martedì 27 febbraio 2018

CIMA DOSS ALTO, DOSS ANZIANA, COL SANTO, COL SANTINO, BISORTE E BUSO (02/10/2017)


CIMA DOSS ALTO, DOSS ANZIANA, COL SANTO, COL SANTINO, BISORTE E BUSO (02/10/2017)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Massiccio del Pasubio 
- Elevazione: 2112m slm (Col Santo)
- Tipologia: Giro ad anello con conquista delle cime 
- Itinerario: da Giazzera per sent 101, forestale delle Malghe, 132, 131, 131a, E120, 133, 147 con relative tracce alle cime e rientro per 147, 133, E120 e 132 fino a Giazzera
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 9h senza soste
- Dislivello: 1600m
- Difficoltà: EE (II PD)
- Libro di vetta: si (Col Santo e Bisorte)
- Croce di vetta: si (Col Santo e Buso)
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci e un giovane cervo
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: Rifugio Lancia
- Note: Importante giro ad anello su ambienti che variano da prati, mughi e rocce che mi permettere di toccare le ultime 6 cime del Pasubio, ultimandolo nella mia opera di completamento delle Piccole Dolomiti.

Parto di buon’ora da casa e alle 8:15 parcheggio nella desolata frazione di Giazzera su ripido sentiero nel bosco umido, il percorso si alterna tra sentiero, forestale e traccia passando per splendide malghe chiuse arrivando alla collinotta erbosa del Doss dell’Anziana dopo circa 2 ore e mezza, dalla nuda cima scendo di 100m di dislivello sulla spalla del monte, considerata cima, il Doss Alto, estrema vetta a nord del Pasubio. Dopo le foto di rito risalgo per la prima cima e il tempo inizia ad imbruttirsi. In mezzora raggiungo per sentiero la croce di vetta del Col Santo, massima elevazione del giorno e dopo un pranzo anticipato e una pausa sulla panchina firmando il libro di vetta. Riparto e deviando a nord dal sentiero raggiungo la vera sommità contrassegnata da un palo di legno e poi inizio a scendere verso la sella dei col santi con un fastidioso elicottero che fa scuola guida sopra la mia testa. Arrivato alla sella mi immetto nello stretto sentiero che costeggia la dorsale sud del Col Santino e aggancio la traccia (visibile ad un bivio con un masso bianco e rosso) virando a sinistra e raggiungendo per traccia non sempre visibile l’ometto di vetta. Riscendo al bivio e proseguo per l’interminabile discesa a zig zag sempre da sud arrivando all’Alpe Pozza e poi a sinistra verso la sella delle Pozze e poi ancora a sinistra verso il bivio che porta alla sella del Monte Buso. Qui ho le due cime piu fastidiose del giro. Il Bisorte a sinistra appare come un dente roccioso percorso da un’affilata cresta mentre il Buso sembra piu docile. Opto quindi prima per il Bisorte con traccia militare che parte da dietro i resti di una panchina di legno alla sella del Buso. La traccia segue il filo di cresta e seppur non segnata e evidentemente non frequentata, la stessa percorre bene e chiede subito piede fermo su una parte rocciosa piuttosto affilata. Superata la parte critica (utili i bastoncini) si prosegue in mezzo ai mughi che a volte invadono il sentiero. Si arriva alla base del dente e lo si risale tenendo la traccia su roccia (ingiallita dai calpestii) verso destra orografica e risalendo un canalino (II+) o poco piu avanti forzando di piede con ausilio delle mani (I) verso sinistra si risale con facili ma esposti passi d’arrampicata si raggiunge la sommità, contrassegnata da un segnale trigonometrico alle sue spalle nascosto tra le rocce il libro di vetta. Sulla cima la vista è spaziale, incredibile come questa splendida cima sia così dimenticata. Dalla vetta provo a scendere per resti di trincee pieni di ometti verso nord ma poi la cresta strapiomba quindi riprendo la via d’andata arrivando nuovamente alla sella del Buso.
Da li risalgo il crinale sud anche in questo caso per traccia militare che si fa spazio tra i mughi e rimanenze di trincee e resti bellici. L’ultimo tratto e pieno di sfasciumi ma mai difficile e si giunge in mezzora dalla sella alla cima dove è presente un’antica croce di vetta cosparsa di resti bellici. Anche qui due foto e poi riscendo per lo stesso pensiero fino all’Alpe Pozze dove proseguo e supero il chiuso rifugio Lancia e poi per forestale con vari tagli, passando per uno stupendo (per modo di dire) cimitero d’onore militare e arrivando a Giazzera dopo 10h esatte dalla partenza. 

