domenica 22 aprile 2018

CIMA CORNETT, CIMA DOSS D’ABRAMO E CIMA VERDE (27/10/2017)

CIMA CORNETT, CIMA DOSS D’ABRAMO E CIMA VERDE (27/10/2017)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Prealpi Lombarde, gruppo Bondone-Stivo
- Elevazione: 2178 slm (Cornett)
- Tipologia: Giro ad anello con conquista delle cime 
- Itinerario: Da Loc. Le Viote per sent. 607 fino alla sella del Cornett, poi per traccia al Cornett, scendendo si imbocca il 636 fino a alla partenza con deviazione per Ferrata Segata al Doss d’Abramo e per traccia a Cima Verde. Il percorso puó essere fare invertito salendo con piu ripidità dalla dorsale della Verde ma giovando sulla salita al Doss dove il punto chiave dell’intera escursione si imbatte in un camino di 25m di III+ con corda ferrata che nel mio caso da qualche difficolta in discesa (meglio in doppia)
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 4,5h senza soste
- Dislivello: 850m
- Difficoltà: EEA
- Libro di vetta: Si (solo Doss d’Abramo)
- Croce di vetta: Si (Cornett e Doss d’Abramo)
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: 10 persone
- Punti d'appoggio: Capanna Viote (sempre aperta), Rif.Viote
- Note: Classico giro ad anello in stupendo ambiente alpestre con panoramica perenne su Brenta, Presanella, Adamello e Piccole Dolomiti.

Approfittando di una delle presumibili finestre di bel tempo della stagione, opto per la trasversata delle tre cime del Bondone, una classica del Trentino.
Un giro di 5 orette perlopiù escursionistico (EE) se si evita l’ascesa al Doss d’Abramo, raggiungibile per breve via ferrata.

Parto alle 9:15 da loc.Le Viote seguendo uno dei tanti sentieri che portano alla dorsale del primo monte, il Cornetto o Cornett, massima sommità del gruppo. Si risale la dorsale per pascoli con greggi e cavalli tra stupendi colori autunnali e con il Brenta in prima fila a continuar a distrarmi. Si arriva alla sella sotto il Cornett in due ore circa, poi per traccia non segnata con passaggi di I si arriva alla croce di vetta in 10 minuti. Scendo per la stessa via e in altri 10 minuti arrivo alla sella di collegamento con il Doss, da dove parte la ferrata (cartello a sx) o in alternativa si segue l’esile cengia che porta alla sella con cima Verde che costeggia tutto il Doss. Io risalgo la breve ferrata (canale di II) tutto perfettamente attrezzato e raggiungo in 15/20 minuti  raggiungo la sommità con ometto e da li a poco l’antecima con croce e libro, torno indietro fino al canalone e attacco i moschettoni (qui il kit è necessario), da qui partono 30m di parete dove o si disarrampica o si scende “a braccia” facendo forza sul cavo. Finito il punto chiave si prosegue per sentiero fino all’antecima di Cima Verde dove d’intuito se ne puo raggiungere la spoglia sommità. Dopodichè il sentiero è elementare (io ho fatto qualche taglio) fino al parcheggio. Bellissimo giro in giornata concluso con una meritata birretta al rifugio.

mercoledì 11 aprile 2018

CIMA PELLER, PALON, CESTA, NANA, SASSO ROSSO, UOMO (17/10/2017)


CIMA PELLER, PALON, CESTA, NANA, SASSO ROSSO, UOMO (17/10/2017)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Alpi orientali, Dolomiti di Brenta.
- Elevazione: 2645m slm
- Tipologia: Giro ad anello con conquista delle cime 
- Itinerario: dal parcheggio del Lago Dorigat per forestale fino al rif.Peller su sentiero attrezzato 337 fino a Cima Peller, poi per 336 e 336-1 e traccia non segnata al Palon di Peller, Cesta, Nana e Sasso Rosso e poi per traccia a Cima Uomo, discesa per traccia non segnata e per via libera in vallata per poi riagganciarmi a 336 e forestale fino al parcheggio
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 9,5h senza soste
- Dislivello: 2240 m
- Difficoltà: EEA TD II
- Libro di vetta: Si (solo Sasso Rosso)
- Croce di vetta: Si (solo Peller, Nana e Sasso Rosso
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: una decina di persone
- Punti d'appoggio: rifugio Peller
- Note: Epico giro tra i colori d’autunno sulle Dolomiti di Brenta settentrionali, il percorso varia da passeggiate escursionistiche a sfiancanti salite su brulle dorsali, passaggi alpinistici su roccia e tratti attrezzati. Il giro ovviamente non è per tutti, almeno fino al passo della Nana dove parte la salita per Cima Cesta dove è richiesta assenza di vertigini e passo fermo e poi al Sasso Rosso e Cima Uomo dove qui è necessaria buona tecnica alpinistica e sangue freddo.

