mercoledì 29 marzo 2017

CIMA TIBET E CIMA MADONNINA (01/03/2017)


CIMA TIBET E CIMA MADONNINA (01/03/2017)
Regione: Veneto, Verona
Gruppo: Prealpi - Prealpi Venete - Gruppo Piccole Dolomiti
Elevazione: 2140m slm (Madonnina)
Tipologia: percorso ad anello con conquista delle cime.
Itinerario: Da Rifugio Revolto, Passo Pertica, E7, 108, via di misto, Tibet, Madonnina e rientro dal vallone a Malga Campobrun, Pertica s Revolto
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata, via di roccia
Percorrenza: 6h con soste
Dislivello: circa 1000m
Difficoltà: A
Libro di vetta: si (solo su Madonnina)
Croce di vetta: Si (palo tibetano con bandierine su Tibet, Madonna su Madonnina).
Flora e fauna intravisti degni di nota: Una decina di camosci
Densità escursionistica: tre scialpinisti
Punti d'appoggio: Rif.Revolto, Rif. Pertica, Malga Campobrun (tutti chiusi al momento)
Note: Impegnativa ascesa alla costa media del Carega, i piani erano di affrontare la direttissima (108 delle creste) o il vallon della teleferica (108b, già affrontato per cima Carega), poi la nevicata nella nottata stessa coprendo completamente ogni forma di traccia mi ha portato alla scalata che segue.

Avevo rinunciato circa 20gg alla costa media e a due delle cinque vette che ancora mi mancano per completare il gruppo del Carega, ovvero Tibet e Madonnina (mancano Posta, Cherlong e Grole), il tutto per le forti nevicate che hanno portato a 80cm la valle di Campobrun e la fievole traccia che portava al vallone delle teleferica, quel giorno infatti ripiegai su un trekking d'allenamento con ciaspole fino a Scalorbi e un salto fino al Plische; oggi no, la costa media era da fare. Meteo fedele con giornata eccezionale post pioggia, solo che da poco sopra Giazza aveva nevicato la notte, quindi primo imprevisto, l'auto arriva fino a 2km da Revolto, parcheggio e affronto su neve fresca (senza ciaspole) ma non  profondissima il ripido bosco, arrivando già a Revolto e il Cristo delle vette con un polmone compromesso; su consiglio di un alpinista che era stato una settimana prima di me ho portato parecchia attrezzatura tra cui una 15ina di metri di corda. Non mi deprimo e col sole che si alza arrivo al Pertica, traccia zero sulla forestale e7, la situazione si fa critica, scavalco da una scorciatoia la direttissima e arrivo al 108b, peggio che peggio, ma la vista della Madonnina di vetta mi da coraggio, indosso imbrago, ramponi, casco ed estraggo le gemelle (le picche da ghiaccio), parto dal 108b, perdo quasi subito l'intuizione della traccia e inizio temerario a seguire le impronte di due presumibili lupi. Il percorso in semiverticalità è sfiancante, soprattutto con la neve fresca e i ramponi a sprofondare, la via segue un vallone a cavallo tra il 108 e 108b; tenacia e ambizione mi portano in cresta dopo 2,5h di arrampicata (con varie soste), gia intravedevo la madonnina, ora oltre ad un orrizzonte colmo di alpi occidentali, intravedo a sud cima tibet, mi avvio con un paesaggio alpino mozzafiato, camosci che osservano curiosi e la cresta farinosamente bianca; Cima Tibet è fatta, mi giro e proseguo la cavalcata aerea sulla cresta innevata, poco sotto cima Maddonina il patatrac, mi sfila il laccio del rampone, la cordura è congelata, provo con un coltellino ad infilarla ma la punta della lama si smussa e finisce sul mio indice sinistro, squarciandolo (4 pt il giorno dopo al pronto soccorso); tampono con neve e un kit d'emergenza, arrivo alla Madonnina di vetta e poi osservo le non troppo distanti Cherlong e Posta anticipate da Carega..senza neve, imprevisti e ferite forse le avrei potute fare tutte assieme, niente, sono le 16:15, non posso permettermi ne di proseguire e ne di fare il vertiginiso percorso a ritroso, seguo una scia di uno scialpinista scendendo dal Vallone delle teleferica a zigzag e arrivo alla macchina quasi al buio delle 18:15.
Cime di moderata elevazione ma ascesa, terreno, orientamento e spirito di sopravvivenza da farmi chiudere gli occhi soddisfatto una volta a casa.  