domenica 18 febbraio 2018

CIMA KASTELE, MAIO, COSTON GRAMA, BORCOLETTA, COSTON DEI LAGHI, MONTE MAGGIO (27/09/2017)


CIMA KASTELE, MAIO, COSTON  GRAMA, BORCOLETTA, COSTON DEI LAGHI, MONTE MAGGIO (27/09/2017)
- Regione: Veneto, Vicenza
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Massiccio del Pasubio 
- Elevazione: 1873m slm (Coston dei Laghi)
- Tipologia: Conquista delle cime e ritorno
- Itinerario: da contrada Xausa per sentiero 511 con conquista delle cime per traccia
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 8,5h senza soste
- Dislivello: 1600m
- Difficoltà: EE (II PD)
- Libro di vetta: si (solo Coston dei Laghi)
- Croce di vetta: si (Solo Kastele, Maio e Maggio
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci in quantità industriale, un anatra selvatica
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: Nessuno
- Note: Dorsale nord orientale del Pasubio, lande poco frequentate ma sentiero segnato ottimamente

Continuando l'opera di completamento delle Piccole Dolomiti, oggi tocca alla dorsale del Coston dei Laghi, estremo orientale del Pasubio a confine con l'altopiano dei Sette Comuni.
Parto presto da casa abbastanza carico nonostante i sintomi influenzali del giorno antecedente.
Primo imprevisto, segno la partenza dell'itinerario, la contrada Xausa in provincia di Vicenza, voi direte quante ce ne possono stare no? Due caspita, e ovviamente becco la sbagliata (vicino Lusiana) che mi fa perdere 50 minuti. Arrivo imbruttito alla giusta (Posina) alle 9:10 e inizio a risalire dietro la bellissima cascina il sentiero 511 che risale nel bosco tra trincee e grotte da dinamite. Arrivo alla prima cima dopo 1 oretta e 20, arrivamdl per traccia alla cima Kastele, sita sulla dorsale est del monte Maio, li si erge una poderosa croce di legno e un osservatorio. Scendo al bivio col 511 e dopo 5 minuti incrocio la fievole traccia che in altri 10 minuti mi porta alla piccola sommità del Monte Maio dove scatto qualche foto. Ridisceso al bivio imbocco diretto il 511 direzionandomi verso la prossima cima, quella del Coston. Supero il passo del Colombo sempre immerso in una fitta e ripida boscaglia e grazie ad un filo di disattenzione qualche metro dopo imbocco il 515 arrivando ad alcuni ruderi, quindi dietrofront fino al passo e risalita per il 511, perdendo altri preziosi 50 minuti. Nonostante la cima del Coston sia incida sui segnavia all'altezza della stessa non vi posso segnali. Io ho risalito per tracce militare la parete nord, boscosa e ripidissima, quasi inverosimile credere che dei soldati la risalissero vista l'inclinazione, ma i numerosi resto di barattoli rinvenuti lungo la via non lasciano dubbi. Raggiungo in mezzo ad una giungla di mughi e sterpaglie la sommità dove è presente un antico ometto e scendo per la dorsale ovest, vera "via normale" per risalirlo; qui la traccia è evidente e alcuni ometti lungo la stessa rassicurano la via. L'attacco si trova esattamente nella sella che divide il Coston dal Grama. Risalgo per vecchia traccia militare quasi invisibile Cima Grama, qui la frequentazione è pari a zero, qualcuno ce passato ma parliamo di 15/18. La sommità è un castello di massi dove si necessità di qualche passaggio di II. Dalla nuda cima è ben visibile la Gramoletta, torre pietrosa con postazioni belliche che nasce a sud della cima. Scendo con molte difficoltà sul sentiero e prendo la lunga via verso la Borcoletta, facilmente raggiungibile per traccia. Scendo, poi il percorso continua a sfiorare la dorsale dell'intero sottogruppo e superate due antecime rocciose e il Coston dei Laghi, massima elevazione odierna, lo risalgo dalla sella ovest che lo divide da una delle due spalle del monte Maggio. Sulla sella dove  vi è un ometto si vira a sinistra seguendo la traccia per l'unica area disboscata del monte per poi collegarsi ad una vecchia trincea invasa da mughi dove tocca lottare per arrivare in vetta. La cima è colma di pini dove termina la trincea ed è presente un ometto, mentre incastrato nella massicciata cè il libro di  vetta. Riscendo quest'altra montagna dimenticata fino alla propria sella e poi raggiungo senza difficoltà il Monte Maggio per breve traccia su sentiero 511 dove si slancia un'imponente croce di metallo. Due foto, tempo solo per un respiro a godersi il desertico Pasubio apparentemente tutto mio oggi. Seguo il percorso a ritroso e in 2,50h arrivo alla macchina completando l'intero sottogruppo del Coston.

