sabato 21 agosto 2021

CIMA PONTEVECCHIO (17/08/21)

 CIMA PONTEVECCHIO (17/08/21)

Regione: Trentino, Trento

Gruppo: Alpi Orientali, Ortles/Cevedale  

Elevazione: 3179m slm

Tipologia: Conquista della cima e rientro ad anello.

Itinerario: Dalla centrale idroelettrica di Malgamare vicino a Cogolo nel comune di Pejo si sale in direzione del sentiero 123 che va al lago del Careser. Giunti la si segue il bacino ad est del lago per traccia fino all’incrocio con il sentiero 104. Anziché risalire sentiero 104 in direzione della cresta di cima Marmotta si gira verso est per traccia verso la località le pozze e poi per intuizione e cresta fino alla cima con rientro o dalla stessa via o dalla cresta nord.

Percorso: sentiero segnato, traccia segnata e traccia non segnata.

Percorrenza: circa 14h totali

Dislivello: 1400m circa

Difficoltà: EEA A I

Libro di vetta: Si

Croce di vetta: Si 

Flora e fauna intravisti degni di nota: nulla

Densità escursionistica: 10 escursionisti fino al lago, centinaia che salgono verso il rifugio, nessuno oltre il lago.

Punti dappoggio: Malgamare, rifugio Larcher.

Note: Imponente e sassoso massiccio piramidale visibile solo dal lango del Careser o dall’alta Val di Rabbi. Fa parte del sottogruppo delle cime del Careser e assieme a cima Mezzena è probabilmente la piu difficile da salire.


È un po che non faccio una prima, in questo periodo ho rallentato un po, la tanta strada per raggiungere le località, i lunghi avvicinamenti uniti alle speso ascese in solitaria hanno raffreddato un po le mie bollenti ambizioni di “collezionista”. Negli ultimi tempi vado meno, circa due o tre volte al mese, contro le 5 dei tempi d’oro, molte ripetizioni sulle mie montagne, molti accompagnamenti ad amici e colleghi che vogliono togliersi qualche sfizio alpinistico o escursionistico. 


Va fatta una premessa, per chi segue questo post, che questo era il mio terzo tentativo alla Pontevecchio, anche se, come reale intenzione, il secondo.

La Pontevecchio la vedetti la prima volta salendo a cima Nera, fui attratto da quella piramide che salta all’occhio per la grande croce visibile anche da distante. Studiando in giro sul web pochissime relazioni, piu che altro scialpinistiche, una descrizione blanda sulla guida dei monti d’Italia e un dislivello importante sia che si salga dalla val Venezia che da Rabbi. 

Questa montagna, perlopiu composta da franose pietraie ferrose (tipiche delle montagne di quelle zone) su tutti i suoi fronti,  ha una parete ovest strapiombante, una est piu dolce ma comunque ripida e con tratti di infido ghiaino. La cresta sud è articolata, spaccata con tratti strapiombante, la nord invece, dove sale la “normale” è meno articolata anche se comunque esposta, ma anche qui, raggiungere questa cresta è una vera impresa. 

A luglio si stava organizzando un escursione di piu giorni con molte mete e un giro di due giorni a cavallo tra le valli Venezia, Martello e Rabbi. Partivo con “Only Adventure”, gruppo informale di amici veneti di cui faccio parte da un po, ma poi il maltempo ha fatto saltare tutto. Pontevecchio è ancora li, che sembra non volermi dopo il fallimento dalla cresta sud di due anni fa quando invece salii sulla Cavaion. Vedevo con le mie capacità piu papabile un ascesa invernale ma mi spaventava l’enorme dislivello (in inverno la strada per malga mare è chiusa molto prima della centrale) da ambo i lati che con la neve sarebbe stata il doppio della fatica. Rifugi chiusi, giorni corti e poco tempo libero per permettermi un impresa tra l’altro con un alta’probabilità di fallimento. Un lunedi e martedi di meteo discreto, sento Gerry, ambisce a tre cime (Pontevecchio, Cavaion e cima nera) in due giorni. Piccoli imprevisti e arriviamo tardi al parcheggio; si inizia a salire le 09:00. Qualche ora prima avevamo letto di un’ascensione in cresta articolata che dalla Marmotta tocca 10 cime fino all’ambita Pontevecchio. Ci rendiamo conto salendo in giornata la cosa è infattibile per noi. Prendiamo subito il sentiero 123 con zaini (troppo) carichi causa materiale da ghiaccio vista l’idea delle 10 cime del Careser dove si toccano lingue di ghiaccio e che poi, a parte il casco, non useremo nulla. In meno di 2h saliamo al turchese bacino e dopo una breve pausa seguiamo un evidente traccia che segue il lato est del lago. Da li in poi  piu nessuno. Arriviamo quasi al sentiero 104 a nord e risaliamo il torrente che scende dalla loc. Le Pozze, pianoro detritico di piccoli e turchesi laghi di circo che sovrastano il grande lago. Pochi ometti e tante pietre. Il panorama è primordiale e a parte un paio di stazioni meteo (una alle Pozze e una su cima Lagolungo) e la croce del Pontevecchio gia visibile, il paesaggio è come era un milione di anni fa, forse con un po di ghiaccio in meno ma con zero inquinamento umano.

