungere le postazioni situate sulle 4 piccole cime meta di oggi. Raggiungo le prime due elevazioni  iniziali della dorsale chiamate Basso ed Alto ma che alpinisticamente parlando non sono cime ma spalle di cima Ciore; queste due sono facilmente raggiungibili per resti di traccia militare direttamente dalla cresta e sopra si notano sentieri e resti di trincea. Costruisco due ometti su ambo le sommità. Mi dirigo verso le due cime successive nonché le uniche considerabili con questo aggettivo. Anche queste si raggiungono per cresta sempre attraverso reti di traccia, su Ciore ce un vecchio ometto e molti resti bellici, su Menderle, piu rocciosa devo usare le mani e fare attenzione poi mentre disarrampico dalla stessa via. Sulla cima oltre all’ometto ce un albero con uno straccio rosso, forse un maglione, di sicuro qualcosa di recente. Riscendo per uno dei tanti valloni al 135 e poi al parcheggio aggiungendo altre due cime che non avrei mai pensato di fare e che mi hanno portato ad un ottimo punto di osservazione per eventuali salite sulle vette del Pasubio occidentale.

CIMA RODECCHE (20/01/2018)


CIMA RODECCHE (20/01/2018)
- Regione: Veneto, Vicenza Alto.
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Tre Croci
- Elevazione: 1666
- Tipologia: Giro ad anello con conquista della cima
- Itinerario:
- Percorso: via di ghiaccio, traccia parzialmente segnata
- Percorrenza: circa 4,5h senza soste
- Dislivello: 700m
- Difficoltà: AI
- Libro di vetta: no
- Croce di vetta: no
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci a branchi
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: malga Campodavanti (chiusa)
- Note: Cima raggiungibile molto piu semplicemente d’estate su sentiero d’arroccamento delle Montagnole del Tre Croci, arrivando alla malga si devia per il sentiero Rodecche che porta all’omonimo passo dove a destra si va all’ominima cima, a sinistra a cima Campodavanti e dritti per un erto vajo (Vajo Rodecche) con sentiero segnato; la via invernale è semplice ma riservata ad alpinisti con un minimo di base di movimentazione su vaji e couloir; la via di ghiaccio porta a passo Mesole e poi si segue il percorso estivo; obbligo di ramponi, piccozza e casco, consigliata corda e imbrago.

Parto con il buon Andrea, compagno vicino conosciuto Al corso di alpinismo invernale e con molti punti in comune, sia 13 che di pensiero con il sottoscritto. Alle 6:50 parcheggiamo ad Asnicar, Una località vicina a Recoaro e iniziamo il percorso dove solo dopo pochi metri iniziamo già ad indossare i ramponi a causa della carrozzabile ghiacciata. Seguiamo la strada forestale fino all’ intuibile attacco del Boale del Mesole. Indossiamo quindi ibrago, casco ed estraiamo le piccozze. Il Vaio parte con pendenze leggere intorno ai 40 fino ad arrivare a circa 55°. La salita è piacevole e la neve è molto dura anche se è una leggera polvere caduta forse qualche sera prima non rende eccellente il percorso; a circa 50 m dal passo in siamo a trovare parecchia roccia e poca neve faticando un po’ visto il ghiaione sottostante del Boale. Arrivati al passo facciamo merenda e vediamo a sinistra  per il sentiero dei 202 (L’idea iniziale era di salire la Bella Lasta dalla stessa via fatta da me 15 giorni fa ma la poca neve non ce lo ha permesso) arrivando a malga Campodavanti in uno spettacolare ambiente invernale con miriadi di camosci e le cime leggermente sbiancate. Deviamo per il sentiero Rodecche e poco prima del passo omonimo arrampichiamo su misto per qualche decina di metri arrivando a cima Campodavanti. Tempo di bere un sorso di te e fare due foto e per cresta arriviamo nuovamente al passo allungando Chi di qualche decina di metri con una leggera risalita andando a toccare la cima nuda descritta sul titolo di oggi.
Scendiamo nuovamente al passo e facciamo l’omonimo Vaio arrivando alla forestale nei pressi di contrada  Anghebe proseguendo puoi per varie deviazioni sempre su strada segnata fino all’automobile.


martedì 3 luglio 2018

CIMA BELLA LASTA (04/01/2018)

CIMA BELLA LASTA (04/01/2018)
- Regione: Veneto, Vicenza
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Tre Croci
- Elevazione: 1682m slm
- Tipologia: Conquista della cima and back.
- Itinerario:Da Loc. La Piatta per sent.207 al passo del Mesole e poi virando a sinistra per 202 dopo circa 150m attacco alla cima da sudest e ritorno.
- Percorso: Sentiero segnato e percorso ad intuito
- Percorrenza: circa 3h senza soste
- Dislivello: 600m circa
- Difficoltà: EE AI
- Libro di vetta: SI
- Croce di vetta: No
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: 4 ciaspolatori, 1 scialpinista.
- Punti d'appoggio: Rif.Bertagnoli
- Note: cima quasi inaccessibile per i piu con una sola via di roccia in estate e 3 scalate su couloir d’inverno.