lunedì 5 febbraio 2018

CIMA DIETRO IL GASTA E CIMA CHERLE (21/09/2017)


CIMA DIETRO IL GASTA E CIMA CHERLE  (21/09/2017)
- Regione: Veneto, Vicenza
- Gruppo: Piccole Dolomiti, massiccio del Pasubio
- Elevazione: 1787m slm
- Tipologia: conquista delle cime e ritorno
- Itinerario: da Maso Perruca pera strada sterrata e successivamente mulattiera di guerra"Strafexpedition", deviazione su e traccia non segnata per Monte dietro il Gasta, poi diceva per altra traccia non segnata nuovamente fino al bivio e di nuovo su mulattiera in direzione passo di Lomo, all'altezza di una piccola forcella a cinque minuti dal passo, per via nuova fino a cima Cherle E successivamente sentiero a ritroso con alcune deviazioni per accorciare.
- Percorso: traccia parzialmente segnata, traccia non segnata, via di roccia.
- Percorrenza: circa 8h
- Dislivello: circa 1000m
- Difficoltà: EE (AD), A (PD)
- Libro di vetta: no
- Croce di vetta: no
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci, marmotte, volpe, falco
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: Nessuno
- Note: Escursione sulla parte più dimenticata del Pasubio, L'obiettivo iniziale era di tentare il Dietro il Gasta, i Campanili e il Cherle, le tre cime che caratterizzano questa dorsale del massiccio, in tutti e tre i casi non esisteva con sicurezza una via che portasse alle vette, avevo solo alcune dritte per il primo; nel caso non fossi riuscito a farne una o più avrei virato sulla Lora, una delle cime che mi manca ancora sul Pasubio.