Sotto la sella di Cavaion lasciamo i pesanti zaini  e risaliamo la cima Cavaion senza difficolta. Giunti in cima cerchiamo una via da est per risalire, aguzziamo la vista, forse una traccia, forse no. Optiamo di scendere con cautela da una pietraia pericolante sotto la sella in quanto quest’ultima è coperta da una lingua di neve e noi siamo senza ramponi, lasciati negli zaini. La discese è articolata ma le ottime e leggere scarpe approach e i bastoncini fanno il loro sporco lavoro. Giunti giu indossiamo i caschi, gerry piu alto, io piu basso di 30m pronti ad attraversare la parete ovest sulla parte piu critica, un traverso che dalla sella di Cavaion porta al piccolo lago di circo di Pontevecchio per poi risalire la cresta nord. L’articolata ascese prosegue lentamente e accorta sul ghiaino, ogni passo è calcolato, ogni errore è una scivolata per almeno 300m in val di Rabbi, proteggersi impossibile. Raggiungo Gerry con un paio di balzi pericolosi, su da lui la situazione è meno pericolosa. Zero traccia, piu di un ora per raggiungere lo specchio d’acqua e per la cresta ci sarebbe ancora da traversare. Optiamo esausti di risalire un ghiaione. Altra mezzora buona e siamo sull’esile cresta, poi la croce. Il panorama è spaziale sul sottogruppo del Cevedale e su quello de Careser. Qualche foto, registriamo la salita sull’umido libro di vetta che conta una trentina di salite l’anno, la seconda di quel giorno. Iniziamo a pensare alla discesa. Ia via dell’andata sarebbe un’agonia. Ce un anello di calata in vetta, noi abbiamo imbraghi, discensori e 40m di ottima corda..ma la montagna è misconosciuta,pietrosa e anche se sembra logico trovarsi altre soste sotto, siamo stanchi e una risalita ammazzerebbe le poche energie rimaste. Optiamo per scendere sulla sella nord e poi per pietraia e nevaio. Impiegheremo un ora e mezza di disarrampicata su pessima pietraia prima di arrivare agli zaini. Riscendiamo fino al lago al tramonto in direzione del Larcher dove pernotteremo. Siamo in ritardo di due ore sulla tabella di marcia e il 104 che prendiamo sul bacino nord del Careser ci estenua tra sali e scendi. Svincoliamo al buio sul 123 fino al lago delle marmotte e poi giu al rifugio dove ci attende la solita squisita accoglienza dei Casanova che ci rifocillano a birra e minestrone nonostante la cucina gia chiusa. Stremati il giorno successivo anzichè cima Nera rientriamo dalla via normale a Malga Mare dopo un’ottima colazione al Larcher.

venerdì 22 gennaio 2021

Cento domande!

 Pubblico con simpatia un’idea di Federico, fratello di un mio caro amico che per la sua tesina triennale (Scienze Motorie)  sull’Alpinismo ha intervistato 10 appassionati di montagna con 100 domande secche tematiche:


  • Ghiaccio o Roccia? 

Ghiaccio!

  • Prima volta seria in montagna?

2015

  • Prima vetta?

Telegrafo (mi pare)!

  • Prima vetta straniera?