Tentata gia due volte senza successo mi era rimasta solo lei, la Bella Lasta, stupendo sperone roccioso tra cima Mesole e Gramolon unita dalle due spalle minori Salbanara e Giano. La cima è  la mia penultima delle 62 delle Piccole Dolomiti e quindi scalarla sarebbe una grande soddisfazione e il quasi completamento di un intero Super Gruppo. Manca la Campanili e qualche sperone dubbio che per alcuni sono guglie, per altri pale e per altri cime ma come vette siamo sicuri che sono sessanta e che le abbiamo fatte tutte. L’idea, consigliata da un noto alpinista della zona è di cercare a sud un presunto sentiero d’arroccamento divorato dai mughi con molta neve dura e quindi cavalcarlo. Inizialmente avevo pensato di scalarla da nord per vajo ma la sera prima ho avuto conferma che il mio compare di ascesa era indisponibile.
Dopo aver accertato le condizioni nevose raggiungo il Bertagnoli con strada chiusa circa due km prima per (improbabile) rischio valanghe, il che mi porta a mezzora di cammino in piu. Indosso i ramponi e risalgo in un oretta scarsa il 207 a passo Mesole. La neve non è tanta e la cosa mi sfiducia un po, viro a sinistra e tento un attacco da una via vicina al passo che gia avevo testato al tentativo precedente, ma lascio perchè la neve non copre i mughi a sufficienzi. Supero la prima curva e vedo la via. Certo, non è cosi elementare ma sembra tentabile. Indosso casco, imbrago e picca e inizio a salire con qualche infossata su neve che inizia a cedere. La salita sono forse 300m ma la fatica non è il problema principale, il vero dilemma e la tenuta del manto sui tratti di cresta, le cornici. In alcuni punti sprofondo alla vita ma poi per dorsale risalgo la cresta su misto e raggiungo l’esile vetta con libro di via e ometto sepolti dalla neve (poco piu sotto ce una croce fatta con due rami). Tempo per due foto di rito e inizio la discesa su neve molle.

Riscendo al rifugio e festeggio con birra e bigoli.

CIMA SCHARCKER (01/01/2018)

CIMA SCHARCKER (01/01/2018)
- Regione: Austria, Carinzia.
- Gruppo: Alpi Noriche, Gruppo Grossglockner
- Elevazione: 2606m slm
- Tipologia: conquista della cima and back
- Itinerario: da Heiligenblut con impianti di risalita a Rossbach, da li seguendo la pista da sci alla stazione a monte e poi per traccia alla vetta, ritorno con funivia.
- Percorso: Sentiero segnato, traccia su neve
- Percorrenza: circa 3,5h solo andata
- Dislivello: 820m
- Difficoltà: E AI
- Libro di vetta: No
- Croce di vetta: Si
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: sciatori a flotte
- Punti d'appoggio: Rifugio Panorama, Rifugio Rossbach
- Note: Capodanno in Austria con la consorte all’ombre del gigante d’Austria; convinco nonostante l’ambiente innevato e il meteo avverso a questa elementare salita (in estivo) compromessa dall’ambiente innevato. Normalmente quindi una passeggiata con buon dislivello (dal paese senza impianti una bella faticata), in invernale obbligo di piccozza e ramponi.

Partiamo con molta calma dal carinissimo paese di Heilingeblut, a circa 35km da Lienz, dove risaliamo fino alla stazione intermedia di Rossbach, qui potremmo si poteva optare per la trenovia Fleissbahn che portava fino alla spalla Fleisshalm e poi per sciovia a Hochfleiss e da li per presumibile traccia a cima Gjaidtroghöhe a 2900m; la sciovia è ovviamente improponibile senza sci. Iniziamo quindi la faticosa salita su neve battuta fiancheggiando le zone colme di sciatori, il tutto sotto neve battente. Congelati dopo oltre tre ore tocchiamo la stazione a monte dove riprendiamo colore, facciamo bisogni e infine in 10 minuti scarsi arriviamo sotto bufera alla croce di vetta, tempo per due foto e via alla stazione dove pranziamo e riscendiamo attraverso gli impianti.