Oggi la giornata da meteo ottimo, previsioni che mantengono la parola e anche se non riesco a prendere il salto notte al lavoro metto la sveglia un po' prima e alle 13 riesco già ad essere in Val Prigioni. Con me non avendo alcuna relazione delle mete che ho in mente ho tutto il materiale alpinistico necessario, quindi ramponi e piccozza vista la nevicata di due giorni prima, casco con faro, imbrago, 40m di corda, longe da ferrata, nuts e cordini.
Superato lo splendido abitato di Parrocchia parcheggio nei pressi di località Perruca (un paio di chilometri dopo il paese) all'altezza di un bivio con una strada sterrata con una grossa sbarra verde a chiuderla.
Parcheggio dal lato opposto sulla destra in un piccolo spiazzo e inizio a salire in direzione del maso che raggiungo dopo neanche 10 minuti di cammino. La strada forestale costeggia la cascina apparentemente disabitata ma in ottimo stato e proseguo dritto per altri quattro tornanti arrivando ad uno spiazzo dove la strada forestale diventa traccia di sentiero, non segnato (o per essere precisi segnato solo in parte con alcuni bolli rossi) ma comunque facilmente intuibile. La traccia sale dolcemente per circa una decina di tornanti, dopodiché mi trovo ad un bivio e le dritte che mi erano state date sono che la deviazione a destra mi avrebbe continuato a portare sulla traccia Strafexpedition mentre quella sinistra mi avrebbe portato in cima al nostro primo Monte.
Dopo poco mi rendo conto che la traccia, molto antica, pian piano si spegne e quasi sicuramente portava a una posizione di osservamento militare, ancora conservata in ottimo stato nonostante fosse stata realizzata in legno. Inizio a seguire alcune vecchissime tracce, presumibilmente militari che risalgono un vallone e con non poca fatica riesco a raggiungere la sommità del monte Dietro il Gasta (o Stadel) in circa mezz'oretta dall'attacco sul vallone. La vetta ha tre piccole sommità, ma quella più a sud appare leggermente più alta di 1 m dalla centrale secondo l'altimetro, infatti sulla stessa trovo un piccolo ometto. Scendo per qualche metro sulla traccia famosa che mi era stata indicata e proseguo per cresta in direzione sud dove a volte la perdo e a volte la riacquisto arrivando al vero bivio che mi era stato indicato in precedenza, leggermente più alto di quello che avevo preso io. Questo bivio si trova alla fine del zig-zag di tornanti che porta alla prima nostra cima, li si noterà un bollo rosso e improvvisamente un tornante secco a sinistra che devia dal sentiero principale.
Ora proseguo per i Campanili, due cime gemelle molto più simili a guglie che dividono la nostra prima cima dalla terza. Per questa cima non ho trovato relazioni e quindi parto già con i piedi di piombo sapendo che probabilmente sarà molto più difficile vista la conformazione rilevata su Kompass  e il gps. In effetti i due pilastri si dimostrano inaccessibili da tutte e quattro le pareti, alpinisticamente ho notato una discreta parete da sud, piuttosto strapiombante, a naso direi tra il quinto e il settimo grado. Abbandono quindi l'idea di suicidarmi e proseguo in direzione del Cherle sempre per traccia ora ben segnata con bolli rossi e qualche ometto. Ad un certo punto all'altezza di una caverna la traccia si perderà, da lì inizia una faticosa salita che porta alla spalla est del Cherle e da lì a poco al passo di Lomo. Più guardo la montagna e più mi rendo conto che anche questa sicuramente sarà inaccessibile e presumibilmente inviolata come temevo. Risalgo su sfasciumi in quel che rimane della Strafexpedition con traccia che spesso si perde tra vegetazione e frane ma che riesco sempre a intuire grazie anche all'ausilio dei segni rossi. Finita la parte rocciosa risalgo un breve tratto sterrato piuttosto umido e scivoloso e arrivo finalmente alla spalla est del Cherle, che da gps vedo essere l'attacco più vicino alla mulattiera. 
Purtroppo giro attorno all'intera sommità e non trovo attacchi, dubito fortemente che in passato ci fosse stata qualche via militare vista la forma severa che ha su tutti i versanti, di sicuro questa montagna non vede persone da decenni, se c'era una traccia è stata divorata dai mughi. Giro e rigirò, non mi rassegno, la spalla est effettivamente è troppo vicina alla mulattiera per rinunciare o almeno non tentare. All'altezza di una forcella a cinque minuti dal passo di Lomo individuo un canale che risale fino ad alcuni mughi. Indosso l'equipaggiamento e provo a risalire ma la terra umida dalle nevicate tende a scaldarsi e la roccia essendo esposta verso nord est è piuttosto marcia. Riesco a risalire il canalino (III) con molta fatica lasciandomi dietro roccia e terra iniziando a piangere pensando per come scendere poi. Scavalco alcuni mughi e trovo finalmente roccia piuttosto semplice da risalire con passaggi di  II. La situazione è chiara, da qui non è mai salito nessuno, mi guardo in giro non vedo tracce, inizio a presumere che sia veramente inviolata. Poco prima della sommità incontro ancora mughi, non è facile passare, mi graffio e strappo i pantaloni, come gps noto che questa montagna ha due cime gemelle distanti solo qualche metro una dall'altra. Quel qualche metro dalla posizione dove mi trovo è inaccessibile a causa dell'asprità dei versanti, non riesco a utilizzare i dadi nemmebo per tentare una calata in doppia nella forcella che divide le due cime per poi tentare di risalire l'altra, tremendamente verticale anche se neanche per 20 m da altezza. Quindi rimango sull'esile spalla Est. Dalla mia posizione sembrerebbe più alta ma dal GPS parrebbe più alta quell'altra di 2 m.
La sommità è rocciosa mista ad erba , mi guardo in giro, cerco barattoli, segni bellici, rami spezzati, ometti, tracce di passaggio ma piu ci guardo e più mi rendo conto che questa cima è come mamma l'ha fatta. La soddisfazione inizia prendere piede, costruisco un ometto e lascio un messaggio sotto uno dei sassi che lo compone (mi mangio le mani ad non avere con me un contenitore per lasciare il libro di vetta, con me tengo sempre un quaderno qualora qualche libro di vetta delle cime in cui vado fosse terminato, però non posso lasciare un quaderno di carta senza essere protetto, marcirebbe nel giro di una settimana e purtroppo quei contenitori a tubo usano per i libri di vetta non ho ancora capito dove comprarli). Inizio la discesa e grazie ai cordini supero i tratti rocciosi di secondo fino ad arrivare al tremendo camino che mi separa dalla mulattiera. Allestisco una sosta con un cordino in Kevlar che aggancio a delle forti radici e faccio una doppia piuttosto tremolante di circa una dozzina di metri. Con me frana parecchio materiale ma riesco ad arrivare finalmente alla forcellina. Sono colmo d'orgoglio e di soddisfazione, creo subito un ometto alla base dell'attacco della via, indicando con l'indelebile i dettagli e dedicandola ad un mio caro amico che domani si sposa ("via Flo e Sara" Cherle Est). Arrivo fino al limitrofo passo del Lomo, constato che il sentiero 135 che mi portava nei pressi della Lora non ha agganci dal passo e quindi, vista anche la tarda ora inizio a tentare di scendere per il sentiero del Lomo per tentare un anello, il sentiero però è completamente divorato da pietre, sfasciumi e vegetazione e quindi ripiego e torno nuovamente al passo facendo buona parte del percorso a ritroso con alcune deviazioni per accorciare arrivando alle 21 con pila frontale alla macchina. Che dire, sicuramente un filo di amaro in bocca rimane per abbandonare in maniera definitiva il mio obiettivo di salire tutte le cime delle piccole Dolomiti, a meno che una remota ipotesi non trovi qualche via di roccia fattibile per salire questi Campanili con qualcuno; prevale però l'immensa soddisfazione di aver salito il Cherle, presumibilmente per primo e se non fosse così di sicuro per primo dopo decenni e decenni. Settimana prossima mi porterò presso la biblioteca del CAI Per documentarmi su relazioni di salite alle piccole Dolomiti, anche se la segretaria stessa mi ha confermato che non ha trovato nulla riguardante salite a questa montagna.

