lunedì 3 settembre 2018

CIMA SASS RIGAIS (30/06/2018)



CIMA SASS RIGAIS (30/06/2018)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Dolomiti , Gruppo Puez/Odle 
- Elevazione: 3025m slm
- Tipologia: Giro ad anello con conquista della cima
- Itinerario: Da Col Raiser per il rif.Firenze, sent.13 e traccia per ferrata Sass Rigais fino alla vetta con rientro da sudest fino al sent.13 e Col Raiser.
- Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata
- Percorrenza: circa 8h senza soste
- Dislivello: 1000m
- Difficoltà: EEA
- Libro di vetta: Si
- Croce di vetta: Si
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Caprioli e marmotte
- Densità escursionistica: altissima
- Punti d'appoggio: Rif. Col Raiser, Rif.Firenze.
- Note: Spettacolare ambiente alpino in una vallata circondata da una muraglia di Dolomia. La ferrata non è particolarmente tecnica ma richiede passo fermo in quanto esposta e in alcuni punti critici nom attrezzata, inoltre richiede buon allenamento e forza di braccia in alcuni tratti.


Partenza con Andrea alle 6:00 da Verona con arrivo alle 8:30 a S.Cristina in ottima giornata, salita a Col Raiser (20€ la funivia, 3,5€ il parcheggio) e partenza a monte alle 8:50 per sentiero affollato in direzione prima Rif.Firenze e poi passo della Piera. Subito spuntano le Odle in tutto il loro fascino, osservate dal Sella e dal Sassolungo. Il sentiero è in falsopiano piacevole fino al passo dove termina e parte una buona traccia a bolli rossi che risale il vallone ghiaioso e faticoso che separa le due gemelle Sass Rigais e Furchetta. Il vallone mi è fatale e una folata di vento gelido mi stronca lo stomaco compromettendo parte della salita e tutta la discesa. Arrivati alla forcella che separa le due cime con una strapiombante parete sotto, si vira a sinistra dove con passi di I si arriva all’attacco della ferrata. La ferrata è ben solida come la roccia e si alterna a tratti attrezzati ad altri che non superano mai il II grado. La via seppur ben attrezzata e mai estremamente tecnica non è da sottovalutare sia per la discreta esposizione e sia per lo sforzo fisico. A 30m dalla cima il mio stomaco si ribalta e arrivo alla croce a stenti. Vista spaziale su tutte le Dolomiti a nord. Scendiamo per l’area ferrata di sudest dove in cresta le vertigini sono messe alla prova. Il traffico è estenuante e tocca spesso sostare un po per il flusso di gente e un po per il mio stomaco. La Furchetta, completamente desolata, fa quasi invidia (salita non attrezzata con passi di III). La ferrata prosegue fino ai prati della Piera e poi rientriamo a ritroso a Col Raiser per la meritata birra.

CIMA COCCA, CARRET, TOMEABRU, PARÌ, SCLAPA E ORO (19/06/2018)



CIMA COCCA, CARRET, TOMEABRU, PARÌ, SCLAPA E ORO (19/06/2018)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Alpi di Ledro, Oro e Parì 
- Elevazione: 1991m slm (Parì)
- Tipologia: Giro ad anello con conquista delle cime 
- Itinerario: Da Mezzolago per sent.0454, traccia e rientro per 0453 
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 8h senza soste
- Dislivello: 1600m
- Difficoltà: Ee
- Libro di vetta: Si (solo Parì)
- Croce di vetta: Carret, Parì, Sclapa e Oro
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: 5/6 persone
- Punti d'appoggio: nulla.
- Note: Interessante anello su cime dimenticate teatro della prima guerra mondiale.


Parto di buonora da casa per fare questo giro che volevo fare da tempo e per far coincidere meteo e numero di cime annue, quest’anno molto sotto la media. Alle 8:00 scarse sono a Mezzolago sullo splendido specchio blu di Ledro e mi incammino per il ben tracciato e ripido sentiero militare 0454 che in mezzo al bosco mi porta in un’ora e mezza alla desolata cima Cocca dove giacciono i resti di una postazione militare e dove la vista su lago e alpi di Ledro, Cadria in primis e Baldo sono sensazionali. Riprendo il sentiero e sbuco in una verde vallata a ridosso di malga Saval e toccando prima cima Carret e poi Tomeabru sempre in mezzo a trincee ormai coperte da manti erbosi. La giornata è molto calda e i moltissimi i setti da bassa quota la rendono ancora piu insopportabile. Mi incammino dalla bocca Saval, limitrofa alla malga per traccia ben visibile verso sud risalendo la dorsale di cima Parì dove incontro una coppia tedesca in discesa. La vetta è colma di mosche, probabilmente attratta dai resti delle vivande di chi la visita e quindi rimango poco incamminandomi sempre per traccia militare e trincee in una cresta piuttosto affilata che mi porta a cima Sclapa dove pranzo poco sotto nei pressi della piccola croce di vetta. Riprendo il cammino dove incrocio un escursionista toscano con il quale scambio due chiacchere e inizio la discesa a valle verso bocca Dromaè per poi risalire cima Oro, anch’essa colma di mosche, dove giace un ometto mentre la croce di vetta si trova sull’antecima. La discesa avviene su trincea prima e ottimo sentiero poi con ottimi scorci sul lago di Ledro fino alla macchina.