In una giornata di sole il panorama invernale dovrebbe essere stato impensabile, noi ci accontentiamo della prima salita dell’anno e in terra straniera.

lunedì 2 luglio 2018

CIMA FONTANELLE (06/12/2017)

CIMA FONTANELLE (06/12/2017)
- Regione: Veneto, Verona
- Gruppo: Prealpi Lombarde, Gruppo Baldo 
- Elevazione: 2207 slm  
- Tipologia: conquista della cima and back
- Itinerario: Da malga Valfredda per sent.Lino Ottaviani, poi 652 e 641 fino a forcella Fontanelle, poi per tracce in vetta e ritorno dalla stessa via alla malga
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non segnata
- Percorrenza: circa 9h senza soste
- Dislivello: 1000m
- Difficoltà: EE AI I
- Libro di vetta: No
- Croce di vetta:No
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci in quantità
- Densità escursionistica: un ragazzo con un cane
- Punti d'appoggio: Rif.Chierego, Fiori del Baldo e Telegrafo
- Note: Giro lungo evitando la via normale per la suddetta cima, la seconda per elevazione del massiccio. La via normale da cavallo di Novezza ha la strada bloccata per rischio valanghe (constatato 10 giorni prima all’escursione al Monte Erbe), quindi opto per la lunga via dalla Valfredda, un giro di 10h andata e ritorno per comodo sentiero quando non in ambiente innevato.

L’obbiettivo di oggi era completare il massiccio, cosa che per errori topografici ero convinto di aver gia fatto ai primi dell’anno, quindi oltre a Fontanelle e cima Val Finestra (Già conquistata durante l’ascensione a cima Pozzette e Longino ma non fotografata), una piccola punta che fa da spalla alla Valdritta, la vetta principale.
Arrivo alle 7:30 al parcheggio godendomi l’alba rossa di una giornata senza nubi. La voglia non è alle stelle visto l’ambiente innevato e il lunghissimo avvicinamento per una cima raggiungibile in 2,5 ore per la via normale, ma proseguo. Il percorso e tutto innevato e vetrato ma per ora mi faccio bastare il vibram dei scarponi; in un ora arrivo al Chierego e opto per la meno impervia via ovest che da aggira la Costabella e da sul Garda. Supero vetta delle Buse tra gruppi di camosci e arrivo al Col Santo dove all’ultimo inverno avrei desiderato un po di corda per una doppia dalla tanta neve che si era accumulata. Questa volta lo aggiro facilmente ma metto i ramponi, il 651 è su cengia molto esposta e uno scivolone potrebbe diventare fatale. Inizio a trovare cumuli di neve fresca tra il passo del Camino e Cima Telegrafo. Rimango sul 651 proseguendo e superando cima Pettorina (che la volta prima avevo scambiato per l’obbiettivo di oggi a causa di una relazione sul web errata e una mia sopravvalutazione della stessa) inizio ad incontrare accumuli importanti di neve fino al ginocchio su valloni molto importanti. Giungo nell’area di Fontanelle e vedo quella che dovrebbe essere la via normale, una traccia su dorsale che parte dal 651 e risale la cresta est con passi di I e II grodo superando le due delle tre antecima prima di arrivare in sommità. La neve vetrata rende molto pericolosa la cosa quindi proseguo in cerca di tracce, ormai quasi sparite sull’estivamente frequentato  651  e trovo qualche vecchia impronta sulla spalla est, faccio uscire la piccozza ed inizio ad arrampicare su misto con passaggi di I e II incrociando una traccia su neve, qualcuno era passato giorni prima. Risalgo e arrivo in cresta, la spalla ovest è strapiobante, seguo la cresta con piede fermo e assenza di vertigine arrivando alla prima antecima, la seconda con cavalcioni sulla cresta e infine con qualche lasso articolato evito l’ultimo tratto di cresta e mi faccio 5/6 m di arrampicata raggiungendo la spoglia sommità.
Tempo per la foro e scendo subito visto che il tramonto arriva a breve e manca ancora la Val Finestra. Al ritorno trovo un buon punto per una clessidra e non mi rischio troppo allestendo una doppia. Tornato sul 651 arrivo a forcella Valdritta e sotto l’omonima e gia toccata cima con visibile croce; anche qui senza ramponi la traccia finale sarebbe impossibile; la cosa non mi tocco e proseguo vedendo la vicina Val Finestra. Questa cima, considerata tale ma per molti una spalla della Valdritta si erge di pochi metri sopra il 651, è stata superata da me almeno due volte ma mai raggiunta in sommità per disinteresse, ora per ovvi motivi di completamento la vorrei fare vista la semplicità. Affronto la cengia con parte di neve accumulata fino alla vita, senza traccia, mancheranno 200 metri e di fronte a me l’ultimo enorme vallone dopo 5 ore di avvicinamento, faccio i primi passi e sprofondo, 3 metri sopra di me inizia a creparsi la neve, faccio dietrofront con calma e mi riporto sulla mia traccia facendo ritirata. Il mio intuito mi diceva che sarei arrivato a valle com chissà quanti metri cubi di neve. Obbiettivo fallito e altre 4 ore per rientrare con uno splendido tramonto rosso sul lago di Garda e ultima ora con il frontalino fino al parcheggio. Peccato, ne manca per poco ancora una, ma meglio saper accettare una sconfitta e poterci ritornare che rischiare un azzardo cosi grosso.