mercoledì 24 gennaio 2018

CIMA ORGELSPITZE (07/09/2017)


CIMA ORGELSPITZE (07/09/2017)

- Regione: Trentino alto Adige, Bolzano
- Gruppo: Alpi Orientali, Ortles Cevedale
- Elevazione: 3305m slm
- Tipologia: conquista della cima e ritorno.
- Itinerario: da Maso Stallo di sopra per sentiero n.5 fino alla cima e ritorno.
- Percorso: Sentiero segnato
- Percorrenza: 7,5h senza soste
- Dislivello: 1507m
- Difficoltà: EE PD
- Libro di vetta: Si
- Croce di vetta: Si
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: 10 persone
- Punti d'appoggio: Maso Stallo di Sopra
- Note: Cima piu ad est del gruppo Ortles Cevedale, il sentiero non richiede particolari doti alpinistiche, si tratta principalmente di sentiero dei passaggi su rocce classificabili nemmeno come primo grado, quasi sempre con l'utilizzo esclusivo dei piedi. Da contare comunque l'enorme dislivello e la quota non è indifferente.

 Come sempre il meteo mi tortura, a disposizione avrei le Dolomiti più basse come Catinaccio o Odle ma preferisco tenere le ferrate per un paio di colleghi che ambiscono a diventare collezionisti di cime.
Decido per questa cima, l'avevo adocchiata qualche settimana fa e poi ne ho vista una relazione on-line pochi giorni dopo, mi ero convinto di farla ma non credevo così nell'immediato.
Ovviamente la cosa che ferma un po' l'entusiasmo è la distanza e il dislivello ma ad accentuarlo sono i quasi 3500 e il fatto che sia poco conosciuta.
Parto alle 6:20 da casa e arrivo con un po' di difficoltà a maso Stallo di sopra alle 09:15; il maso (ristorante-rifugio, occhio che parlano solo la lingua loro), infatti il rifugio non è così semplice da trovare nemmeno con il navigatore, arrivati alla frazione di Ganda in Val Martello A circa metà del paese dovete svoltare a destra per indicazioni blu Martello Paese poi seguire le indicazioni per maso Stallweiss (strada perfettamente asfaltata ma molto tortuosa).
Da li parte il sentiero 5 che porta dritti alla Orgelspitze (o Punta di Lasa). Il sentiero inizialmente parte per boschi incorniciati da splendide sorgenti, dopodiché inizia a diventare ripido tra prati e pietre dove trovo un punto picnic Dove recupero le forze e faccio una mezza pennichella. Mi accodo a due simpatici tedeschi pensionati e inizio la faticosa e sempre più ripida salita per pietraie sul sentiero sempre ben segnato. Con me ho ramponi e piccozza, in effetti nella risalita sulla cresta è presente qualche parte in nevata o di misto ma che non vale la pena far estrarre tutto il materiale.

