martedì 27 dicembre 2016

Awards delle cime 2016


Dopo ben 30 cime nel 2016, traguardo ambizioso a cui mai avrei pensato, credo sia giunto il momento per tirare le somme e per ragionare e programmare la prossima stagione, magari migliorandosi; ho vinto vertigini, altitudine ed iniziato ad imparare come muoversi in un ambiente ostile come la montagna. Obbiettivo primario oltre a qualche uscita per non farmi mancare del "buon ossigeno" è quello di aumentare tecnica e preparazione con dei corsi di arrampicata, ghiaccio e sicurezza; fortunatamente la mia zona è ben servita. 
Ed ora..via agli Awards:
1) CIMA PIU BASSA: Monte Pergo, a Bolca, prima uscita dell'anno, direi che va piu che bene.
2) CIMA PIU ALTA: Il Vioz, faticosa ma appagante ascesa, stare quasi a 3700m  slm è qualcosa di indescrivibile, il panorama da uno dei punti piu alti delle Dolomiti è impagabile.
3) CIMA PIU FACILE: il Tomba, una passeggiata tra le mucche.
4) CIMA PIU DIFFICILE: È una bella sfida, soggettiva di volta in volta, per me è stata Cima d'Asta, complici anche due miei errori di orientamento.
5) CIMA PIU PERICOLOSA: Anche qui ce ne sono due tre che se la giocano, vince il Cadria, ardito con la complicità del maltempo, in un paio di casi ho pensato veramente il peggio.
6) CIMA PIU SUGGESTIVA: Cima Dodici, ma la scelgo per altezza, perche Caldiera, Levante, Ortigara, Portule, Corno della Paura e Cadria sono state scenario di conflitti tremendi, l'atmosfera sull'altopiano di Asiago in un feriale di settembre è qualcosa di inspiegabile, un silenzio che ti urla nella testa, forse le grida dei soldati mai ritornati da quelle cime.
7) CIMA PIU COOL: Il Piz Boe con la sua capanna Fassa a 3000mt e gli hikers a fare aperitivo fa molto cool.
8) CIMA PIU APPOGGIATA: il rifugio migliore anche se la Roda è buono e bello, Il Brentari e carinissimo e la capanna Fassa è cool da paura, per me l'accoglienza del Telegrafo è in testa, in montagna l'accoglienza è tutto.
9) CIMA PIU BRUTTA: Cime brutte non ne ho fatte, forse la Paganella essendo un altopiano arrivabile con la seggiovia e semplice da salire.
10) CIMA PIU BELLA: La Levante ha tenuto parecchio la testa della classifica battendosi col gigante Vioz e il vice Boè, anche il Galin e la Valdritta..tutte hanno qualcosa di unico..il primo posto vuoi per la giornata feriale ottima, vuoi per le magie di colori d'autunno, vuoi per l'atmosfera irreale della val Verengia con le Pale alle spalle, ma per me il Mulaz rimane la vetta piu bella comprendendo avvicinamento, ascesa e paesaggi.
Ed ora direi di lasciarvi con un saluto, augurarvi buone feste e all'anno prossimo con nuove avventure!

mercoledì 21 dicembre 2016

CIMA CORNO DELLA PAURA (16/11/16)



CIMA CORNO DELLA PAURA (16/11/16)

Regione: Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo: Prealpi, Prealpi Lombarde, Gruppo Baldo
Elevazione: 1518m slm
Tipologia: conquista della cima e ritorno
Itinerario: dal Castello di Avio attraverso il percorso 686 diretti fino alla cima and back
Percorso: Sentiero e traccia segnata
Percorrenza: 5h senza soste
Dislivello: 1300m (2600m totali
Difficoltà: EM
Libro di vetta: no
Croce di vetta: si (anticima)
Flora e fauna intravisti degni di nota: Tre camosci che brucavano sul vicino monte Vignola
Densità escursionistica: nessuno
Punti d'appoggio: Nessuno
Note: Cima poco conosciuta e non molto ambita, nonostante dalla val d'Adige spicchi ardita come un piccolo Cervino, la vetta è raggiungibile via strada asfaltata da Polsa, frazione di Brentonico.