Lo Shareck, sul Glossglockner.

  • Prima vetta himalyana?

Cho Oyu..scherzo, nessuna.

  • Primo tremila?

Vioz

  • Primo quattromila?

Breithorn W

  • Cima piu bella?

Plische in inverno

  • Cima piu brutta?

Corno Mozzo (per dirne una al volo)

  • Cima piu difficile?

Focobon

  • Cima piu faticosa?

Zufalsptize dalla Val Venezia.

  • Cima piu facile?

Crocetta, sopra casa.

  • Cima piu sconosciuta?

Bisorte, sul Pasubio.

  • Cima che non dimenticherai? 

Ortles, la volevo a tutti i costi.

  • Cime inviolate?

E qua te frego, Cherle, 21/09/17..pare fossi il primo.

  • Vie nuove?

La normale al Cherle.

  • La montagna piu bella?

Il Cervino

  • La montagna per eccellenza?

Certo Torre

  • Gruppo preferito?

Pale di San Martino

  • Se abitassi in montagna vorresti vivere a?

Cervinia

  • Impianti si o no?

Penso alla Detassis, quindi si!

  • Rifugio preferito?

Pertica su Carega

  • Rifugio piu bello?

Payer

  • Rifugio che vorresti?

E che mi manca ad oggi? Capanna Margherita. 

  • Bivacco (fisico) preferito?

Fiamme Gialle, per storicità.

  • Bivacco (fisico) piu bello?

Gervasutti, sembra n’astronave.

  • Bivacco (fisico) che vorresti?

Mi piacerebbe dormire al Solvayhütte

  • Ferrata preferita?

La Biasin, un allenamento ormai.

  • Ferrata piu ardua?

Dicono il Corno Grevo, mai fatta.

  • Ferrata piu scenica?

Aquile sul Paganella.

  • Ferrata piu facile?

Somator sul Biaena.

  • Ferrata a cui ambisci?

Non sono un ferratista ma un giorno vorrei fare per storicità la Bolver/Lugli.

  • Via preferita?

Panoramix al Grand Capucin, ma non la faró mai.

  • Via che ambisci?

Non la faró mai, ma mi piacerebbe salire sulla normale alla Walker.

  • Ghiacciaio piu bello?

Adoro quelli del pian della Venezia, Palon della Mare, Rosole, Cevedale etc.

  • Ghiacciaio piu brutto?

Marmolada

  • Cascata piu bella?

Cattedrale di Sottoguda

  • Cascata piu brutta?

Sempre a Sottoguda ma non conosco il nome.

  • Couloir/goulotte/vajo piu bello?

Vajo invisibile

  • Couloir/goulotte/vajo piu brutto?

Boale del Mesole.

  • Crepacci incontrati?

Qualcuno, sempre schivati.

  • Croce di vetta piu bella?

Pontevecchio sull’Ortles, nulla di che ma la adoro.

  • Croce di vetta piu strana?

Roite, sul Pasubio, fatta con residuati bellici. 

  • Croce di vetta piu brutta?

Seceda sulle Odle.

  • Messaggio piu vecchio su un libro di vetta (anno)?

Focobon, i primi erano illegibili.

  • Multipitch o monotiro?

Multi

  • Arrampicata o alpinismo?

Alpinismo

  • Couloir o cascata?

Couloir

  • Corsi fatti?

Tre

  • Pratichi Sci/Snowboard?

Mi piacerebbe ma al momento no.

  • Scialpinismo?

No

  • Abilitazioni conseguite?

Nessuna

  • Stile preferito?

Alpino!

  • Sugli 8000 bombole o no?

Romanticamente ti direi di no, poi bisogna trovarcisi.

  • Portatori si o portatori no?

Come sopra

  • Solitaria o squadra?

Solitaria.

  • Prima arrampicata?

Credo nel 2016, ad Alcenago.

  • Prima arrampicata invernale?

Vajo Bianco l’anno successivo sul Carega.

  • Primo bivacco?

Pian della Venezia, 2017 in solitaria

  • Bivacco piu duro?

Punta Palon, galleria Papa sul Paubio, un fredo bestia.

  • Bivacco piu bello?

Croda del Becco, 2018, a cielo aperto.

  • Free Solo o sicura?

Quando si puo, sicura!