Cima Val Finestra verrà ri-conquistata ed immortalata nel giugno del 2018.

CIMA LAGHETTO, RODECCHE E CAMPODAVANTI (01/12/2017)

CIMA LAGHETTO, RODECCHE E CAMPODAVANTI (01/12/2017)
- Regione: Veneto, Vicenza
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Tre Croci 
- Elevazione: 1691m slm (Campodavanti)
- Tipologia: Giro ad anello con conquista delle cime 
- Itinerario: Da loc. La Piatta per sent.221 fino a passo Scagina, poi per traccia a cima Laghetto e nuovamente Scagina, da li per 202 fino a Malga Campo d’Avanti e per omonimo sentiero e traccia non segnata fino a Rodecche, discesa identica fino a passo Mesole e poi per 207 fino a La Piatta
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 5h senza soste
- Dislivello: circa 900m
- Difficoltà: EE AI
- Libro di vetta: no
-Croce di vetta: si (solo Campodavanti))
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci a banchi
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: Rif.Bertagnoli
- Note: Giro ad anello in ambiente innevato con neve farinosa, il percorso, escluso per il Laghetto che richiede particolari attenzioni che spiegheró poi, è un EE com dei brevi tratti attrezzati sul 221 com cengia esposta. Questa escursione mi permette di toccare 59 delle 61 cime delle Piccole Dolomiti (mancano Bella Lasta e Campanili).

Le recenti nevicati mi convincono, nonostante sia molto stanco dal lavoro, di portarmi in zona Alto Chiampo per chiudere due vette sul Tre Croci che mi permettono di arrivare ad un passo dal completamento del Supergruppo delle Piccole Dolomiti. Il Laghetto era gia stato tentato st’estate ma le vipere e i mughi verso la sommità mi hanno fatto desistere a 100m scarsi dalla cima; il Rodecche invece sembrava morfologicamente una spalla del Monte Campetto, non segnata sul gps, poi con una piu attenta analisi ho riscontrato essere una bella cima.
Parto alle 10 dal rifugio Bertagnoli sotto una neve poco battente ma costante e inizio battendo traccia il faticoso zig zag del 221 che in un’ora mi porta al passo della Scagina. L’ambiente è spettrale, magico, di fronte a me Zevola e Terrazzo, a destra il Gramolon e a sinistra l’attacco alla vetta del Laghetto dove ce una croce nera, metto i ramponi ed estraggo la piccozza. Traccia intuibile fino alla prima curva, poi inizia l’intuitiva e spiovente dorsale sud del monte. Faccio forza e salgo cercando di evitare la folta vegetazione che lo caratterizza, la neve farinosa non aiuta, risalgo fino alla sommità e come la volta scorsa trovo un aggrovigliata e impenetrabile giungla di mughi. Mi infilo in qualche modo fino a 50m dalla cima. Lascio parte dell’attrezzatura ad un mugo, estraggo il machete ed inizio a disboscare. Creo uno stretto valico perdendo 40 minuti; arrivo in sommità dove sono presenti 7/8 mughi che solo una sega circolare puo perforare; mi siedo sulla postazione di vetta dove chi prima di me ha piazzato un malandato ometto coperto dalla coltre. Prendo fiato e scendo facendo attenzione. Dalla Scagina il 202 è una piacevole cengia che passa sotto il Gramolon e l’improfanabile Bella Lasta dalla quale scorgo una speranzosa e arrangiata croce di legno (quindi ce vita la sopra).
Al passo del Mesole scorgo tracce fresche che portano alla cresta che separa Bella Lasta da Mesole e da dove un tempo dovrebbe essere partito un sentiero d’arroccamento. Tutto invaso dai mughi..e pensare che con una bella pulizia della sud si arriverebbe comodamente in una cima bellissima. Proseguo e supero cima Mesole e proseguo in direzione passo Gabelle e malga Campo D’Avanti tra banchi di camosci e neve costante. Alla malga risalgo battendo traccia sul sentiero Rodecche e attacco con ramponi e piccozza la spalla est anche se la via normale sarebbe per cresta da passo Rodecche. La salita sulla dorsale è faticosa ma in cresta la vista sulla valle di Recoaro in invernale è spaziale. Arrivo alla croce di vetta dove mi godo 5 minuti la conquista e fotografo la nord della Bella Lasta sperando di cavarne una via. Scendo fino al passo del Mesole e li con un zig Zag su comodo sentiero fino al psrcheggio e al limitrofo rifugio dove mi godo un ottima torta.

Il 20/01/18 raggiungo da nord (vajo Bella Lasta, passo del Mesole, passo Rodecche) nuovamente cima Rodecche.