CIMA CAMPANILI (30/03/2018)



CIMA CAMPANILI (30/03/2018)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento.
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Massiccio del Pasubio 
- Elevazione:1704m slm
- Tipologia: conquista delle cima e ritorno. 
- Itinerario: Da Maso Perucca in Val Prigioni per carrareccia e poi per sentiero fino a sella Stadel; da li poi per lieve traccia militare si sale per dorsale sud alla vetta. Rientro per la stessa via. 
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 8h con soste
- Dislivello: 900m
- Difficoltà: A (III)
- Libro di vetta: No
- Croce di vetta: No
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci
- Densità escursionistica: Nessuno
- Punti d'appoggio: Nessuno
- Note: Interessante escursione dal punto di vista storico ma molto meno dal punto di vista alpininistico. Cima Campanili si trova su un piccolo sottogruppo del Pasubio occidentale tra il monte Stadel (o Dietro il Gasta) e il Cherle (di cui teoricamente vanto la prima assoluta.)

Se non contassimo la Lora come cima (ci andró ovviamente) mi sarebbe rimasta solo questa per completare tutte le vere cime delle Piccole Dolomiti; ascesa gia tentata due volte con vano successo prima da est e nord nello stesso giorno e poi da ovest. Oggi tocca il tentativo dalla dorsale sud-ovest, vista al parcheggio di rientro dal secondo tentativo fallito. Oggi sono con Gerry, fidato e temerario collega con cui sono salito in varie ascese tra cui la via normale alla Marmolada.
Si parte dal maso Perucca in loc. Martini in vallarsa. dal maso per carrareccia, poi per sentiero militare e in circa 40 minuti abbiamo raggiunto la sella che divide lo Stadel dal Campanili; da li un’evidente freccia arancione su roccia indica un piccolo vaio colmo di foglie secche che porta ad alcune trincee o almeno quello che ne resta; abbiamo virato a destra seguendo le trincee cercando un buon attacco per iniziare a salire la dorsale fino ad arrivare ad una postazione di artiglieria incastonata nella roccia in discreto stato.
Fin dai primi passi al di fuori del sentiero e andando avanti era evidente che quella zona era fortemente battuta in periodo bellico e quindi più ci avvicinavamo e più capivamo che la cima non era presumibilmente inviolata come credevamo. Dalla postazione iniziamo a risalire la dorsale per lievi tracce ipoteticamente appartenenti a soldati della grande guerra arrivando ad un’altro “ nido dell’Aquila” in ottimo stato di conservazione. La salita varia da un I ad III+ ma nonostante il terreno sia perlopiù erboso e terroso l’arrampicata è il più delle volte divertente se non che il pensiero arrivava già alla discesa dove difficilmente su un terreno così morbido si sarebbe riusciti a fare delle discrete doppie per la calata. A circa 20 m dalla cima finiamo di arrampicare e notiamo che sulla sommità è presente un grosso tronco con quel che rimane di una bandiera di colore presumibilmente rosso ma quasi completamente scolorito il che ci fa completamente constatare che non siamo i primi salitori. Raggiungiamo camminando sulla crestina l’esile vetta a strapiombo sulla val di Lomo  con a fianco il fratello maggiore Cherle. Sulla cima e su alcuni tratti della via abbiamo lasciato qualche ometto. La discesa viene quasi tutta con un’estenuante disarrampicata fino alle trincee per poi riprendere il sentiero e arrivare al parcheggio. In tutta onestà la salita risulta alpinisticamente di poca attrazione, rimane interessante solo per quei collezionisti di cime che tengono a salire su vette veramente inesplorate. Credo che quasi sicuramente fino alle postazioni di artiglieria sia salito qualche appassionato o archeologo ma sulla sommità potrebbe essere che siamo tra i primi salitori da 100 anni a questa parte anche se confermo nuovamente che la vetta non è assolutamente inviolata.

Una nota interessante per chi vuole affrontare la via; fino quasi alla sommità sembra palese che la cima principale sia quella di sinistra dove si arrampica, vi confermo invece che la vetta principale è quella centrale dove si dovrebbe vedere il tronco con i resti della bandiera.