La parte finale è molto faticosa ma senza particolari accorgimenti tecnici, arrivo con i due simpatici compari in vetta Dove svetta la croce e sostituisco il libro, completamente maciullato dall'umidita e presumibilmente anche terminato, inaugurandolo. Tempo Per due foto a me e una trentina ai tedeschi e inizio la discesa. E in tre ore secche arrivo al parcheggio dove mi gusto una birra (festeggiando le 100 vette sulle Alpi) al Maso ma non prima di aver fatto un bel pediluvio presso una delle tante sorgenti presenti lungo il percorso!

sabato 20 gennaio 2018

Resoconto 2017

Anche se sono un (bel) po indietro con le relazioni sulle montagne, ci tenevo a fare il punto sull’annata appena passata; un annata dove si è appreso molto, ci si è divertiti molto, si è rischiato un po ma mai in maniera eccessiva; un’annata piu quantitativa che qualitativa ma da punto di vista esplorativo, molto importante e per alcuni aspetti..unico

L’anno 2017 doveva essere l’anno della svolta, l’escursionista doveva diventare alpinista, l’anno successivo allo svezzamento del collezionista di cime, l’anno dove dovevo dimostrare a me stesso quanto potevo azzardare, quanto in la potevo arrivare.
Beh ho centrato tutti i miei obbiettivi..ma...ve li elenco qui sotto che facciamo prima.
- 100 cime totali
- 100 cime annue
- prima ascensione appennina
- completamento del massiccio del Baldo in invernale
- completamento del gruppo Carega
- completamento del gruppo Zugna Levante
- completamento del gruppo Sengio Alto
- raggiungimento della cima piu alta del Veneto
- raggiungimento della cima piu alta delle Dolomiti
- raggiungimento della cima più alta delle prealpi venete.
- prima cima inviolata.
- ascensione della quarta cima piu alta del trentino alto adige in solitaria.
E ora la classifica delle cime 2017
- cima più alta: Zufallspitze (3757m)
- cima piu bassa: cima Trappola di Vallarsa (1398m)
- cima piu isolata: cima Bisorte
- cima piu facile: cima Castelberto
- cima più difficile: Zuffalspitze
- cima piu pericolosa: cima uomo
- cima piu ardita: cima Lovaraste
- cima piu brutta: Borcoletta
- croce piu bella: cima Roite
- cima piu affascinante: cima Lovaraste
- cima piu deludente: Cima di Cece
- cima piu sorprendente: cima Bisorte
- cima piu desiderata: Bella Lasta
- cima del cuore: Cherle
- cima piu bella: cima Bisorte

Non vi sto qui ad elencare il perchè e il per come di ogni scelta, ma una parola per la Bisorte, visto che oltre alla cima piu bella è anche la piu votata..la spendo.
Non credevo nemmeno di farla quel giorno, ma poi ce l’ho fatta stare..se mai ci andrete non aspettatevi l’everest o il cervino, anzi, quest’ultimo un po si vista la forma piramidale. Cima Bisorte si erge solitaria all’estremo nordovest del Pasubio come un faro, collegata al monte Buso da un esile cresta con un antica traccia militare. La cima si puo raggiungereda Malga Bisorte o da Giazzera. Il percorso in cresta richiede assenza di vertigini e un po di pratica di arrampicata per il tratto finale, in discesa si puo disarrampicare o fare una breve doppia. Sulla cima oltre al segnale trigronometrico e il libro nascosto li vicino, si possono notare resti di postazioni belliche quasi distrutte. Mi è piaciuta tanto perchè è dimenticata, ha una forma affascinante, un tratto non banale per raggiungerne la base e  una divertente arrampicata per conquistarla.
Il Cherle poi rimarrà nel cuore, non avendo prove ne fisiche ne cartacee di ascensioni precedenti per me rimane un importante obbiettivo che pochi possono vantare sul proprio diario.