domenica 5 marzo 2017

CIMA POZZETTE E CIMA LONGINO (25/01/2017)


CIMA POZZETTE E CIMA LONGINO (25/01/2017) 
Regione: Veneto, Verona
Gruppo: Prealpi Lombarde, Gruppo Baldo
Elevazione: 2180m slm (Longino)
Tipologia: conquista delle cime and back
Itinerario: da Malcesine (VR) salita con funivia fino a Tratto Spino per poi imboccare il sentiero 651 e rientrare.
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata
Percorrenza: 4,5h totali con soste
Dislivello: circa 500m
Difficoltà: EE
Libro di vetta: No
Croce di vetta: si (su Pozzette).
Flora e fauna intravisti degni di nota: Un camoscio scendendo dalla funivia
Densità escursionistica: nessuno.
Punti d'appoggio: Ristorante Monte Baldo e Baita dei Forti (funivia)  
Note: Contrassegnato come il sentiero più bello del Baldo, il 651 parte dal passo di Tratto Spino e tocca con sali e scendi continui in ordine Cima Pozzette, Cima del Longino con leggera deviazione, Cima Val Finestra, Cima Valdritta con deviazione segnata, Punta Pettorina con deviazione e Cima Telegrafo; rimangon  fuori le piu basse Cima Costabella e Vetta delle Buse, appartenenti al percorso 658; il sentiero ha panorami mozzafiato sulle Dolomiti, le Piccole Dolomiti, la pianura Padana e ovviamente il lago di Garda.

Lo ammetto, ho fatto un po di copia e incolla col fallimento di 10 giorni fa, ma non ho aspettato primavera, complice l'ottimo meteo (anche se le giornate sono tanto corte ancora) e la solitaria dovuta all'infrasettimanalità ho puntato alle due vette a nord che mi mancano del Baldo (la Valfinestra se pur toccata non è da considerarsi una vera e propria cima).
Arrivato a Malcesine prendo la funivia delle 9:00 nella piu completa desolazione, le corse sono ogni mezzora e arrivo su a Tratto Spino alle 9:35 a causa di un piccolo guasto alla funivia della seconda tratta (San Michele/Tratto Spino), esco e senza perdere ulterior tempo svolto a sinistra, un po di brezza e ancora un po di neve, ma il sole è gia visibile e le due nuovolette annunciate si stanno dissolvendo. Superati gli impianti di risalita dopo un primo crinale abbastanza pendente, imbocchiamo nella Lastoni Selva Pezzi, una riserva naturale, Al momento della recensione il percorso era segnalato da continui paletti con la testa gialla, in maniera tale che gli escursionisti seguissero il percorso permettendo all'erba di crescere serena al di fuori del sentiero. Arrivati al secondo cartello della riserva a destra c'è una piccola deviazione che noterete sicuramente al ritorno, una sorta di punto panoramico colmo di ometti.
Proseguite dritti e arrivate al secondo impianto di risalita a seggiovia chiamato Pra Alpesina (sempre stessa azienda di Malcesine), arrivante però dalla parete est, ovvero dalla località di Novezzina. Il sentiero prosegue con dolci sali e scendi su neve fresca (A volte la neve è sciolta o quasi, ma dove è presente ci sono comunque parecchie impronte che rassicurano la via oltre che ai soliti segnali bianchi e rossi SAT abbastanza visibili), gli unici fastidi sono dovuti a dei fitti mughi che hanno praticamente invaso il sentiero e che con i rami non permettono agevolmente il passaggio. Inizia la dorsale che porta alla nostra prima meta, arrivando all' anticima con cartello di segnalazione e infine alla vetta delle Pozzette dove ci attende un'umile croce di vetta in legno; tempo per due foto e riprendiamo la via con una forte discesa (io sto gia pensando alla salita del ritorno mannaggia), il sentiero prosegue alla sinistra di cima Longino dove cerco ad occhi sbarrati la traccia che porta in vetta (non esiste un vero e proprio sentiero, ma una fievole traccia, quindi immaginate con la neve, visto che la nostra seconda meta è battuta pochissimo e quindi impronte non ce sono manco a morire), finalmente alla fine di due tratti colmi di maledetti mughi poco prima della dorsale sud del Longino, si nota su una curva dello sfasciume e quel che resta di un segno rosso Sat su pietra, la neve è assente, ce una traccia, il percorso è perlopiu su erba e un filo di neve, ci sono alcuni passaggi di primo grado e dopo venti minuti si giunge alla cima sfiorando la dorsale nord (ovviamente innevata) arrivando all'ometto di sommità.
Tempo per due foto su un panorama mozziafiato e poi per il pranzo appena sotto la cima causa vento.
Scendo con attenzione e alla svolta col 651 costruisco un ometto, in maniera che si noti la traccia, proseguo ancora con sali e scendi e arrivo alla forcella Val Finestra e relativa sommità (cima mi sembra esagerato) appena fuori sentiero. 
Il sole sta gia calando e la vicina Valdritta e già stata toccata, quindi  dietrofront lungo il sentiero e in 2 orette arrivo alla funivia.