CIMA SALBANARA (28/03/18)


CIMA SALBANARA (28/03/18)
Regione: Veneto, Vicenza
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Tre Croci
- Elevazione: 1665m slm
- Tipologia: Conquista della cima and back.
- Itinerario:Da Loc. La Piatta per sent.207 al passo del Mesole e poi virando a sinistra per 202 dopo circa 300m attacco alla cima da sudest e ritorno.
- Percorso: Sentiero segnato e percorso ad intuito con qualche traccia.
- Percorrenza: circa 3h senza soste
- Dislivello: 580m circa
- Difficoltà: EE 
- Libro di vetta: No
- Croce di vetta: No
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: nessuno.
- Punti d'appoggio: Rif.Bertagnoli
- Note: cima poco conosciuta e ancor meno frequentata, Per molti non viene nemmeno considerata una cima ma semplicemente uno spallone della vicina Bella Lasta,  dalla quale è suddivisa da un’altra forcella dove termina appunto l’omonimo vajo; si raggiunge in inverno attraverso l’omonimo vajo, mentre senza innevamento è raggiungibile dal sentiero d’arroccamento che attraversa le montagnole Inizialmente per intuito e poi per traccia di sentiero con rassicurazione attraverso qualche cordino lasciato per calata.

Colgo l’occasione di qualche giorno di ferie per decidermi sul completamento del supergruppo delle piccole Dolomiti e complice la mezza giornata libera affronto questa corta escursione perlopiù allo sbaraglio, sapendo, come per la vicina Bella Lasta che ci fosse qualche traccia di sentiero ma nulla di delineato per poterla raggiungere.
Parto di buon’ora dal Bertagnoli e in mezzora raggiungo il passo del Mesole dove viro a sinistra superando la Bella Lasta iniziando a cercare un punto d’attacco.
La salita tra i mughi è intuitiva ma poi le tracce di sentiero iniziano a farsi evidenti tanto che trovo qualche cordino e un anello di calata. La vetta si raggiunge facendo forza su qualche mugo e in sommità si trova una punta rocciosa dove ci sono altri dispositivi di calata, perlopiu dall’altro versante dove in invernale ci si cala dal vajio.

Scendo per la stessa via gustandomi una birra al Bertagnoli e assaporando l’obbiettivo del Super Gruppo con una sola vetta da catturare.

martedì 21 agosto 2018

OPERA DI COMPLETAMENTO DELLE PICCOLE DOLOMITI.




PREFAZIONE
Decisi di affrontare quest'impresa dopo aver completato il Baldo e il Carega in invernale e in solitaria. Avendo già in tasca alcune cime sono partito con una forte motivazione (parliamo di 60 cime) di completare il Super gruppo quando il meteo sulle altre Alpi era poco raccomandabile. Verso la fine del progetto l'agonismo ha preso la mano e mi sono concentrato interamente sul progetto. L'obbiettivo era di "catturare" tutte le sommità intese come cime, quindi evitando guglie, torrioni e tutto quant'altro avesse messo in estrema difficoltà l'ascesa in solitaria. Le cime delle Piccole Dolomiti, grazie anche al grande lavoro bellico di tracciamento di queste montagne, sono quasi tutte raggiungibili in maniera escursionistica anche se il più delle volte categorizzabile come EE, sia per le difficoltà tecniche che per l'orientamento nelle molte zone selvagge. Un pugno di cime sono a carattere alpinistico da suddividere con vie attrezzate, vie di roccia e vie completamente allo stato brado o quasi. Onestamente non so se qualcuno abbia mai tentato l'impresa e visto lo stato di alcune vette, devo comunque supporre di no. Pieropan, nelle sue linee guida CAI (Piccole Dolomiti e Pasubio) dove affronta anche molte torri, pale e guglie con temibili vie di roccia, non cita alcune cime da me affrontate in questa avventura, ad esempio gli inviolati Campanili e il Cherle sul Pasubio Ovest.

CAREGA
COSTA MEDIA
La Costa Media del Carega è raggiungibile dopo il passo Pertica dal 108b, conosciuto come “direttissima” e che permette dopo un’oretta di faticosa salita di toccare Cima Tibet, Cima Madonnina e poi per cresta esposta  la massima elevazione del gruppo e del super gruppo Cima Carega passando dal rifugio Fraccaroli. Cima Carega ha molte vie piu semplici per potervi arrivare come la via normale da Revolto, il sentiero alto del Fumante o il Vallone della Teleferica.

CHERLE
Il Cherle fiancheggia tutta la parte confinante col gruppo Zugna/Levante e ci si arriva sempre per il 108b come via piu breve. Comprende passando per il sent.108 cima Cherlong (senza traccia), la piccola Cima della Neve (traccua), Cima Posta (seconda vetta piu alta del super gruppo, per traccia non sempre visibile) e cima delle Grole per vecchia traccia.
Sono presenti anche guglie celebri per l’arrampicata su roccia come la Pala dei Tre Compagni ad esempio. Il rientro puo esser fatto per stessa via o per le normali del Carega in base al punto di partenza.