Lo vedo 5 giorni fa mentre vado sul Cadria, non ci avevo mai fatto caso nonostante la A22 è la strada che faccio piu spesso per raggiungere vette; ne rimango subito catturato grazie all'alba che lo disegno come un dente aguzzo che sovrasta il castello di Avio. Giungo a Sabbionara, a 2km dall'uscita Ala/Avio e seguo le indicazioni per il castello di Avio (fate attenzione che le strade di Sabbionara sono molto strette) ove parcheggio. Da li parte il sentiero 686 che arriva al Corno della Paura, inizia ripido in mezzo al bosco fino al Maso Papaia e già si scorge l'argentea croce di vetta del Corno, dove inizia una carrozzabile che si sgancia dal sentiero per un paio di Km per poi riprenderlo sempre in una faticosa salita fino a quota 1100. Il percorso è ben segnato ma ci sono un paio di bivi che possono tratte in inganno. Superato il bosco al bivio con Piagù, il sentiero si alterna tra alberi e ghiaione fino ad arrivare in una zona erbosa che porta fino alla bocca d'Ardole a 1300 dove trovo qualche chiazza di neve, svolto a sinistra dove il segnavia indica 10 minuti alla vetta, supero baraccamenti e gallerie del 15/18 e arrivo alla fine del sentiero, di fronte a me l'impianto sciistico di Polsa e in distanza il massiccio del Baldo in tutta la sua maestosità, altri 3 minuti e arrivo alla sommità del Corno della Paura, due tavolo atrezzati con panchine, cavo metallico a proteggere dallo strapiombo, una trincea ed altri baraccamenti, riposo un po e dedico una panoramica eccezionale che raccoglie tutte le cime delle mie terre, dalla Lessinia, il Corno d'Aquilio, il Pastello, Verona, il Baldo e le sue cime e l'Altissimo, sotto di me la val d'Adige e il castello con Sabbionara.
Riparto e alla Bocca anzichè riescendere prendo momentaneamente il 687, strada alternativa e piu lunga che mi riporta al parcheggio passando dal vicino monte Vignola, arrivo in 10 minuti all'anticima del Corno dove è presente un imponente croce metallica ed un altarino ai caduti.
Il tramonto si avvicina e non posso permettermi ne un anello ne altre tappe, ritorno alla Bocca e riscendo per il 686 in due ore fino alla macchina di cui 20 minuti al buio.
Il Corno è la mia trentesima cima stagionale, direi che la stagione puó ufficialmente (non ufficiosamente) dirsi conclusa.

sabato 10 dicembre 2016

CIMA CADRIA (11/11/16)


CIMA CADRIA (11/11/16)

Regione: Trentino alto Adige, Trento
Gruppo: Prealpi - Prealpi Gardesane Bresciane - Alpi di Ledro. 
Elevazione: 2254m slm
Tipologia: percorso ad anello con conquista della cima.
Itinerario: da Lenzumo (Tn) attraverso sentiero 459bis fino a Malga Vies, poi 459 fino a Malga Candria, 423 fino a Cima Candria, ritorno a ritroso fino a malda Vies e poi 423 fino all'ex Centrale, poi strada provinciale fino a Lenzumo.
Percorso: Sentiero e traccia segnata
Percorrenza: 8,5h senza soste
Dislivello: 1384m (2768m totali)
Difficoltà: EE
Libro di vetta: si (firmato)
Croce di vetta: si
Flora e fauna intravisti degni di nota:  4 camosci
Densità escursionistica: nessuno
Punti d'appoggio: Nessuno
Note: Lungo ed impegnativo giro sulle Alpi di Ledro, io personalmente ho scelto un giro molto più lungo (ma piu suggestivo) della classica via normale, il sentiero 459b allunga di quasi due ore la via normale che parte dalla ex centrale elettrica che io ho fatto al ritorno. L'ascesa alla cima è un percorso alpinistico per escursionisti esperti, non è da sottovalutare; il percorso ricalca quello creato dall'esercito durante la grande guerra per creare delle postazioni di artiglieria sulle 4 punte del Cadria, soprattutto mentre ci si avvicina alla strapiombante vetta il percorso diventa completamente attrezzato con cavi metallici e fittoni (consigliabile il set da via ferrata).