  • Vestiario prediletto?

Se t’aspetti “cipolla” rimarrai deluso, manica corta e gilet softshell.

  • Marca prediletta?

TNF, ma perchè ho l’outlet comodo

  • Marca tecnica prediletta?

Grivel ma no la uso, sono troppo povero.

  • Piccozza classica o tecnica?

A necessità. 

  • Maschera o occhiali su neve?

Occhiali!

  • Libro tematico preferito?

È buio sul ghiacciaio.

  • Alpinista preferito?

Buhl

  • Alpinista piu odiato?

Moro

  • Alpinista piu stimato

David Lama.

  • Un alpinista incontrato?

Barmasse

  • Quale alpinista saresti stato in un altra vita?

Marco Pedrini sicuramente.

  • Alpinista a cui ti ispiri?

Nardi per la semplicità e la determinazione, Della Bordella per la sua visione della montagna

  • il piu forte di tutti?

Messner R.

  • Alpinista piu figo

Nimsdai

  • La piu gnocca/o della montagna?

La Troguet, troppo una giusta!

  • Impresa alpinistica per eccellenza?

Prima al Nanga Parbat nel 1953, non avrà mai eguali.

  • Impresa alpinistica vergognosa?

Prima al Nanga in invernale, da voltastomaco.

  • Obbiettivo piu ambizioso?

Il Bianco

  • Obbiettivo che hai scartato per timore?

Cervino

  • Obbiettivo che non farai mai?

Tra i tanti? Eiger.

  • Sogno alpinistico realizzAbile? 

Elbrus per dirne uno.

  • Sogno alpinistico irrealizzabile?

Il Torre.

  • Nome della montagna dove hai rischiato di più?

Sassorosso

  • Nome della montagna dove hai avuto piu paura?

Sassorosso

  • Mai pensato che non c’e l’avresti fatta?

No

  • Valanghe viste?

5 o 6

  • Valanghe subite?

Una consistente

  • Incidenti visti?

Qualcheduno

  • Incidenti subiti?

Qualche taglio da ramponi, nulla piu.

  • Mai chiamato il CNSAS?

Mai

  • Pranzo al rifugio o al sacco?

Sacco!

  • Birra o gatorade?

Birra

  • Panino o barretta?

Panetto

  • Rifugista piu simpatico?

La signora al Biella sul Braies

  • Rifugista piu antipatico?

Non si dice, ma era na donna.

  • Nome di un maestro?

Andrea Basso

  • Nome di una guida che ricordi con piacere?

Lucio delle Guide del Cervino

  • Compagno di avventure?

Gerry

CIMA SAT (27/11/20)

 CIMA SAT (27/11/20)

Regione: Trentino, Trento

Gruppo: Alpi Orientali, Prealpi Gardesane 

Elevazione: 1255m slm

Tipologia: Conquista della cima e rientro ad anello.

Itinerario: da Riva si raggiunge la capanna Santa Barbara dal 404, poi 404b e ferrata dell’amicizia; rientro dal 418 fino a Riva.

Percorso: sentier segnato.

Percorrenza: circa 6,5h totali

Dislivello: 1255m circa

Difficoltà: EEA

Libro di vetta: Si

Croce di vetta: Si (bandierina)

Flora e fauna intravisti degni di nota: nulla

Densità escursionistica: 2 escursionisti sulla ferrata

Punti dappoggio: capanna S.Barbara, Rif.Nino Pernici.

Note: Sperone roccioso a picco sul lago, ferrata tecnicamente semplice ma esposta e faticosa. Il percorso intero è eterno, la discesa in particolare per la monotonia del percorso diventa interminabile.


Alle 09:30 siamo al parcheggio di fronte al Hotel Monte Oro. Risaliamo in un oretta il piacevole sentiero su ciotolato fino alla capanna di Santa Barbara in poco piu di un’ora.