FUMANTE
Il Fumante è un sottogruppo del Carega con diverse guglie e che per molti risulta la parte più bella delle Piccole Dolomiti. Il punto di partenza piu comodo è il rifugio Campogrosso e da li per sentiero prima e per traccia poi (o vaji in inverno) è possibile risalire molte selle o cime del gruppo. Sono presenti anche alcune bellissime guglie piene di vie di roccia per i climbers. Le cime raggiungibili per il sentiero alto del Fumante e poi per traccia, sono la piu alta dell’Obante, cima Centrale e l’aguzza ed esposta Lovaraste. Esistono inoltre cima Mosca e cima Grillo (non segnata sulla maggior parte delle cartine) che seppur collegate geologicamente al Fumante sobo considerate parte del Carega centrale. 

TRE CROCI
ZEVOLA
Lo Zevola si raggiunge dal rifugio Battisti o dal Bepi Bertagnoli per sentiero e traccia, il Tre Croci per cresta dallo Zevola, per traccia semisparita da omonimo passo o per il vajo Battisti dal rifugio omonimo, in tutti e tre i casi il percorso è esposto, o difficile o pericoloso (io sul vajo Battisti sono sopravvissuto ad una valanga). Il Plische dall’omonima selletta nei pressi del rifugio Scalorbi è raggiungibile per traccia. Il Terrazzo da passo Zevola per sentiero e resti di traccia. 

ALTO CHIAMPO
Cima Marana, Cengia Bianca e Campetto si raggiungono da contrada Castagna per sentiero dove è possibile ricongiungersi alle montagnole del Mesole.

MESOLE
O montagnole si raggiungono da loc. La Piatta fino al passo Mesole. Da li a sinistra si raggiungono cima Bella Lasta (solo con tanta neve gelata sopra i mughi o da Recoaro per vaji) e il monte Gramolon dove è presente anche una bella ferrata. A destra del passo si tocca per il sentiero militare prima e per traccia poi cima Mesole, Cima Campodavanti e Rodecche (tutte raggiungibili per vaji dal Battisti). Rientro dalla stessa via.

DORSALE SUD
Da loc. Pagani per traccia prima e sentiero poi si toccano cima Formica e Cima Lobbia fino al passo Scagina dove parte un traccia divorata da mughi per il monte Laghetto (solo con molta neve gelata). Dal passo poi si rientra e si tocca Monte Scalette, Campo e Telegrafo di Tre Croci per traccia di sentiero fino al punto di partenza.


SENGIO ALTO

SENTIERO D'ARROCCAMENTO
Il sentiero d’arroccamento è pa via normale che segue il filo di cresta del gruppo e tocca tutte le cime dello stesso. La prima vetta è cima Ofre, elevazione poco battuta dove dal sentiero principale dopo esser partiti da Passo Campogrosso si devia per esile traccia fino al palo di vetta. Dal Passo Baffelan poco dopo la deviazione per Ofre sale la parte piu tecnica del percorso, una via segnata con bolli rossi che alterna tratti di II+ a quasi un III grado (disponibili anelli per calata) fino alla cima del Baffelan. Si riscende poi la stessa fino ai tre Apostoli, tre interessanti guglie raggiungibili per via di roccia per poi arrivare su tratti attrezzati (media difficoltà ed esposizione) a Cima Cornetto, massima elevazione del settore

ALTRE CIME
Esiste cima Campogrosso, alle spalle dell’omonimo passo raggiungibile in mezzora dal passo per tracce di sentiero.

PASUBIO

MASSICCIO CENTRALE
Comprende Cima Palon e i due Denti (che non sono propriamente cime) e fa da fulcro alle varie dorsali che vi coincidono. La via piu breve e piu semplice è strada degli Eroi o gli Scarrubbi ma per poca piu fatica e consigliabile tenerle per il ritorno e all’andata fare le 52 gallerie con sentiero dal rifugio Papa fino alla vetta piu alta del Massiccio. In ogni caso la partenza è da Bocchetta Campiglia.