Nonostante la stagione sia praticamente terminata, non voglio mollare la presa e dopo essermi iscritto ad una prova in palestra da arrampicata che effettuerò tra cinque giorni per imparare qualcosa di concreto con corde e moschettoni in attesa della primavera, oggi volevo nuovamente montagna; inizialmente volevo dirigermi verso il Ghez, ma le quasi 10 ore di percorso segnalate su altre relazioni e il fatto che non abbia una traccia nella parte finale dell'ascesa mi ha lasciato molto perplesso in quanto la neve poteva confondermi e buttarmi fuori strada, rovinandomi la giornata!
Opto allora per il Geometra, soprannome della gigante delle Alpi di Ledro, il Cadria. A dire la verità questa cima era in cantiere da tempo ma l'ho sempre rimandata perché non ho mai trovato relazioni esaurienti per farmi intraprendere il percorso e soprattutto motivarmi ad un dislivello così importante da affrontare. Parto di buon ora da casa e arrivo alle 8:30 a Lenzumo, 200 m superato il cartello di ingresso al paese vedo le indicazioni per il sentiero 459b e quindi svolto a sinistra salendo per 200 m parcheggiando in un ranch. Da lì parte il sentiero che inizia ripido in mezzo al bosco, dopo circa un'ora inizia a farmi compagnia la neve, erano previste precipitazioni e nuvole ma pareva fosse acqua fino a poche ore prima della partenza.
Arrivo alla Bochet de Zori dopo un sali e scendi fastidioso, viro verso il monte Vies e omonima malga e in altre 2,5h vi arrivo sotto una neve battente,  Durante il percorso l'occhio cade sulle numerose testimonianze di residuati bellici di cui queste montagne sono state teatro ormai un secolo fa… dalle cannoniere, alle fucilieri, alle cucine ed infine alle trincee. Salgo scegliendo la direttissima alla rotabile fino a malga Cadria, la neve va e viene ma il freddo in quota inizia a farsi sentire e in distanza si nota già la croce di vetta della nostra destinazione, a guardarla da sotto la cima sembra irraggiungibile. Pranzo e noto che lì vicino ci sono dei resti di un cimitero austriaco, vado a fargli onore con una visita e poi mi metto sul sentiero 423 che inizia a solcare le quattro dorsali del Cadria; il percorso è praticamente lo stesso scavato dagli alpini durante il 15/18, anche qui si rimane affascinati dalle gallerie e dalle postazioni militari che ci fanno compagnia fino alla cima.
La neve di oggi più quella caduta nei giorni scorsi mi fa pentire di non essermi portato dietro attrezzatura più specifica, guardo la croce e la vedo sempre più impervia e irraggiungibile, sono quasi tentato di lasciar stare la conquista visto il pericolo ma delle impronte umane sulla neve risalenti presumibilmente al giorno prima mi fanno prendere fiducia e inizio a seguirle; la terza ed ultima anticima mi accoglie con una bufera di neve che non auguro a nessuno in una condizione di instabilità su delle cenge così spioventi, fortunatamente inizia un bel percorso attrezzato con cavo metallico dalla quale non mi stacco fino all'arrivo, la vetta del Geometra è a pochi passi e finalmente si riesce a comprendere l'intricato percorso che porta alla croce, cosa che fino a qualche minuto prima era incomprensibile e mostrava questa cima come irraggiungibile.
Firma della libro nascosto all'interno di un capitello sulla sommità, poco più in basso umile ma imponente è presente una croce di legno; tempo per due foto e inizio la discesa visto che il sole inizia già a calare da un po'. Percorso a ritroso seguendo però la carrozzabile, molto più semplice e tenera per le mie già provate e ginocchia; arrivato a malga Vies mi farebbe gola salire l'omonimo monte, ma purtroppo serve un'ora e mezza che non ho visto che ormai il sole è già calato del tutto; prendo il 423 Che mi porta su una rotabile che arriva fino all'ex centrale elettrica, il percorso della via normale. Arrivo al parcheggio dell'auto che la notte è già calata da più di un'ora ma fortunatamente sono attrezzato con pila e coraggio!