Da li dopo una brevissima pausa prendiamo a destra il 404b che poi diventa ferrata. Indossiamo le protezioni e risaliamo brevi tratti attrezzati fino alla prima parete dove ci aspetta una scala esposta, malconcia ma stabile di circa un centinaio di metri. Una volta superata si attraversa un bosco e si raggiunge lo sperone finale con una scala come la precedente solo doppiamente piu lunga. Per arrivare alla cima ci aspettano altre tre brevi scale e un paio di cavi su uno spigolo per raggiungere la panoramica vetta. Panino e birretta e poi via verso l’eterna discesa. Noi dopo un ulteriore tratto attrezzato in discesa (forse la parte piu tecnica, ma poca roba) arrivati al bivio optiamo per la piu breve parte destra e prima per bosco e poi per sentiero ci ricongiungiamo alla strada in ciotoli che in 3 ore dalla cima ci porta a Riva.

lunedì 5 ottobre 2020

CIMA ALTA E PALON DI CIMA ALTA (11/09/20)

 CIMA ALTA E PALON DI CIMA ALTA (11/09/20)

Regione: Trentino, Trento

Gruppo: Alpi Orientali, Gruppo Bondone/Stivo 

Elevazione: 1915m slm

Tipologia: Conquista della cima and back

Itinerario: da loc.Selve si raggiunge la contrada Scaletta fino allo Spiaz del Fien, da li poi 623 e 617 fino alla vetta, con rientro dalla stessa via.

Percorso: Forestale, poi sentiero non sempre segnato ma visibile.

Percorrenza: circa 3,5h totali

Dislivello: 900m circa

Difficoltà: E

Libro di vetta: No

Croce di vetta: No 

Flora e fauna intravisti degni di nota: nulla

Densità escursionistica: 5 escursionisti

Punti dappoggio: fuori sentiero il rifugio Marchetti ad un’ora dalla bassa madonnina.

Note: Cime della zona, sconosciute ai piu ma indispensabile per il completamento delle prealpi gardesane.


Parto non di buon’ora da Selve cercando il punto migliore per parcheggiare. Lascio l’auto nei pressi di un’area attrezzata con un monumento ai caduti a pochi minuti da Selve e risalgo i tornanti della forestale (percorribile col 4x4 fino alla contrada) e da li raggiungo i 1300m dello Spiaz del Fien per poi intraprendere il sent. 623, la parte piu faticosa (soprattutto se fatta nelle ore piu calde) fino alla cresta della bassa maddonina. Da li a destra si prende il poco segnato 617 fino ai 1913m di cima Alta (antecima  del palon in realtà) in circa 40 min e poi con un altro quarto d’ora di cresta i 1915m del Palon di Cima Alta (conosciuta come la vera Cima Alta) dove vi è un palo di legno e poco sotto un capitello. Rientro per la stessa via.


lunedì 3 agosto 2020

TESTA GRIGIA E BREITHORN OCCIDENTALE (02/08/20)

TESTA GRIGIA E BREITHORN OCCIDENTALE  (02/08/20)
Regione: Valle d’Aosta, Aosta
Gruppo: Alpi Occidentali, Gruppo Rosa
Elevazione: 4165m slm
Tipologia: Conquista delle cime con rientro dalla stessa via
Itinerario: Da Cervinia per impiantu alla Testa Grigia e poi per traccia su ghiaccio al Breithorn W.
Percorso: Traccia su ghiacciaio
Percorrenza: circa 4h totali senza soste
Dislivello: 710m circa
Difficoltà: A
Libro di vetta: No
Croce di vetta: No 
Flora e fauna intravisti degni di nota: nulla
Densità escursionistica: parecchie cordate sulla via.
Punti dappoggio: Rifugio Guide del Cervino
Note: la Testa Grigia è raggiungibile con impianti anzichè 1500m di traccia su sentiero, morena poi e ghiacciaio infine, il Breithorn una bella passeggiata su ghiacciaio da non sottovalutare per quota e crepacci.