CINQUE CIME 
Le cinque cime (che poi son sei) partono dalla celebre bocchetta Campiglia da dove partono le piu note 52 gallerie del Pasubio. La ferrata Forcipieri e la via piu semplice (e in alcuni casi l’unica) per raggiungere le vette di questo settore. La ferrata è molto lunghi, in alcuni tratti molto esposta ma sempre ven attrezzata e cavalca per intero la cresta sopra la strada delle Gallerie. La prima cima arriva dopo quasi tre ore tra cammino e arrampicata e si tratta di cima Bella Laita, poco dopo si tocca Cuaro e Forni Bassi (non segnata sulla ferrata ma presente una croce di legno su alcuni baraccamenti), cima Forni Alti, il cimon del Soglio Rosso (massima elevazione) e cima Osservatorio, di poco sopra il rifugio Papà dove è utile rifocillarsi. Si potrebbe proseguire per cima Palon ma la dorsale finisce li è il sentiero è comunque impegnativo, quindi è consigliabile la discesa per la strada degli Scarrubbi fino a bocchetta Campiglia.

COSTON DEI LAGHI (EST)
La zona del Coston parte da Posina, precisamente da contrada Xausa e risale per mulattiera militare la cresta o appena sotto tutta la dorsale fino al Monte Maggio. La prima cima che si incontra dopo una bella salita nel bosco è il monte Maio, diviso su due punti nonche fronti di guerra opposti, ovvero cima Maio e cima Kastele. Si prosegue poi sul fianco nord della cresta e si raggiunge per vecchi residui di traccia bellica la cima del Coston, cima Grama (senza traccia), Cima Borcoletta e la massima elevazione del sottogruppo il Coston dei Laghi per terminare il percorso alla grande croce del Monte Maggio e rientrare per la stessa via. Qui fate attenzione che il giro completo è molto lungo e non vi è presenza di acqua, bivacchi o rifugi.

PASUBIO NORD
Il Dosso Alto, Doss Anziana, Col Santo e Col Santino sono raggiungibili per semplici tracce collegate in pochi metri dai semtieri principali. Bisorte e Monte Buso invece richiedono piu attenzione. Dalla sella del Buso dove le due cime si guardano, in entrambi i casi si segue antica traccia militare fino in vetta e se per il monte Buso la salita è relativamente docile e intuitiva, per il Bisorte l’ascesa non da problemi di dislivello se non nella parte terminale, ma viaggiando su esile cresta rocciosa mista a vegetazione, chiede estrema attenzione, assenza di vertigini e piede fermo con qualche passo d’arrampicata di II su roccia non buonissima per arrivare in cima.

PASUBIO NORDOVEST
Parte con cima Trappola sopra la contrada Anghebeni anche se si parte per faticoso ghiaione da loc.Tezze. Dopodichè inizia il tratto ferrato piuttosto semplice che porta al Corno Battisti con facoltativa ma panoramica deviazione al bastione roccioso fortificato del Cappuccio di Pulcinella. Arrivati in cima al Corno si scende ad omonima selletta, poi bocchetta Foxi fino al Monte Testo per sentiero e traccia, a Roite per sentiero prima, cavalcata su dorsale per ex traccia e infine discesa dallo stesso monte fino a piccolo Roite. Da li poi si puo proseguire per semplice sentiero fino ai due denti e Cima Palon, percorso che ho fatto assestante dopo le 52 gallerie in quanto questo percorso dura già parecchie ore e oltre 20km. Rientro quindi a ritroso fino a valico Menderle con traccia fino al Monte Spil, rientro fino a Menderle e poi fastidiosa discesa su ghiaione per il 123 fino a Tezze.

PASUBIO OCCIDENTALE
Sono riuscito a salire sulla sommità del monte Dietro il Gasta per resti di tracce militari da ovest e discesa per traccia dalla cresta sud (anch'essa quasi sparita); la sommità comunque risultava visitata in quanto era presente un ometto.
I Campanili sono due grossi pinnacoli classificati come cime, l’unica via di salita che considererei via normale e la dorsale sudovest, fatta in primavera con un amico e ottima a mio parere con ghiaccio ed attrezzatura. L’accesso ha dalla sella tra lo Stadel e la Campanili dove su un masso è ben vksibile un marchio rosso. Si segue verso la Campanili i resti della trincea in mezzo al bosco (qualche ometto da me lasciato e si arriva alla dorsale erbosa. Poche tracce presumibilmente belliche e due postazioni di artiglieria con tanto di bassorilievo a distanza di 150m di dislivello a ridosso della parete nord e i resti di una bandiera sulla cima non lasciano dubbi sulla verginità della cima. Si sale arrampicando il pendio di 60° e idem disarrampicamdo, con ghiaccio meglio portarsi un paio di viti per qualche doppia. 
Infine, ho percorso tutta la base del Cherle; la montagna si è presentata con una fitta boscaglia di mughi Per tutto il suo perimetro circonferenziale escluso per una piccola breccia distante un centinaio di metri prima del basso di Lomo, all'altezza di un passaggio tra due torrioni rocciosi ho attaccato da nordest un friabilissimo camino (6/7m III) di roccia e terra, aggrappandomi ad alcuni mughi facendo forza per guadagnarne la sommità, ho percorso letteralmente sopra la vegetazione pinosa fino ad una strato di roccia liscia Ma poco pendente salibile  passaggi di II fino alle ultime roccette miste a vegetazione. La sommità ( anche in questo caso presentante due corni gemelli, quello raggiunto da est con sommità più docile e l'altro molto più simile ad una guglia forse di 1 m più bassa) come tutto il paesaggio circostante risultava illibato. Ovviamente non posso sapere se la cima è stata salita da qualche ardito soldato con buone qualità alpinistiche in periodo bellico ma credo di aver toccato la cima per la prima volta o dopo decine e decine di anni.