Indeciso su come utilizzare l’ultimo probabile giorno buono della stagione, scelgo l’estremo nord del Brenta (non estressimissimo visto che il limite è il passo del Grostè). Arrivo a Cles e risalgo verso il rifugio Peller per un’interminabile forestale (scoscesa e sterrata nel tratto finale) parcheggiando nei pressi del laghetto Dorigat. L’ambiente alpestre aggiunto alle cromie e il clima autunnale sono uno spettacolo. Risalgo il sentiero raggiungendo il bel rifugio Peller in 10 minuti e attacco il ripido e faticoso 337 in mezzo al bosco fino al bivio che a destra prosegue sereno verso la vetta e a sinistra attacca la ferrata. Avendo portato con me l’attrezzatura mi dirigo verso la via ferrata e con profonda delusione riscontro che si tratta di una scaletta di ferro su cengia leggermente esposta e un tratto ferrato di 20m che risale delle ripide rocce, mai esposte e mai complicate. Terminata la ferrata ce un altro bivio che a sinistra porta alla bassa anticima del Peller dove staziona la croce di vetta. Io opto per la via a destra dove in 5 minuti arrivo alla sommità erbosa con segnale trigonometrico del Peller. Vista spaziale su Ortles, Presanella, Brenta e tutte le dolomiti dal Latemar alle Pale. Scendo per ripidissima tratta dalla cresta nordovest e percorro il sentiero che si apre sulla valle circondata dalle mie mete di oggi. Punto in direzione passo della Nana per affrontare la seconda cima di oggi, la Cesta, ma noto sulla mia sinistra il Palon, una brulla montagna senza vie di salita con un discretamente docile versante sud. Decido di attaccare la dorsale su ripidissimo prato a tratti roccioso. Noto rare tracce di salita, sicura meta di scialpinisti, raggiungendo sfiancato la cresta e per facile arrampicata la rocciosa sommità dove è presente un piccolo ometto che conferma che la cima non era vergine. Scendo sempre per ripidissima dorsale e riprendo la 336 fino al passo della Nana dove vedo una coppia di escursionisti rientrare per la troppa ripidità di salita. Dal passo (ove è presente un grosso masso con una statua di un Cristo in metallo) parte la ripida cresta di Cima Cesta, non facilmente individuabile in attacco (infatto io non trovandola per metà ho risalito la parete nord in II grado), per poi risalirla per esile cengia fino alla nuda sommità e poi proseguendo sempre per fievole traccia su cresta con passaggi molto esposti su mai estremamente stretta cresta fino a Cima Nana dove mi riposo un po sotto la croce. Mi aspetta ora la cima più ardua per nomea, il Sasso Rosso. Scendo la cresta ovest di cima Nana per ripidissimo e stretto (molto esposto) sentiero fino alla sella che divide i due monti, da qui parte una discreta traccia con qualche ometto che sale su cresta con passaggi di I+ fino ad un salto roccioso che divide la cresta spaccata. Qui il salto è di meno di un metro ma il crepaccio sotto fa comunque sgomento. Superato questo tratto si arriva in pochi minuti alla piccola croce di vetta del Sasso Rosso. Sopra un alpinista mi dice che dalla dorsale est (da dove lui è salito)la via ha due punti molto estremi. Subito me ne sbatto, io per Cima Uomo devo scendere da una presunta traccia su uno
Spigolo a nord, ma poi, accertato che lo spigolo non esiste piu inizio a preoccuparmi. Scendo per la via di salita dell’alpinista su ottima traccia erbosa, poi peró iniziano ad esserci tratti rocciosi intricati, franosi e la cresta si fa sempre piu tagliente tra parete nord e sud, una peggio dell’altra. Il primo tratto è una disarrampicata con passaggi su esposizione piuttosto severa. Il secondo passaggio, molto tecnico, pericoloso (se possibile legarsi almeno in conserva) chiede di disarrampicare su una cengia di 20cm esposta al baratro nord attaccandosi ad un grosso masso di dubbia tenuta. Beh, non vi dico come l’ho fatto che è meglio che non si sappia, ma lo supero. Qualche breve passaggio su roccia e poi per cresta semplice a cima Uomo dove il panorama come sulla prima vetta solo che a deliziare il tutto ce un tramonto mozzafiato.
Il tempo stringe e per ovviare l’imbrunire deciso di tagliare per un evidente traccia su rossi detriti dalla sella tra cima Uomo e Sasso Rosso. Arrivato a valle proseguo libero per la desertica steppa riagganciandomi al sentiero 336 al passo della Nana. Crepuscolo rosso sulle dolomiti, cose inspiegabili a parole. Al bivio dalla discesa al Peller (ad una grossa malga) viro a destra costeggiando il monte passando sotto la croce del Peller e arrivando col frontalino al parcheggio.