Partiamo alle 07:15 dalla funivia del Cervino Paradise con mezzora di ritardo tecnico dell’impianto. Giunti alla cima della Testa Grigia dopo mezzora buona ci attende Lucio delle Guide Del Cervino che un po per il ritardo e un po per i temporali previsti nel pomeriggio, ci mette una fretta immane. Partiamo come razzi risalendo la pista da sci e la velocità, unita alla buona pendenza e la cordata da sei non da tregua. Io, causa anche un rampone messo male (che mi costerà un tallone scarnato) sto in iperventilazione dopo nemmeno 15 minuti di salita. Tengo duro fino all’incrocio col Piccolo Cervino, che avrei voluto fare ma complice il ritardo e comunque la discreta bastionata rocciosa che lo caratterizza, era infattibile. Pausa di due minuti e si riparte e inizia ad intravedersi la nostra seconda ed ultima meta.
Il ghiacciaio ha qualche crepaccio sul pianoro ma solo due occupano la traccia e Lucio ce li fa saltare senza pensieri. Unico tratto forse un po impegnativo è la crestina che anticipa la cima, molto esposta ma mai critica. La vista sul Rosa intero e sul Cervino dalla nuda cima è spaziale, Bianco e Gran Paradiso sono coperti ma il primo quattromila è comunque stupefacente. Pochi minuti in vetta, bella affollata e si rientra dalla stessa via fino al Rifugio Guide del Cervino dove pranziamo. Rientro a Cervinia tramite impianti e salutiamo la Val d’Aosta. 


sabato 14 marzo 2020

CIMA PALON DI BONDONE (14/02/20)

CIMA PALON DI BONDONE (14/02/20)
Regione: Trentino, Trento
Gruppo: Alpi Occidentali, Gruppo Bondone/Stivo 
Elevazione: 2098m slm
Tipologia: Conquista della cima con rientro ad anello
Itinerario: Superato Viote si prosegue in direzione Vason svoltando a destra e per circa 800 m si prosegue sulla strada principale finché sulla destra non si trova un parcheggio su sterrato da dove parte una forestale che va verso sud. Si parcheggia e si inizia a percorrere la forestale orientandosi con il GPS fino all’altezza del nostro vallone ovest.(circa 15min). Dalì si risale nel bosco a zig-zag su neve ghiacciata e trovando a volte tracce di sci-alpinisti in discesa e; finito il bosco parte il vallone e lo si segue fino ad arrivare alle antenne sulla cima. Rientro dalla via normale ovvero il “sentiero dei mughi”.
Percorso: Forestale, poi traccia non segnata all’andata sul vallone e sentiero segnato al rientro
Percorrenza: circa 3,5h totali
Dislivello: 850m circa
Difficoltà: EEA G II
Libro di vetta: No
Croce di vetta: No 
Flora e fauna intravisti degni di nota: nulla
Densità escursionistica: Forestale con qualche escursionista, vallone completamente vuoto e rientro tra sciatori esci alpinisti in quantità.
Punti dappoggio: Rifugio Viote, Rifugio Al Sole, varie baite a Vason
Note: cima cima di per sé semplicissima in quanto raggiungibile con la comoda seggiovia, la via normale piuttosto faticosa ma si raggiunge in 50 minuti la cima con sentiero segnato partendo da Vason; il nostro itinerario, quasi mai battuto, invece porta su un semplice vallone che ritengo un ottimo propedeutico per chi inizia a praticare ghiaccio, ovviamente sempre accompagnato da un esperto..