sabato 3 dicembre 2016

CIMA PIZ GALIN (27/10/16)


CIMA PIZ GALIN (27/10/16)
Regione: Trentino Alto Adige Trento
Gruppo: Alpi Orientali - Alpi Retiche - Gruppo Brenta
Elevazione: 2442m slm
Tipologia: conquista della cima and back
Itinerario: da Loc Valbiole, sent.352, bocchetta Piz Galin, cima Piz Galin e ritorno
Percorso: Sentiero, traccia segnata e traccia su roccia
Percorrenza: 7h totali
Dislivello: 1259m (2518m totali)
Difficoltà: EED
Libro di vetta: si (firmato)
Croce di vetta: si
Flora e fauna intravisti degni di nota:   Una stella alpina a fine stagione
Densità escursionistica: solo un escursionista
Punti d'appoggio: Nessuno
Note: Sentiero escursionistico mediamente faticoso, ascesa alla cima poco segnata, tecnica, attrezzata, terreno friabile e con punti esposti; sicuramente non adatta a tutti, soprattutto nell'ascesa alla cima per quanto sopraelencato; bellissimi panorami sulle dolomiti di Brenta, grande vista verso le catene austriache orientali.

Ritorno per completare il lato piu orientale delle Dolomiti di Brenta dopo aver conquistato Lasteri, Croz dell'Altissimo e Sophia; oggi tocca alla piramide solitaria del Piz Galin, nome talmente simpatico che, incuriosito dalla mia attività, assieme a me stavolta porto un collega, prima volta in montagna ma ragazzotto prestante ex marinaio.
Il sentiero come per il trio precedente parte dal parcheggio di loc. Valbiole, una zona a sud-ovest di Andalo (TN) con indicazioni verso il rif. La Montanara (che non vedremo), risalgo la rotabile cementata e dopo un centinaio di metri imbocco il sentiero 352 a destra in mezzo ad un umidissimo bosco mattutino nonostante la splendida giornata e l'Ottobre ormai svanito. Proseguiamo completamente bagnati in una ripida salita fino alla località Fontanella, un abbeveratoio con bivio e segnavia verticale, proseguiamo dritti sempre in direzione Bocchetta del Galin, la mulattiera è meno ripida e alle nostre spalle inizia a spuntare il lago di Molveno. Il bosco si dirada e arriviamo dopo una svolta a destra a seguito di segnavia, il tutto sempre ben evidenziato con segnali biancorossi alla località Prati di Monte, immersi in una boscaglia tricolore che va dal verde, al giallo fino al rosso; qui seguiamo verso nord e arriviamo dopo 15 minuti al Tovo Valon e dopo altri 15 alla Bocchetta del Piz Galin, dove interseca il 353 e si apre la valle che collega le gia ben visibili tre vette fatte qualche tempo fa; da qui lasciamo il sentiero e iniziamo l'impegnativo percorso alpinistico "Carlo Alberto Banal" che porta in 45 minuti alla cima in questione. Il percorso e segnato con rari bollini e frecce rosse, alcuni vecchi segnali CAI/SAT confondono la via, il primo attraversamento che porta ad ovest è spiovente, violento e non attrezzato, lo scavalchiamo e torniamo verso sud iniziando un mix tra percorso attrezzato, passaggi di roccia tra I e II grado molto friabile e pezzi di prato.
Arriviamo piuttosto provati all'imponente croce di vetta dove ci godiamo panorami sul lago di Molveno, le dolomiti di Brenta (bellissimo vedere il percorso precedente in miniatura) con una regale Cima Tosa che predomina su tutte sbiancata sulla cima; ad est in lontananza le cime innevate dell'Austria. Prendiamo coraggio e affrontiamo la croccante via del ritorno che ci impegna in vari punti; successivamente prendiamo la via del ritorno che in un paio d'ore abbondanti ci porta al parcheggio.