domenica 19 febbraio 2017

CIMA ZEVOLA, PLISCHE E OBANTE (20/01/2017)


CIMA ZEVOLA, PLISCHE E OBANTE (20/01/2017)
Regione: Veneto, Vicenza
Gruppo: Prealpi - Prealpi Venete - Gruppo Piccole Dolomiti
Elevazione: 2072m slm (Obante)
Tipologia: percorso variegato con intersezioni ed anelli con conquista delle cime.
Itinerario: da Giazza presso Rifugio Revolto, Rif. Scalorbi, Passo Tre Croci, Zevola, Plische, Scalorbi, Obante, bocchetta Mosca, Scalorbi e Revolto
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata
Percorrenza: 10h senza soste.
Dislivello: 1580m (3160m totali)
Difficoltà: EE
Libro di vetta: si (su Zevola e Obante)
Croce di vetta: si su tutte.
Flora e fauna intravisti degni di nota: 1 gallo forcello
Densità escursionistica: 4 escursionisti
Punti d'appoggio: Rifugio Revolto, Pertica, Scalorbi e  Fraccaroli, tutti chiusi escluso il Pertica in serale
Note: Impegnativo e lungo percorso da me tracciato, in giornata (d'estate) si riesce a completare le cime piu importanti dei sottogruppi Tre Croci e Fumante; la neve oggi ha rallentato notevolmente i piani, era prevista cima Tre Croci (esclusa quando vista dal vivo) Cima Lavoraste (ghiacciata e con sentiero crollato) e cima Posta (troppo distante, servivano 3h abbondanti in piu e sono sceso con buio pesto); la Neve fresca a coperto completamente quasi tutte le tracce, fortunatamente erano presenti alcune impronte, inoltre i ramponi alla prima esperienza mi hanno dato non poche difficoltà dinamiche nonostante siano uno strumento eccezionale.