lunedì 19 marzo 2018

CIMA LOVARASTE E CIMA CENTRALE (07/10/2017)



CIMA LOVARASTE E CIMA CENTRALE (07/10/2017)
- Regione: Veneto, Vicenza
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Gruppo Carega, sottogruppo Fumante 
- Elevazione: 1970m slm (Cima Centrale) 
- Tipologia: Conquista delle cime con rientro ad anello
- Itinerario: dal Rif.Campogrosso per sent.E5, poi dal passo delle Buse Scure 195 fino a forcella Lovaraste e poi per traccia a cima Lovaraste, discesa per 195 fino a cima Centrale con rientro a ritroso al rifugio
- Percorso: Sentiero segnato, traccia segnata
- Percorrenza: circa 4,5h senza soste
- Dislivello: 600m
- Difficoltà: EE A II+
- Libro di vetta: no
- Croce di vetta: si (solo Lovaraste)
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Taccole
- Densità escursionistica: 15 persone
- Punti d'appoggio: Rifugio Campogrosso
- Note: Doppietta importante dove chiudo Carega e Fumante in un colpo solo. Lovaraste l’avevo già affrontata a gennaio partemdo da Giazza ma la cengia franata e gelata mi aveva fatto desistire; oggi facendola da est speravo di evitare l’area franata ma purtroppo non si riesce a schivare, in aggiunta in pochi passi raggiungo cima Centrale chiudendo la parte ovest delle Piccole Dolomiti.
Oggi sono in compagnia di Simon, bravo sciatore da discesa con poca esperienza in “salita”. Partiamo dal rifugio alle ore 9:00 precise dopo un buon caffe e mezzo Strudel seguendo l’area boscosa che vira verso il gia visibile Fumante e lasciandoci a destra la visibile Sisilla e il resto del Sengio Alto. Il percorso sfiora la cima di Campogrosso, una collinotta erbosa dietro l’omonimo rifugio che devo ancora fare ma che tengo per cima Ofre chiudendo così anche il Sengio Alto. Fino alle Buse Scure il terreno è erboso, poi si apre l’ambiente alpino roccioso che caratterizza la parte piu scenica del Carega. Di fronte a noi la celebre guglia GEI con una folta cordata in salita, a destra la guglia BERTI, aguzza fino all’ometto di vetta, alle spalle della GEI la cima Centrale, Obante e il resto del Carega. Il sentiero sale tra pietrone spaccate passando da un passaggio sotto un enorme passo appoggiato con un camino di I dove i soldati cent’anni fa ne avevano ricavato un ricovero e un punto d’osservazione. Il percorso sale a zigzag fino a forcella Lovaraste con qualche punto disorientante e con il piacevole utilizzo delle mani. Alla forcella viriamo a sinistra dove gia svetta l’imponente croce della nostra prima meta. Subito incontro il punto chiave dell’ascesa all’ormai vicinissima cima, ovvero una stretta cengia in discesa che strapiomba sulla valle e sul vajo Lovaraste e con un’interruzione da frana della cengia, un salto di poco piu di mezzo metro con sotto un vuoto di 500m su terreno franoso, pericolosissimo, un errore sarebbe fatale. Mi impunto con le racchette, prendo coraggio e salto, mi giro, Simon mi guarda e anche se è tentato, non se la sente, mi attende alla forcella. Un po avvilito per non riuscire a salire in due, mi rendo conto che la difficoltà almeno per il mio amico non sarebbero finite. La traccia prosegue sempre su cengia esposta e poco dopo si affronta un camino di II+ dove si sale in aderenza, altra cengia stretta e poi su per friabile terreno fino all’aguzza vetta con croce. Sulla cima è presente un anello di calata (corda da 30) dove torna utile calarsi se si avesse la corda e quindi se le relazioni online fossero fatte con un minimo di sugo (mi riferisco anche alla  cengia franata). Una foto veloce e poi scendo verso il mio amico, il terreno è molto franoso e un errore sarebbe fatale, riaffronto la cengia interrotta sempre a fondoschiena stretta (al rientro in salita è meno brutto) fino al compare che mi attende con un panino. Dopo uno spuntino riprendiamo il 195 e in venti minuti con passi tra I e II saliamo sull’esile cima Centrale con ometto. Da ambo le vette cade l’occhio subito sull’adriatico e lo skyline dei colli euganei, poi l’alto Chiampo, il Pasubio, Carega e sullo sfondo Presanella, Brenta e piu in fondo ancora Ortles e Palla Bianca mentre a nord est Latemar, Sassolungo e qualcosa delle Pale. La discesa avviene poi per via normale anzichè la variante sul vallone fatta all’andata. Con deviazione di sentiero a sud (sempre 194) arriviamo al rifugio passando per un interessante galleria bellica, dopodiché, birra, bigoli e goulash.