Avevo notato questa montagna già sulle cartine quando mi sono messo in testa di allargare il mio curriculum portando a termine il completamento di tutte le Prealpi bresciane in invernale dopo il massiccio del baldo.. La sua forma piramidale è molto attrattiva ma purtroppo è il cavallo di battaglia dello sci da discesa della spettacolare zona del Bondone e quindi completamente stuprata da impianti di risalita e piste di discesa.
Salendo per La Rosta qualche settimana prima avevo notato questo splendido canalone e mi ero ripromesso di farlo insieme al mio ormai fidato compagno Gerry. anziche salirlo per la normale. Un piccolo infortunio di Gerardo e i fine settimana in mezzo concomitanti con i nostri giorni di riposo, che volevo evitare proprio per la folla di sciatori che invade la zona in questo periodo dell’anno, decidiamo di salire per la felicità delle nostreconsorti il giorno di San Valentino. Non trovando relazioni in merito decidi di partire piuttosto presto, ma non prestissimo, contando che comunque il vallone non ha una lunga estensione. La giornata è spettacolare e se pur venerdì non troviamo particolari difficoltà se non un po’ di ghiaccio arrivando al parcheggio che con le gomme a quattro stagioni non è il massimo. Lasciata la macchina parcheggiata all’inizio della forestale indossiamo subito i ramponi e ci avviamo controllando sul GPS l’altezza esatta dove attaccare il bosco per poi sbucare nel nostro canalone. Dopo 15 minuti iniziamo a salire nel bosco notando qualche scarpone da discesa verosimilmente di qualche scialpinista sceso qualche giorno prima. La pendenza che varia tra i 45 e i 55° si fa sentire ma con le giuste pausa riusciamo a sbucare sulla nostra via dopo 20 minuti di salita nel bosco. Estraiamo la piccozza(noi avevamo una tecnica a testa ma basta anche la classica) e iniziamo a risalire sempre a zig-zag il vallone con solo un po’ di vento che muove la fresca caduta durante la notte dandoci qualche piccolo brivido. poco prima dell’arrivo alla cima c’è una leggera impennata ma nulla di impossibile finché arriviamo alle norme antenna che sovrasta la vita. Dalì ci sono sono reti rosse di delimitazione per evitare che qualche mai capitato sciatore voli giù da dove noi siamo saliti. Siamo costretti quindi a muoverci in piolet traction per qualche metro sopra un bellissimo vajo esposto a sudest Per poi toglierci i ramponi e scavalcare la ringhiera che delimita il terrazzo del piccolo rifugio posto sulla cima.
controlliamo il cardiofrequenzimetro e vediamo che abbiamo superato le 2000 cal, quindi oltre alla birra ci dedichiamo anche una bella fetta di torta al rifugio Al Sole Dove tra gli occhi sbarrati e curiosi degli sciatori che osservano le nostre attrezzature, ci godiamo dalle vetrate una spettacolare vista sul Brenta, sull’Adamello, sulle piccole Dolomiti e sull’amato Baldo. Scendiamo sono completamente innevato e poco tracciato sentiero dei muri, che sarebbe la via normale per salire alla cima senza utilizzare gli impianti di risalita. Il sentiero in alcuni punti è piuttosto spiovente a causa degli accumuli ma grazie ai ramponi superiamo con facilità ogni ostacolo. Il sentiero prosegue seguendo e fiancheggiando le piste da sci e qualche sci-alpinisti in salita ci batte per bene la traccia.
Dopo una quarantina di minuti arriviamo al piccolo abitato di Vason Dove tra baite, scuole di sci e centinaia e centinaia di sciatori lo fanno sembrare una piccola Cortina.
Altra birra, visto il sole e la sete e poi via verso il parcheggio che raggiungiamo in un’altra mezz’ora seguendo un sentiero pedonale che fiancheggia la strada provinciale che da Vason porta a Viote.

CIMA LA ROSTA (25/01/20)

CIMA LA ROSTA (25/01/20)
Regione: Trentino, Trento
Gruppo: Alpi Occidentali, Gruppo Bondone/Stivo 
Elevazione: 1837m slm
Tipologia: Conquista della cima and back
Itinerario: Dal rifugio Viote si segue la traccia che porta al passo della Rocca Vaione, poi per sent.Strengiador e traccia alla cima.
Percorso: Traccia e sentiero segnata
Percorrenza: circa 2,5h totali
Dislivello: 450m
Difficoltà: EE I
Libro di vetta: No
Croce di vetta: No 
Flora e fauna intravisti degni di nota: nulla
Densità escursionistica: Alla cima un solo escursionista, molti sciatori in zona
Punti dappoggio: Rifugio Viote
Note: cima semplice e molto battuta, in inverno diventa piu divertente (ramponcini obbligatori).

L’idea era di raggiungere anche il Palon ma poi il troppo tempo speso sulla Rosta (l’ambiente innevato chiede piu tempo del previsto) e una linea scoperta mentre salivo all’unica cima di oggi, mi ha fatto optare x godermi in tranquillità una sola vetta senza sfacchinare, visto che nel pomeriggio dovevo essere a casa per impegni personali.
Parto dalla vuota (poi strariperà di sciatori) Capanna Viote alle 08:30 e  indosso subito i rampi (in realta basterebbero le catenelle) e salgo un po per traccia e un po per pendii (con la lingua per terra) fino al passo della Rocca Vaiona e poi su per traccia. Sulla cima dal palo di vetta una vista spaziale su Brente e Adamello e dall’altro versante svetta solitario il Palon con il suo orribile antennazzo. Discesa in  40 minuti per pendii nevosi.