Parto di buon ora da casa, l'obbiettivo è sopire la sconfitta di cinque giorni prima sul Baldo, sei cime non le avevo nemmeno mai sognate, il mio record sono tre cime in giornata (Brenta); sei mi rendo conto che era una vera e propria impresa messneriana.
Arrivo al parcheggio di Revolto,  superato il paese di Giazza, nell'est veronese, noto punto di partenza per moltissime escursioni sul gruppo del Carega; già sapevo che le forti nevicate mi avrebbero messo in difficoltà ancor prima di arrivare lungo la strada che porta al rifugio, parto dal parcheggio alle 7:00 con luce frontale e mi godo una fantastica alba lungo il sentiero 109 che da Revolto passa per Passo Pertica (e omonimo rifugio) attraversando una rotabile forestale invernale fino al rifugio Scalorbi, altro punto nevralgico delle Piccole Dolomiti. Giunto al rifugio lo scavalco temendo la destra e noto i segnavia che indicano i primi itinerari vicentini, al primo Bivio prendo il sentiero 111 che mi mostra la valle di Recoaro e mi fa fiancheggiare uno dei miei obbiettivi, il Plische, la valle è ancora al buio e un forte vento, aggiunto a neve fresca e ramponi nuovi (o meglio mai usati) mi fanno rallentare parecchio, la traccia è coperta del tutto ma alcune impronte mi danno la via e in forte dislivello raggiungo il passo Tre Croci (conosciuto anche come Lora), seguo il 202 e alla mia sinistra vedo gia, con molta delusione cima Tre Croci, una collinotta solitaria che gia mi aveva messo in difficoltà non trovando online alcuna traccia per la vetta; noto la via dopo circa 700m dal passo su una curva (bollo rosso), decido di rimandarla a dopo lo Zevola e valutare il tempo rimasto ed eventualmente escluderla, proseguo su mulattiera innevata per circa 25 minuti e raggiungo passo Zevola con traccia per l'omonima cima, anche qui un collinotto erboso che peró decido di fare in quanto massima elevazione del sottogruppo; salendo vedo subito qualche baraccamento di guerra, arrivo su in 20 minuti scarsi e noto dalla vetta (attenzione che il libro è nascosto sotto le pietre sottostanti la croce di vetta) una cresta che pare congiungersi con il Tre Croci, arrivo in  prossimità e uno strapiombo mi ferma, perdendo un'altra mezzora che mi fa decapitare la limitrofa meta. Scendo a passo Zevola e faccio il giro a ritroso fino alla forcella successiva.
Proseguo per il Plische, solitaria piramide che si inalza sulla valle di Campobrun, raggiunto nuovamente il passo Tre Croci viro ad anello prendendo il sentiero 182 (se dovete fare solo il Plische  dallo
Scalorbi è la miglior soluzione, aggancia praticamente subito dopo poche curve la traccia per la vetta); io invece circumnavigo la montagna perdendo ulteriormente ore di luce, pranzo sul sentiero e chiedo informazioni ad un escursionista locale, mi dice che l'aggancio alla vetta, poco chiaro sulle recensioni sul Web, si trova in prossimità di una grossa forcella, arrivo alla suddetta tra mughi e saliscendi innevati (dove sulla destra si notano resti del primo conflitto mondiale tra cui una roce arrugginita posta su un piccolo sperone) e arrivo alla porta di Campobrun, sotto è visibile un edifico abbandonato (notato anche da altri  sentieri) secondo Davide (che poi conoscerete) si tratta di un ex caserma della GDF (io la ricordavo sul Baldo) ma online parlano di una casa adiacente una miniera dismessa, forse una "casa cantoniera" di minatori , sopra invece tra alcuni ometti a destra una cima senza nome e a destra il Plische, ma della traccia nessuna...traccia..!
Mia fortuna che passa da li uno "stambecco" mantovano di nome Davide, a cui chiedo se sa dove è la traccia, non lo sa..ma arrivando dalla via delle creste del Carega e non avendo mai scalato il Plische, mi propone di salire da una vecchia trincea, una direttissima faticosa, innevata e a tratti pericolosa. Arrivati a mani nude e piccozza  in cima ce una carinissima e piccola croce(pure un paio di vecchi ramponi arruginiti), due chiacchere e un the caldo; da sopra intanto vediamo la traccia che ci era sfuggita, molto piu avanti della porta di Campobrun e molto piu semplice (ma faticosa in salita) della nostra "via nuova"; la prendiamo, scendiamo e allo Scalorbi ci salutiamo, lui va verso casa..io ho ancora tre cime anche se Cima Posta ormai è andata, metà già ambiziosa in fase di progettazione, figuriamoci dopo tutti questi imprevisti e rallentamenti; tento il Fumante risalendo da dietro lo Scalorbi verso sinistra stavolta con sent.109 e aggancio al 195; traccia quale segnata pochissimo e la salita è piuttosto faticosa, probabilmente dovuto anche ai tanti saliscendi macinati prima per raggiungere le precedenti vette. Arrivo provato con il sole gia in fase di tramonto al passo dell'Obante, devio su Lovaraste, alcuni passaggi aerei, la neve ghiacciata e una parte della cengia crollata mi fanno rientrare verso passo dell'Obante, risalgo per lieve traccia e il GPS mi dice che sono sulla cima dell'Obante, poco più in basso è presente una piccola croce e il libro incastonato nella roccia, tempo per una foto con l'ultimo raggio di luce e riparto; opto velocemente per il sentiero delle creste, gia fatto per Guglia del Grillo e Cima Mosca; qualche passaggio di primo grado, forse anche secondo… Aggiunto al fatto che era buio pesto e mi stava dando luce solamente con il faro e arrivo alla bocchetta dei Fondi, da li prendo il 109 mi porta a Scalorbi in 45 minuti e successivamente in altri 45 arrivo al Pertica sempre su 109 e dopo altri 20 minuti al parcheggio. Congelato, piedi provati dagli scarponi quasi nuovi e vai ramponi tenuti per mezza giornata, acqua nello zaino gelata, the finito e cena anche quella congelata… affamatissimo opto per una pizza per la strada che mangio sul sedile mentre guido mentre riprendo colore corporeo. Soddisfatto della fin troppo lunga giornata, purtroppo in inverno le ore di luce sono poche ma lo spettacolo che si vede con la neve e i tramonti su di essa è qualcosa per cui vale la pena soffrire un po'.