venerdì 25 novembre 2016

CIMA PIZZOCOLO (12/10/16)


CIMA PIZZOCOLO (12/10/16)

Regione: Lombardia, Brescia
Gruppo: Prealpi - Prealpi Lombarde - Gruppo Valvestino
Elevazione: 1581m slm
Tipologia: percorso ad anello con conquista della cima.
Itinerario: da Sanico (Bs), case sparse di Toscolano Maderno (Bs) si risale la cresta sud fino alla Vetta, scendendo poi ad anello direz.Ovest per Malga Valle tornando a Sanico.
Percorso: Sentiero segnato, traccia su roccia segnata.
Percorrenza: 5,5h senza soste
Dislivello: 831m
Difficoltà: EEM
Libro di vetta: Si 
Croce di vetta: Si 
Flora e fauna intravisti degni di nota:   Una capra piuttosto molesta a presidiare la vetta
Densità escursionistica: molto bassa.
Punti d'appoggio: Bivacco Due Aceri
Note: Monte di modesta elevazione ma con non sottovalutabili tratti d'arrampicata principalmente tra II e III; vista mozzafiato su Lago di Garda, Baldo, Adamello, Ortles e Monte Rosa.

Rientrato da 3000km percorsi in camper in nord Europa per una mia altra passione, sono molto tentato di riposare visto che la sera ero di campionato e la mattina avevo due pratiche da sbrigare; salto quindi la piu impegnativa cima Ghez e opto per il piu vicino "naso di Napoleone", il soprannome del Pizzocolo, Monte che mi ha sempre incuriosito in quanto la forma che si vede dal versante veronese ricorda proprio la sagoma stesa del condottiero francese. Esco dalla A4 a Brescia Est e seguo per Saló, poi Toscolano e infine risalgo direzione Sanico; superato il piccolo borgo risalgo fino alla loc. Ortellp di Sotto dove subito dopo il bivio col sent.27 ce uno spazio di parcheggio per qualche vettura. Parcheggio ed imbocco il 27 che sale su ripida strada sterrata nel bosco dove, dopo vari tornanti con viste sul lago, si arriva al sentiero con indicazioni per il monte Pizzocolo e la cresta. Si attraversa una parete d'arrampicata e poco prima della svolta per la cresta sud ce spazio per uno scorcio sul monte Castello di Gaino, sovrastato da un maestoso Baldo appena spruzzato di neve.
La cresta mette alla prova la mia stanchezza e anche se la prima parte risulta divertente con tratti mescolati tra sentiero boscoso e passaggi rocciosi con movimenti semplici, a volte esposti ma mai violenti, ce da usare mani e spinte da una roccia all'altra, quindi non mi sento di catalogare questo percorso come un semplice "escursionistico", anzi..!
La parte finale porta a percorrere la cresta e sono molto provato dalla poca forma con cui mi sono presentato per questa salita; arrivo ad un anemometro e dopo pochi metri alla sommità con banderuola a bandiera, presidiata fedelmente da una fetente capra che si gode il paesaggio; riesco a fare una foto e poi a scendere all'anticima dove è presente croce e libro di vetta, oltre che ad un palo di segnalazione.
La capra forse per curiosità o forse per far capire che e casa sua, si avvicina e accetta volentieri due barrette energetiche che poi, pirla io, non me la fa schiodare piu di torno. 
Mi godo il panoramo incantandomi su un completissimo Baldo. Visito la sottostante cappella votiva e il carinissimo bivacco "due Aceri", ambedue nati da ex manufatti della Grande Guerra. Mandata definitivamente a quel paese la capra di vetta inizio la discesa verso la mulattiera ad Ovest segn.5 per poi deviare all'altezza dello Sguas del Pile verso sinistra imboccando il ripido sentiero n.11 arrivando all'abbandonata Malga Valle, scemdo ancora ed interseco svoltando a sinistra una strada forestale segnavia n.6, sempre molto ripida, lunga e tortuosa; arrivo al bivio con la rotabile che svoltando sempre a sinistra mi riporta dopo pochi minuti al parcheggio.