martedì 27 febbraio 2018

CIMA DOSS ALTO, DOSS ANZIANA, COL SANTO, COL SANTINO, BISORTE E BUSO (02/10/2017)


CIMA DOSS ALTO, DOSS ANZIANA, COL SANTO, COL SANTINO, BISORTE E BUSO (02/10/2017)
- Regione: Trentino Alto Adige, Trento
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Massiccio del Pasubio 
- Elevazione: 2112m slm (Col Santo)
- Tipologia: Giro ad anello con conquista delle cime 
- Itinerario: da Giazzera per sent 101, forestale delle Malghe, 132, 131, 131a, E120, 133, 147 con relative tracce alle cime e rientro per 147, 133, E120 e 132 fino a Giazzera
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 9h senza soste
- Dislivello: 1600m
- Difficoltà: EE (II PD)
- Libro di vetta: si (Col Santo e Bisorte)
- Croce di vetta: si (Col Santo e Buso)
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci e un giovane cervo
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: Rifugio Lancia
- Note: Importante giro ad anello su ambienti che variano da prati, mughi e rocce che mi permettere di toccare le ultime 6 cime del Pasubio, ultimandolo nella mia opera di completamento delle Piccole Dolomiti.

Parto di buon’ora da casa e alle 8:15 parcheggio nella desolata frazione di Giazzera su ripido sentiero nel bosco umido, il percorso si alterna tra sentiero, forestale e traccia passando per splendide malghe chiuse arrivando alla collinotta erbosa del Doss dell’Anziana dopo circa 2 ore e mezza, dalla nuda cima scendo di 100m di dislivello sulla spalla del monte, considerata cima, il Doss Alto, estrema vetta a nord del Pasubio. Dopo le foto di rito risalgo per la prima cima e il tempo inizia ad imbruttirsi. In mezzora raggiungo per sentiero la croce di vetta del Col Santo, massima elevazione del giorno e dopo un pranzo anticipato e una pausa sulla panchina firmando il libro di vetta. Riparto e deviando a nord dal sentiero raggiungo la vera sommità contrassegnata da un palo di legno e poi inizio a scendere verso la sella dei col santi con un fastidioso elicottero che fa scuola guida sopra la mia testa. Arrivato alla sella mi immetto nello stretto sentiero che costeggia la dorsale sud del Col Santino e aggancio la traccia (visibile ad un bivio con un masso bianco e rosso) virando a sinistra e raggiungendo per traccia non sempre visibile l’ometto di vetta. Riscendo al bivio e proseguo per l’interminabile discesa a zig zag sempre da sud arrivando all’Alpe Pozza e poi a sinistra verso la sella delle Pozze e poi ancora a sinistra verso il bivio che porta alla sella del Monte Buso. Qui ho le due cime piu fastidiose del giro. Il Bisorte a sinistra appare come un dente roccioso percorso da un’affilata cresta mentre il Buso sembra piu docile. Opto quindi prima per il Bisorte con traccia militare che parte da dietro i resti di una panchina di legno alla sella del Buso. La traccia segue il filo di cresta e seppur non segnata e evidentemente non frequentata, la stessa percorre bene e chiede subito piede fermo su una parte rocciosa piuttosto affilata. Superata la parte critica (utili i bastoncini) si prosegue in mezzo ai mughi che a volte invadono il sentiero. Si arriva alla base del dente e lo si risale tenendo la traccia su roccia (ingiallita dai calpestii) verso destra orografica e risalendo un canalino (II+) o poco piu avanti forzando di piede con ausilio delle mani (I) verso sinistra si risale con facili ma esposti passi d’arrampicata si raggiunge la sommità, contrassegnata da un segnale trigonometrico alle sue spalle nascosto tra le rocce il libro di vetta. Sulla cima la vista è spaziale, incredibile come questa splendida cima sia così dimenticata. Dalla vetta provo a scendere per resti di trincee pieni di ometti verso nord ma poi la cresta strapiomba quindi riprendo la via d’andata arrivando nuovamente alla sella del Buso.
Da li risalgo il crinale sud anche in questo caso per traccia militare che si fa spazio tra i mughi e rimanenze di trincee e resti bellici. L’ultimo tratto e pieno di sfasciumi ma mai difficile e si giunge in mezzora dalla sella alla cima dove è presente un’antica croce di vetta cosparsa di resti bellici. Anche qui due foto e poi riscendo per lo stesso pensiero fino all’Alpe Pozze dove proseguo e supero il chiuso rifugio Lancia e poi per forestale con vari tagli, passando per uno stupendo (per modo di dire) cimitero d’onore militare e arrivando a Giazzera dopo 10h esatte dalla partenza. 