mercoledì 1 febbraio 2017

651 CRESTE DEL BALDO (15/01/2017) {fallito}


651 CRESTE DEL BALDO (15/01/2017) {fallito}
Regione: Veneto, Verona
Gruppo: Prealpi Lombarde, Gruppo Baldo
Elevazione: 2218m slm
Tipologia: conquista delle cime and back
Itinerario: da Malcesine (VR) salita con funivia fino a Tratto Spino per poi arrivare a Cima Telegrafo toccando le cime piu importanti del massiccio
Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata
Percorrenza: 6,5h totali con soste
Dislivello: circa 500m
Difficoltà: EE
Libro di vetta: Si (solo su Valdritta)
Croce di vetta: si (su Telegrafo, Valdritta e Pozzette).
Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
Densità escursionistica: solo una ventina di persone a Tratto Spino in passeggiata.
Punti d'appoggio: Ristorante Monte Baldo (funivia) e Rif. Telegrafo (aperto solo il locale invernale). 
Note: Contrassegnato come il sentiero più bello del Baldo, il 651 parte dal passo di Tratto Spino e tocca con sali e scendi continui in ordine Cima Pozzette, Cima del Longino con leggera deviazione, Cima Val Finestra, Cima Valdritta con deviazione segnata, Punta Pettorina con deviazione e Cima Telegrafo; rimangon  fuori le piu basse Cima Costabella e Vetta delle Buse, appartenenti al percorso 658; il sentiero ha panorami mozzafiato sulle Dolomiti, le Piccole Dolomiti, la pianura Padana e ovviamente il lago di Garda.