mercoledì 16 novembre 2016

CIMA PAGANELLA (02/10/2016)


CIMA PAGANELLA (02/10/2016)

Regione: Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo: Dolomiti, Alpi Retiche meridionali, Sottogruppo Brenta/Paganella
Elevazione: 2125m slm
Tipologia: percorso ad anello con conquista della cima.
Itinerario: Da Andalo (Tn)  attraverso Cabinovia Paganella2001 fino a Doss Pelà, Malga Zambana, Cima Paganella, Malga Terlago, Cabinovia Paganella2001, Andalo.
Percorso: Sentiero segnato
Percorrenza: 3h totali senza soste.
Dislivello: 349m (698m totali)
Difficoltà: T
Libro di vetta: no
Croce di vetta: no
Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
Densità escursionistica: bassa
Punti d'appoggio: Rifugio La Roda, Malga Zambana.
Note: Percorso semplice su altopiano con gran vista sulle Dolomiti, Adamello e lago di Garda.

Uscita semplice con alcuni amici per godersi una giornata tra i prati di questo celebre altopiano.
Purtroppo il meteo non promette bene e mantiene le aspettative; pioggia fino ad Andalo, prendiamo la caninovia "Paganella 2001" che in pochi minuti ci porta alla stazione Doss Pelà. Da qui sotto una continua guazza iniziamo la parte fisica dell'itinerario dove parte il sentiero 604 che sale nel faggeto in direzione Cima Paganella con una decina di tornanti, alcuni con salite molto ispide; immersi nella nebbia superiamo la malga Zambana e arriviamo alla Selletta, in circa 1h e venti arriviamo alla cima, completamente immersa in una coltre bianca; visita alla stazione meteorologica, foto di rito in sommità (il punto piu alto è la stazione della seggiovia) e poi aperitivo allo squisito rifugio La Roda, dove consumiamo un ottimo (e nemmeno caro come dicono) pranzo (vero obbiettivo della salita per i miri compari); acquisto la spilla (un plasticone che si rompe a metà discesa) e dopo due foto scendiamo con un freddo malandrino sempre immersi tra le nubi per la strada forestale sentiero 605, perlopiu sterrata e poi ciotolata; in 40 minuti arriviamo a Malga Terlago (chiusa) e dopo 15 minuti a Doss Pelà per riprendere la cabinovia fino ad Andalo.

giovedì 10 novembre 2016

CIMA MULAZ E SASSO ARDUINI (27/09/16)