Ho lasciato con i pochi sassi consistenti un ometto con messaggio in vetta e uno all'altezza della paretina di II, ho perso un dado viola durante la discesa in doppia (non necessaria) dalla paretina ed ho lasciato un cordino in kevlair su una grossa radice prima della discesa in doppia (altam.consigliato anche se ho franato parecchio materiale sulla mia) sul camino iniziale di III, infine ho lasciato un ometto con scritta in indelebile all'attacco della via.

LE CIME

Le relazioni delle cime sono presenti in questo blog.

GRUPPO CAREGA
  • Cima Carega:
  • Cima Posta
  • Cima Grole
  • Cima Cherlong
  • Cima della Neve
  • Cima Madonnina
  • Cima Tibet
  • Cima Mosca
  • Cima Grillo
  • Obante
  • Centrale
  • Lovaraste 
Note: Esistono altre sommità non classificate come cime; una montagna senza nome e che altri non è che l'ante cima di Cima Carega, raggiungibile senza traccia in cinque minuti dal sentiero delle creste poco prima del rifugio Fraccaroli. Sopra il rifugio Passo Pertica è presente una sommità raggiungibile in meno di 10 minuti per sentiero e scalinata direttamente dal rifugio, anche se usualmente viene detta cima Pertica non è classificata come vetta è ufficialmente non ha un nome. Sotto cima di Cherlong, Per traccia dalla val di Ronchi ce Punta di Mezzodì, guglie interessante raggiungibile per una sola via alpinistica su roccia. Nel sottogruppo del Fumante sono presenti molte guglie con vie di arrampicata, le più celebri sono la Berti e la Gei.
L’intero Carega è fattibile in giornata partendo di buon ora dal rifugio Revolto, toccando il passo Pertica e salendo per il 108 per la ripida via delle creste e toccando Tibet, Madonnina e cima Carega in due ore e qualcosa dalla partenza, da cima Carega si devia verso il Cherle e in pochi minuti parte la salita per Cherlong (senza traccia), Neve e per fievola traccia a cima Posta per poi salire per buona traccia alla piu orientale Grole. Ci si riporta dalla stessa via a cima Carega e si scende a bocchetta Mosca cercando la traccia per l’omonima cima e poi per cresta affilata su Grillo e Obante fino a qualche passo esposto che porta a cima Centrale; rimane Lovaraste, la piu fastidiosa, si scende a forcella Lovaraste e si risale per traccia trovando la strettissima cengia franata che piomba a 300m sul vajo omonimo, coraggio e salto di mezzo metro (friabile, no ghiaccio) e poi per traccia si supera un camino di terzo e passi di II+ (anelli per la doppia) fino all’esile e appuntita cima, poi si puo fare il sentiero a ritroso fino al passo Obante, si scende allo Scalorbi e per 109 fino a Revolto.

GRUPPO ZUGNA LEVANTE
  • Monte Zugna
  • Coni Zugna
  • Cima Selvata
  • Cima Mezzana
  • Cima Levante
Note: in questo gruppo sono presenti alcune guglie che erroneamente sono classificate come cime all'interno dello stesso, si tratta della pala di Cherle e la pala dei tre compagni, raggiungibili per via di Roccia, la prima avvicinandosi per sentiero sulla via normale di Cima Levante, la seconda per traccia dietro cima delle Grole sul Carega. Poco prima dell'arrivo su strada asfaltata alla rifugio Coni Zugna È possibile arrivare per sentiero alla località Zugna Torta, in alcuni casi erroneamente classificata come cima ma in realtà una semplice spalla del Monte Zugna.
Anche questo gruppo è fattibile in giornata arrivando da Rovereto al rifugio Coni Zugna e poi per comoda traccia alla cima del Monte Zugna. Si scende poi seguendo il buon sentiero per passo Buole superando lo sperone roccioso del Coni Zugna (bastione roccioso con una via di V su pessima roccia) e poi fino alla base di cima Selvata dove esiste una vecchia e coperta perlopiu traccia militare. Superato passo Buole si sale per trincee a cima Mezzana per poi scendere sempre per trincee. Il sentiero prosegue fino a pala di Cherle e poi per traccia alla massima e splendida sommità del gruppo cima Levante rientrando infine per percorso a ritroso.