Purtroppo ogni tanto bisogna dar ragione alla montagna, era una decina di giorni che mi doveva far pagare qualcosa; all'Epifania mi è saltata l'ascesa nelle piccole Dolomiti per motivi personali, 4 giorni dopo il maltempo si è ripetuto con forti nevicate ed infine oggi, con un tempo discreto ho dovuto fare i conti con la neve e con il vento, oltre che col freddo.
L'escursione, fattibile dai più, era partita con un quartetto composto da me, Vito (che avete gia conosciuto sul Piz Galin e buon arrampicatore indoor), la mia consorte e la sua collega (buona runnergirl con passione per l'altitudine); si aggiunge causa compleanno il suocero (buon escursionista) e la compagna con un paio di amici (trio piu da rifugio che da pedalate) e la situazione si fa gia più sinistra.
Vito tira pacco 7 ore prima del ritrovo per problemi fisici; la mattina arriviamo a Malcesine con 40 minuti di ritardo per problemi al secondo quartetto; il freddo (- 2 lacustre) fa gia partire le prime lamentele che mi fanno ricordare perchè il 90% delle mie ascese sono in solitaria.
La funivia che porta prima a San Michele e poi a Tratto Spino, start del nostro itinerario, parte ogni venti minuti essendo bassa stagione, saliamo a TS, improvvisiamo un mini party di compleanno al suocero in alta quota (1760m) e poi a forza di sbuffi da parte mia si parte; i tre aggiunti non se la sentono per il meteo, il suocero segue gli amici anche se vorrebbe tentare l'impresa con figlia, amica e testadicapra del genero; rimaniamo in tre; il CNSAS ci dice vento forza 48/52 km/h e -19 gradi percepiti (-16 il termometro), aggiunge che se andiamo, probabilmente ci si vede dopo poco per un soccorso (alla faccia del buon augurio).
Non mi scoraggio, il sentiero è bianco, non ce traccia se non nascosta dalla neve su qualche roccia, neve a 7cm quindi meglio i ramponi che solo io ho, il vento taglia come una Hattori Hanzo e ci teniamo a fatica in piedi sul primo crinale per la forza del vento, mani congelate per le due signore, niente, io me la rischierei per vedere se dietro la prima cresta ci sia un po di quiete e tentare l'abbordaggio a Pozzette e Longino che sono assenti sul curriculum, ma per tanto abbia due buone escursioniste a presso, non me la sento di fargli fare 6h a pressioni di carattere troppo elevato per la loro esperienza montana.
Ripiego e torno a Tratto Spino spingendomi fino a bocca di Navene  per due foto; il clima è gelido nonostante il buon abbigliamento di tutti e tre, rientriamo al rifugio dove ci attendono gli altri quattro, zuppa e discesa per metà in funivia e per metà su sentiero; si ritenta a primavera.

giovedì 19 gennaio 2017

CIMA MOSCA E GUGLIA DEL GRILLO (16/12/16)



CIMA MOSCA E GUGLIA DEL GRILLO (16/12/16)

Regione: Trentino Alto Adige Trento
Gruppo: Prealpi - Prealpi Venete - Gruppo Piccole Dolomiti
Elevazione: 2141m slm (cima Mosca), 2086m slm (Guglia del Grillo)
Tipologia: conquista delle cime e ritorno.
Itinerario: da Rifugio Revolto a Passo Pertica, Rifugio Scalorbi, Bocchetta Mosca, Guglia del Grillo, Cima Mosca e ritorno
Percorso: Sentiero segnato, traccia di sentiero.
Percorrenza: 4,15h senza soste
Dislivello: 1310m (2620m totali)
Difficoltà: EEM
Libro di vetta: no ambo le cime
Croce di vetta: no ambo le cime
Flora e fauna intravisti degni di nota:  Una ventina di camosci
Densità escursionistica: bassa
Punti d'appoggio: Rif.Revolto, Rif.Passo Pertica, Rif.Scalorbi, Rif. Fraccaroli
Note: cima poco frequentata ma con ottimi panorami e un ascesa di soddisfazione su traccia lievemente segnata, sentiero semplice fino a bocchetta Mosca, dopodichè in alcuni punti richiede piede fermo e assenza di vertigini.