Durante l’anno oltre alle suddette 104 cime, ci siamo dilettati a vari allenamenti su Baldo e Carega, abbiamo completato due corsi di arrampicata, uno di alpinismo invernale, saliti su vaji (couloir), vie alpinistiche e ghiacciai. Insomma è stato un anno molto ma molto attivo.

Obbiettivi per il prossimo anno? Sicuramente più qualità, nomi e catena piu celebri, poi un 4000 o almeno l’Ortles, il Cherle (e magari i Campanili, cosi completerei Pasubio e Piccole Dolomiti) in invernale, una cima estera e poi boh, staremo a vedere..voi rimanete sintonizzati!

domenica 14 gennaio 2018

CIMA CERVINA, HIRTZERSCHARTE E HONIGSPITZE (18/08/2017)


CIMA CERVINA, HIRTZERSCHARTE E HONIGSPITZE (18/08/2017)
- Regione: Trentino Alto Adige, Bolzano
- Gruppo: Alpi Orientali, Gruppi Sarentini.
- Elevazione: 2781m slm
- Tipologia: percorso ad anello con conquista delle cime
- Itinerario: da monte della funivia Hirtzer e omonimo rifugio per sent. 4 fino al passo Giogo Alto, per traccia fino a Punta Cervinia e poi rientro al passo e proseguendo in cresta toccando le altre due cime per sent.7 e per traccia fino alla funivia. 
- Percorso: Sentiero e traccia segnata.
- Percorrenza: circa 4,5h
- Dislivello: 950m
- Difficoltà: EE
- Libro di vetta: si (solo Punta Cervina)
- Croce di vetta: si (solo su Punta Cervina e Honigspitze)
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: una 15 di persone
- Punti d'appoggio: Rifugio Punta Cervina, Bar della funivia Hirtzer, rifugio Resegger, Rifugio Tallner
- Note: cima piu alta delle alpi Sarentine unita alle due sorelle minori; salita semplice con un paio di tratti esposti anche se mai nulla di preoccupante.


Ho tenuto da parte questa cima per un'occasione particolare, ovvero l'ascesa in compagnia di qualche compare escursionista che volesse azzardare leggermente di più del solito senza strafare. Arrivo con Matteo (amico con passioni non solo montane in comune) a Saltusio alle 8:50 e alle 09:10 prendiamo la funivia Hirtzer (16€) che in meno di 10 minuti ci porta in due tratte all'inizio della nostra salita. Nonostante abbiamo raggiunto l'Alto Adige da pochi Km qui è gia tutto austriaco..lingua, case, vestiti.  Da monte della funivia perdiamo quota per strada forestale fino alla triade dei rifugi suelencati,  immersi in pascoli e mucche. Da li inizia il sentiero 4 che prima per prati, poi per rocce e infine per ghiaione ci porta in un ora e qualcosa al Giogo Alto con un solo camino di I che preoccupa Matteo. Al Giogo abbiano a destra la Hirtzerscharte, una delle cime secondarie prefissate per questa escursione e poco piu in la la Honigspitze con la sua imponente croce in sommità, noi con un po di nebbia ci inoltriamo foschia ma anche nella ben segnata traccia che costeggia su ghiaia la cresta che porta alla gia visibile massima elevazione delle alpi Sarentine , la Punta Cervina o Hirtzerspitze. Qualche passo ostico e iniziamo a risalire con qualche passo d'arrampicata (I) la divertente spalla della cima dove poco dopo ci aspetta una panchina e la bella croce con il libro. Atti di rito e procediamo in discesa tornando al passo dove pranziamo. Dopo pochi minuti e una leggera perdita di quota arriviamo al gigantesco omino che determina la sommitá della nostra seconda vetta per poi proseguire su sentiero sempre segnato con bolli rossi che percorre tutto il crinale del massiccio e che in alcuni tratti mette a dura prova le vertigini di Matteo. L'ultima cima seppur erbosa ha un passaggio ostico a strapiombo sulla parete ovest ma poi ci regala una gran vista sulle vette del picco Ivigna. Proseguiamo la discesa tra traccia e sentiero con qualche passaggio tecnico di I e arriviamo dritti a monte della funivia dove ci scoliamo dell'ottima birra locale e dell'eccezionale torta al grano saraceno.  

lunedì 25 dicembre 2017

CIMA ZUFALLSPITZE (14/08/2017)