GRUPPO TRE CROCI
  • Zevola
  • Tre Croci
  • Terrazzo
  • Gramolon
  • Laghetto
  • Porto
  • Scalette
  • Formica
  • Lobbia
  • Telegrafo
  • Marana
  • Cengia Bianca
  • Campetto
  • Mesole
  • Bella Lasta 
  • Plische 
Note: anche su questo vastissimo gruppo perlopiù erboso sono presenti spalle, anticime e guglie che in alcuni casi sono classificata erroneamente come vette.
Guglia Ars Jani, raggiungibile per sentiero dalla via normale della Bella Lasta per via di roccia. Monte Falcone, spalla del Monte Campetto, raggiungibile dal rifugio omonimo per la traccia di sentiero in pochi minuti dallo stesso. Cima senza nome, una formazione rocciosa che si erge di fronte al Monte Plische, raggiungibile per traccia di sentiero dalla via normale del Plische, questa avrebbe tutte le caratteristiche di una cima ma su qualsiasi cartografia non risulta essere mai stata denominata.
Esistono inoltre altre guglie sempre nella zona di Recoaro dove è possibile effettuare arrampicate.
Il vasto gruppo Tre Croci spazia perlopiù in territorio vicentino, partendo dal rifugio Scalorbi in piena valle di Campobrun si raggiunge per sentiero prima e traccia poi il piramidale Plische, che gode di ottima posizione sulla vallata, io lo raggiunsi per traccia sul versante nord su misto e su ghiaccio l’anno dopo per parete nord. Il Tre Croci gode di altrettanta ottima posizione, dall’omonimo passo si tale per traccia ormai sparita e divorata dai mughi, ancora ben visibili e essenziali i bolli rossi fino in vetta, la discesa puo avvenire attraversando la concatenata spalla nord della cima piu alta del gruppo, Lo Zevola, come feci io, mentre per risalirlo feci la via normale da passo Zevola per comoda traccia. Tre Croci e Zevola come per altre cime sono raggiungibili in inverno per couloir, conosciuti in zona come Vaji. Li vicino è risalibile pure il monte Terrazzo, anche se a poco dalla cima la traccia si perde e bisogna avanzare scorticando mughi per raggiungerne la sommità. Il Monte Gramolon, raggiungibile per traccia da Nord Est o per ardita ferrata dal rifugio Bertagnoli. Il Monte Laghetto, per traccia da passo Scagina, verso la sommità divorata dai mughi. Da loc.Pagani si puo raggiungere il monte Formica arrampicando libero per facili dorsali erbosi, poi per traccia si possono toccare il monte Campo, Telegrafo di Lobbia, Scalette e per sentiero cima Lobbia. Da loc. Castagna invece si puo risalire fino cima Marana toccando poi per traccia con passi d’arrampicata il Cengia Bianca, il Campetto, Cima Campodavanti, il Rodecche , il Mesole (senza traccia ma intuibile da est) e la infine Bella Lasta, aveva un sentiero d’arrocamento ormai divorata dai mughi e che ho salito con buona neve (con attenzione alle cornici sulla cima) in alternativa attraverso due vie di roccia da Recoaro mille o per vajo ghiacciato dallo spallone denominato Salbanara. 

SENGIO ALTO
  • Cornetto
  • Baffelan
  • Ofre
  • Campogrosso
Note: questa catena, così chiamata, rimane forse la più piccola ma la più caratteristica dell'intero supergruppo, nota per le molte vie alpinistiche oltre alle vette sopra citate ha tre guglie tra Baffelan e Cornetto conosciute con il nome di Tre Apostoli, più correttamente Primo Apostolo, secondo apostolo e Terzo Apostolo, raggiungibili Per via di roccia in avvicinamento sul sentiero di arroccamento per la via normale del Cornetto. La Sisilla, palestra di roccia con guglia che si erge di fronte al rifugio di Campogrosso.
La cima Campogrosso seppur si erga vicino al Sengio Alto e ne venga attribuita erroneamente l'appartenenza, morfologicamente farebbe parte del Fumante, Dove, tra quest'ultima e il Fumante stesso si ergono due conformazioni rocciose alle quali non è stato attribuito alcun nome ma raggiungibili per traccia su sentiero che collega Campogrosso a Lovaraste.
Cima Ofre, Baffelan e Cornetto sono raggiungibili per sentiero d’arroccamento e traccia con parti attrezzate e in alcuni casi esposte, oltre al kit ferrata con casco è consigliabile un po di corda per delle brevi discese in doppia dalla cima del Baffelan (passaggi di II+).