L'idea era di conquistare Cima Posta ma le giornate troppo corte di metà dicembre, nonostante l'ottimo meteo, mi hanno fatto virare su una meta di due ore piu breve.
Si arriva a Giazza (VR) in val d'Illasi e si prosegue salendo per l'unica strada che supera il paese, ad un certo punto troverete il cartello di strada chiusa, proseguite fino alla fine e parcheggiate nei pressi del rifugio Revolto (aperto anche in inverno quasi tutti i giorni). Dal rifugio si sale fino al passo Pertica con omonimo rifugio sul sentiero 186 in circa 20 minuti, poi parte la strada forestale sent.108 che in un oretta ci porta tra baraccamenti di guerra e occhiate sulla vallata di Campobrun al  Rifugio Scalorbi, crocevia di moltissimi itinerari. Da li si prende a sinistra il sentiero 192 che percorre il vajo dei colori fino a Bocchetta Mosca incrociando qualche escursionista e, guardando in su anche piu gruppi di camosci che saltano tra una roccia e l'altra. Dalla bocchetta si vedono stupendi panorami su tutte le alpi orientali, il tutto reso possibile da un cielo blu pastello. A destra è visibile la croce di Cima Carega, noi svoltiamo a sinistra sul sent.109 sotto la gia visibile piramide di Cima Mosca, la cengia è stretta e strapiombante in alcuni punti, dopo circa 300m noterete due soste sulla parete a poca distanza una dall'altra, proseguite e vedrete sulla sinistra un ometto con una piccola scritta con freccia che indica la via della cima, la salto e mi impunto verso l'incudine della guglia del Grillo, gia visibile subito dopo cima Mosca , il sentiero non ha i segni biancorossi ma è ben tracciato, ad un certo punto sotto la guglia è intuibile una traccia di sentiero a sinistra che porta in cima alla nostra prima meta, gli ultimi venti metri non hanno traccia ma è gia visibile l'ometto che ne determina la sommità; pranzo, due foto e torniamo verso la cima principale; all'altezza dell'ometto di segnalazione giriamo a destra e seguiamo la traccia poco evidente che sale zigzagando verso la vetta, troverete poco piu avanti un altro ometto e poi una galleria bellica a rassicurarvi la giusta via (ovviamente con la neve sarebbe stato molto piu complicato seguire la traccia), ancora qualche passaggio di I grado e poi si segue la cresta con la parete nord gia bella bianca; in vetta ci sono due ometti e un panorama che non si puo spiegare; due foto anche qui e poi riscendo facendo il percorso a ritroso fino al parcheggio in due orette abbondanti. 

martedì 27 dicembre 2016

Awards delle cime 2016


Dopo ben 30 cime nel 2016, traguardo ambizioso a cui mai avrei pensato, credo sia giunto il momento per tirare le somme e per ragionare e programmare la prossima stagione, magari migliorandosi; ho vinto vertigini, altitudine ed iniziato ad imparare come muoversi in un ambiente ostile come la montagna. Obbiettivo primario oltre a qualche uscita per non farmi mancare del "buon ossigeno" è quello di aumentare tecnica e preparazione con dei corsi di arrampicata, ghiaccio e sicurezza; fortunatamente la mia zona è ben servita. 
Ed ora..via agli Awards:
1) CIMA PIU BASSA: Monte Pergo, a Bolca, prima uscita dell'anno, direi che va piu che bene.
2) CIMA PIU ALTA: Il Vioz, faticosa ma appagante ascesa, stare quasi a 3700m  slm è qualcosa di indescrivibile, il panorama da uno dei punti piu alti delle Dolomiti è impagabile.
3) CIMA PIU FACILE: il Tomba, una passeggiata tra le mucche.
4) CIMA PIU DIFFICILE: È una bella sfida, soggettiva di volta in volta, per me è stata Cima d'Asta, complici anche due miei errori di orientamento.
5) CIMA PIU PERICOLOSA: Anche qui ce ne sono due tre che se la giocano, vince il Cadria, ardito con la complicità del maltempo, in un paio di casi ho pensato veramente il peggio.
6) CIMA PIU SUGGESTIVA: Cima Dodici, ma la scelgo per altezza, perche Caldiera, Levante, Ortigara, Portule, Corno della Paura e Cadria sono state scenario di conflitti tremendi, l'atmosfera sull'altopiano di Asiago in un feriale di settembre è qualcosa di inspiegabile, un silenzio che ti urla nella testa, forse le grida dei soldati mai ritornati da quelle cime.
7) CIMA PIU COOL: Il Piz Boe con la sua capanna Fassa a 3000mt e gli hikers a fare aperitivo fa molto cool.
8) CIMA PIU APPOGGIATA: il rifugio migliore anche se la Roda è buono e bello, Il Brentari e carinissimo e la capanna Fassa è cool da paura, per me l'accoglienza del Telegrafo è in testa, in montagna l'accoglienza è tutto.
9) CIMA PIU BRUTTA: Cime brutte non ne ho fatte, forse la Paganella essendo un altopiano arrivabile con la seggiovia e semplice da salire.
10) CIMA PIU BELLA: La Levante ha tenuto parecchio la testa della classifica battendosi col gigante Vioz e il vice Boè, anche il Galin e la Valdritta..tutte hanno qualcosa di unico..il primo posto vuoi per la giornata feriale ottima, vuoi per le magie di colori d'autunno, vuoi per l'atmosfera irreale della val Verengia con le Pale alle spalle, ma per me il Mulaz rimane la vetta piu bella comprendendo avvicinamento, ascesa e paesaggi.
Ed ora direi di lasciarvi con un saluto, augurarvi buone feste e all'anno prossimo con nuove avventure!