CIMA MULAZ E SASSO ARDUINI (27/09/16)
Regione: Veneto, Belluno
Gruppo: Dolomiti - Alpi Dolomitiche - Gruppo Pale di S. Martino
Elevazione: 2906m slm (Mulaz), 2577m slm (Sasso Arduini)
Tipologia: Conquista delle due cime and back
Itinerario: da Passo Rolle (Tn) fino al 701 su rotabile, Passo al Mulaz, Cima Sasso Arduini, Cima Mulaz, Passo al Mulaz, Passo Rolle
Percorso: Sentiero e traccia segnati
Percorrenza: 8h e 20' con 1 ora e 15' tra soste e pause.
Dislivello: 1600m (totale 3200n)
Difficoltà: EEM
Libro di vetta: No in ambo le cime
Croce di vetta: si ambo le cime
Flora e fauna intravisti degni di nota: tantissime marmotte e pettirossi.
Densità escursionistica: quasi nulla (due in solitaria)
Punti d'appoggio: Capanna Cervino, Baita Segantini (chiusa), rifugio al Mulaz (chiuso).
Note: bellissimo percorso nella magica Val Venegia con sopra le Pale quasi come un dipinto. La via è lunga e a tratti impegnativa, ha un paio di sellette vicino alla cima molto esposte e in alcuni casi servono passaggi di I e II grado.

Il maltempo e i giorni che iniziano a ridursi, mescolati alla voglia di un tremila, mi fanno optare per il Mulaz nonostante l'accesso da casa mia sia molto lungo (per i miei canoni), studio quindi l'itinerario che rimane in forse col Ghez fino alla sera prima.
Alle 6:40 parto da casa e arrivo al disabitato Passo Rolle alle 9:30, parcheggio vicino all'inizio del sentiero in presenza della rotabile che porta alla baita Segantini e poi prosegue (chiuso l'accesso) per tutta la Val Venegia; raggiungo prima l'unico punto abitato (ma in fase di chiusura stagionale), ovvero la Capanna Cervino per due chiacchiere, un caffè e la spilla, proseguo verso l'itinerario superando la baita e inizio a perdere parecchia quota davanti alle Pale mentre inizia la verde vallata dove decine di marmotte fischiano ad ogni mio passo; la strada è in leggera discesa e dopo un oretta trova il bivio col sentiero 701 che porta al rif.Mulaz tra tanti segnavia e ometti, supero due ruscelli ed inizio a riprendere quota tra svolte nel verde e successivamente in un faticoso ghiaione che mi porta sotto la teleferica; qui trovo il primo escursionista, una simpatica incarnazione di stambecco autoctono  da poco ottantenne (dimostrava massimo 65 anni) che mi raccontava di "avermi aspettato" un ora su in cima Mulaz, aver suonato la campanella di vetta e poi esser sceso consapevole (mi ha messo un po di tristezza) che sarebbe stato il suo ultimo Mulaz vista l'età e che due giorni prima era in ferrata sulla Vezzana; io l'ho guardato con la lingua a terra dalla salita e gli ho detto:" amico mio, tolgo volentieri una cima a me nella mia vita per farti fare un altro Mulaz a te, ci rivedremo presto su queste montagne"; in poco tempo arrivo al passo del Mulaz dove tira un aria che taglia come un pugnale, sono a 4 ore dal passo, pranzo con sopra di me la Vezzana e il Cimon sporcati neve. Scendo giu verso il bellunese al rifugio in 10 minuti, trovandolo chiuso e vista la croce del Sasso Arduini mi lancio in altri 10 minuti su sentiero percettibile verso la piccola cima che nella fase finale chiede qualche passaggio di I e II per raggiungere la vetta con cippo e croce. Riscendo al rifugio e incrocio un treckrunner, risalgo al passo e prendo la via per cima Mulaz, un paio di ometti e poi dei cerchietti (o frecce) rossi su roccia mi indicano la via, salendo il percorso prende quota su roccia rossa per poi abbandonarla e tornare a dolomia e roccia friabile, un paio di punti esposti e in circa 5,30 pranzo compreso arrivo alla croce di vetta con campanella; mi godo un vent minuti di pausa e foto (telefono che incredibilmente aveva segnale ottimo); riscendo perdendo il sentiero per 10 minuti in mezzo ad una popolazione di simpatiche marmotte; percorso a ritroso e in altre tre ore belle di pedalata veloce arrivo al passo per prendere l'auto a crepuscolo gia terminato.