GRUPPO PASUBIO
  • Palon
  • Soglio dell'Incudine
  • Osservatorio
  • Forni Alti
  • Forni Bassi
  • Cuaro
  • Bella Laita
  • Cimon del Soglio Rosso
  • Corno Battisti
  • Trappola di Vallarsa
  • Dietro il Gasta
  • Campanili
  • Cherle
  • Dosso alto
  • Doss Anziana
  • Col Santo
  • Col Santino
  • Spil
  • Testo
  • Roite
  • Piccolo Roite
  • Bisorte
  • Buso
  • Ciore
  • Menderle
Note: Soglio d'Uderle, il Soglio Rosso ed il Campanile Fontana d'oro sono alcune delle tante guglie che circondano il Pasubio, tutte con vie di roccia.
Il Dente Italiano ed Austriaco sono due anticime di Palon, oltre che a tristemente celebri postazioni belliche raggiungibile per via normale al Palon.
Il Cappuccio di Pulcinella è una formaziome rocciosa perlopiù boscosa all'interno una postazione di artiglieria scavata nella roccia, ci si arriva dalla via normale al Corno Battisti per deviazione su scalinata attrezzata; la sommità presenta pochi passi di arrampicata su rocca friabile mista a vegetazione, non ha traccia ma non risulta inviolata.
Infine, molti confondono la catena tra il monte Maio e il Coston dei Laghi appartenenti al Pasubio, in realtà si tratta di Prealpi venete vicentine, delimitate dal massiccio dalla val Borcola.
Il gruppo piu grande e desertico delle Piccole Dolomiti, perlopiu sconosciuto se non per la strada delle 52 gallerie da dove si puo raggiungere la massima somità di cima Palon per sentiero. Partendo da est cima Bella Laita, Cuaro, Forni Bassi (non sempre segnata), Forni Alti, Cimon del Soglio Rosso e Osservatorio sono raggiungibili per la faticosa ed esposta Ferrata Forcipieri partendo da Bocchetta Campiglia. Io poi in un epico giro ho preso le cime Trappola, Corno Battisti, Monte Testo, Spil, Roite e Piccolo Roite dalla via ferrata del Battisti agganciandomi a bocchetta delle corde fino appunto al piccolo Roite (a pochi passi da cima Palon).
Soglio dell’incudine la presi oer via normale da Pian delle Fugazze mentre Dosso Alto, Doss Anziana, col Santo e col Santino per via normale da Giazzera e agganciandomi poi da Alpe del Lancia fino al passo del Buso e risalendo per bellissima traccia esposta al monte Bisorte e poi al monte Buso. L’inesplorata parte occidentale per me ha un sapore importante, da loc. Perrucca risalgo per buona traccia con passi d’arrampicata su dosso erboso il monte Dietro il Gasta, supero la cima gemella del Campanili (presumibilmente inviolata con vie strapiombanti almeno di V) e arrivo sotto il Cherle, aprendo da poco prima del passo del Lomo una via di III su mughi, fango e roccia friabilissima e salendo presumibilmente in prima assoluta da tracce assenti fino alla sommità.
Riscendo poi per la stessa estenuante via. Ciore e Menderle sono le due elevazioni principali di una piccole dorsale che da Ovest va verso nord e l’altipiano della Lora. Il sottogruppo completo comprenderebbe anche Cima Alto e Cima Bassa ma entrambe altro che non sono che due anticime della Ciore. In molte cartine nessuna di queste 4 elevazioni è segnata essendo di scarso valore alpinistico e bassa elevazione; si raggiungono esclusivamente dal sent.135 tagliando poi per uno dei tanti vaji che salgono sulla cresta tra numerosi residuati bellici.
La dorsale del Coston dei Laghi sale da loc Xausa e porta per sentiero e poi traccia a cima Kastele, Monte Majo e poi seguendo il sentiero in cresta deviando per svanita traccia la cima del Coston e cima Grama per via libera. Borcoletta per facile traccia. Si risale poi il Coston dei Laghi per antica traccia e trincea e infine per traccia segnata il monte Maggio con sentiero a ritroso. Conquisto la Campanili assieme ad un amico, dopo due tentativi falliti e un attento studio sulla salita, partendo dalla sella dello Stadel per trincee risalgo l’erbosa parete sud e constato l’area violata sicuramente da soldati della grande guerra e almeno fino ad una certa altezza anche da archeologi dell primo conflitto mondiale. Sulla vetta una bandiera scolorita di indecifrabile provenienza, riscendo dallo stesso percorso.
Sulle opere di Pieropan sulla Guida ai Monti d’Italia non esistono testimonianze nemmeno topografiche della salita alle cime del Val Prigioni. Personalmente ho costatato antiche tracce umane, presumibilmente belliche, solo su Stadel e Campanili.