mercoledì 21 dicembre 2016

CIMA CORNO DELLA PAURA (16/11/16)



CIMA CORNO DELLA PAURA (16/11/16)

Regione: Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo: Prealpi, Prealpi Lombarde, Gruppo Baldo
Elevazione: 1518m slm
Tipologia: conquista della cima e ritorno
Itinerario: dal Castello di Avio attraverso il percorso 686 diretti fino alla cima and back
Percorso: Sentiero e traccia segnata
Percorrenza: 5h senza soste
Dislivello: 1300m (2600m totali
Difficoltà: EM
Libro di vetta: no
Croce di vetta: si (anticima)
Flora e fauna intravisti degni di nota: Tre camosci che brucavano sul vicino monte Vignola
Densità escursionistica: nessuno
Punti d'appoggio: Nessuno
Note: Cima poco conosciuta e non molto ambita, nonostante dalla val d'Adige spicchi ardita come un piccolo Cervino, la vetta è raggiungibile via strada asfaltata da Polsa, frazione di Brentonico.

Lo vedo 5 giorni fa mentre vado sul Cadria, non ci avevo mai fatto caso nonostante la A22 è la strada che faccio piu spesso per raggiungere vette; ne rimango subito catturato grazie all'alba che lo disegno come un dente aguzzo che sovrasta il castello di Avio. Giungo a Sabbionara, a 2km dall'uscita Ala/Avio e seguo le indicazioni per il castello di Avio (fate attenzione che le strade di Sabbionara sono molto strette) ove parcheggio. Da li parte il sentiero 686 che arriva al Corno della Paura, inizia ripido in mezzo al bosco fino al Maso Papaia e già si scorge l'argentea croce di vetta del Corno, dove inizia una carrozzabile che si sgancia dal sentiero per un paio di Km per poi riprenderlo sempre in una faticosa salita fino a quota 1100. Il percorso è ben segnato ma ci sono un paio di bivi che possono tratte in inganno. Superato il bosco al bivio con Piagù, il sentiero si alterna tra alberi e ghiaione fino ad arrivare in una zona erbosa che porta fino alla bocca d'Ardole a 1300 dove trovo qualche chiazza di neve, svolto a sinistra dove il segnavia indica 10 minuti alla vetta, supero baraccamenti e gallerie del 15/18 e arrivo alla fine del sentiero, di fronte a me l'impianto sciistico di Polsa e in distanza il massiccio del Baldo in tutta la sua maestosità, altri 3 minuti e arrivo alla sommità del Corno della Paura, due tavolo atrezzati con panchine, cavo metallico a proteggere dallo strapiombo, una trincea ed altri baraccamenti, riposo un po e dedico una panoramica eccezionale che raccoglie tutte le cime delle mie terre, dalla Lessinia, il Corno d'Aquilio, il Pastello, Verona, il Baldo e le sue cime e l'Altissimo, sotto di me la val d'Adige e il castello con Sabbionara.
Riparto e alla Bocca anzichè riescendere prendo momentaneamente il 687, strada alternativa e piu lunga che mi riporta al parcheggio passando dal vicino monte Vignola, arrivo in 10 minuti all'anticima del Corno dove è presente un imponente croce metallica ed un altarino ai caduti.
Il tramonto si avvicina e non posso permettermi ne un anello ne altre tappe, ritorno alla Bocca e riscendo per il 686 in due ore fino alla macchina di cui 20 minuti al buio.
Il Corno è la mia trentesima cima stagionale, direi che la stagione puó ufficialmente (non ufficiosamente) dirsi conclusa.