CIMA ZUFALLSPITZE (14/08/2017)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Alpi Orientali, Ortles Cevedale
- Elevazione: 3757
- Tipologia: Conquista della cima and back.
- Itinerario: da Malga Mare per sent.102 fino al rif.Larcher, poi 103 fino a passo Forcola e per traccia non segnata allo Zufallspitze con rientro a ritroso.
- Percorso: Sentiero segnata, traccia non segnata.
- Percorrenza: 13h 
- Dislivello: 1900
- Difficoltà: EE
- Libro di vetta: no
- Croce di vetta: si
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Aquila reale
- Densità escursionistica: una trentina di persone.
- Punti d'appoggio: Rif.Larcher al Cevedale.
- Note: Imponente vetta (la quarta piu alta della regione) che si stacca dal fratello Cevedale. Percorso che richiede una preparazione atletica elevata e una discreta esperienza in ambiente severo. L'atleticità e richiesta non solo per i passaggi d'arrampicata o il dislivello ma proprio per lo sviluppo perennemente in salita per tutta l'andata.

Volevo portarmi a casa l'Ortles st'estate ma per una serie di cose, non si è fatto, quindi leggendo una relazione di questa cima, me ne sono innamorato subito. Arrivo a Cogolo di Pejo la sera prima dove assaporo una birra in paese e mi dirigo verso la remota malga Mare (occhio che il telefono prende solo al passo Forcola e in cima) dove passo una notte scomoda sotto un tetto di stelle che solo gli occhi possono raccontare. La mattina alle 6 arriva la prima macchina e decido di partire con un po d'anticipo sulla tabella di marcia dal parcheggio di Malga Mare. Attraversando mentre albeggia con vista Palon de la Mare, il Cevedale e la nostra meta, il bellissimo sentiero che tra cascate e ponticelli porta in circa due ore all'altrettanto bello e frequentato rifugio Larcher dove mi assaporo un the caldo. Da lì parte un sentiero tra pietraie e fastidiossime mosche zebra che porta al passo della Forcola a 3000m metri. La salita la sento tantissimo, piu che per la quota presumo per la notte insonne e per la traversata epica di 5 giorni nel vicentino da cui non mi sono del tutto ripreso. Dal passo della Forcola dove riesco a dare qualche notizia a casa, l'ambiente cambia completamente, la vedretta della Forcola e i ghiacciai del Cevedale e del Palon della Mare fanno da inferno dantesco di contorno al nostro sentiero che si sviluppa tutto in cresta. La traccia inizialmente è visibile e i tanti ometti sono dei toccasana visto che la montagna è un ammasso di ferree pietraie come tutto il massiccio dell'Ortles. A circa metà del crinale la traccia si perde e sia io che altri alpinisti ci troviamo dispersi in questo deserto di rocce con unica alternativa il pericoloso attraversamento della vedretta. Io e Marco, un ragazzo di Grosseto conosciuto sulle rocce, optiamo per una mezza via per un paio di camini di II e uno di III. Non siamo imbragati, parliamo di 4/5 metri, ovvio che dal farci male potremmo ruzzolare per decine di metri, ma entrambi sappiamo dove mettere le mani e superiamo l'ostacolo mentre tre tedeschi sfiorano la vedretta e altri tentando la cresta. Un tedesco poco equipaggiato fa dietrfront con le gambe insanguinate; siamo alla prima delle tre anticime, Marco molla, la fidanzata lo attende sola alla Forcola e abbiamo perso troppo tempo. Io dopo tutto il tempo e la fatica persa, nonostante la sfiancante ascesa accelero alternando delle buone pause; ancora passi d'arrampicata e poi un breve e sicuro passaggio su ghiacciaio prima di salire sull'ultima spalla. Arrivo finalmente alla stretta cima dove faccio due foto ed inizio a scendere visto che sono tra gli ultimi. La discesa è lunga e sul passaggio critico perdo un'ora cercando una via migliore verso la vedretta ma riducendomi al solito camino dove disarrampicare in aderenza con 40kg di zaino è na bella impresa dove rischio qualche vertebra. Alla Forcola dove non ne vedevo la fine arrivo al tramonto e al Larcher con luce frontale dove l'ottimo staff nonostante la cucina chiusa mi fa un ottimo spezzatino con zucchine che a quell'ora, in quel posto e in quelle condizioni erano come ostriche e champagne.

Scendo in un ora e mezza a tutta birra e con il buio pesto a Malga Mare in una giornata che difficilmente dimenticheró.