domenica 18 febbraio 2018

CIMA KASTELE, MAIO, COSTON GRAMA, BORCOLETTA, COSTON DEI LAGHI, MONTE MAGGIO (27/09/2017)


CIMA KASTELE, MAIO, COSTON  GRAMA, BORCOLETTA, COSTON DEI LAGHI, MONTE MAGGIO (27/09/2017)
- Regione: Veneto, Vicenza
- Gruppo: Piccole Dolomiti, Massiccio del Pasubio 
- Elevazione: 1873m slm (Coston dei Laghi)
- Tipologia: Conquista delle cime e ritorno
- Itinerario: da contrada Xausa per sentiero 511 con conquista delle cime per traccia
- Percorso: Sentiero segnato, traccia non sempre segnata
- Percorrenza: circa 8,5h senza soste
- Dislivello: 1600m
- Difficoltà: EE (II PD)
- Libro di vetta: si (solo Coston dei Laghi)
- Croce di vetta: si (Solo Kastele, Maio e Maggio
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci in quantità industriale, un anatra selvatica
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: Nessuno
- Note: Dorsale nord orientale del Pasubio, lande poco frequentate ma sentiero segnato ottimamente

Continuando l'opera di completamento delle Piccole Dolomiti, oggi tocca alla dorsale del Coston dei Laghi, estremo orientale del Pasubio a confine con l'altopiano dei Sette Comuni.
Parto presto da casa abbastanza carico nonostante i sintomi influenzali del giorno antecedente.
Primo imprevisto, segno la partenza dell'itinerario, la contrada Xausa in provincia di Vicenza, voi direte quante ce ne possono stare no? Due caspita, e ovviamente becco la sbagliata (vicino Lusiana) che mi fa perdere 50 minuti. Arrivo imbruttito alla giusta (Posina) alle 9:10 e inizio a risalire dietro la bellissima cascina il sentiero 511 che risale nel bosco tra trincee e grotte da dinamite. Arrivo alla prima cima dopo 1 oretta e 20, arrivamdl per traccia alla cima Kastele, sita sulla dorsale est del monte Maio, li si erge una poderosa croce di legno e un osservatorio. Scendo al bivio col 511 e dopo 5 minuti incrocio la fievole traccia che in altri 10 minuti mi porta alla piccola sommità del Monte Maio dove scatto qualche foto. Ridisceso al bivio imbocco diretto il 511 direzionandomi verso la prossima cima, quella del Coston. Supero il passo del Colombo sempre immerso in una fitta e ripida boscaglia e grazie ad un filo di disattenzione qualche metro dopo imbocco il 515 arrivando ad alcuni ruderi, quindi dietrofront fino al passo e risalita per il 511, perdendo altri preziosi 50 minuti. Nonostante la cima del Coston sia incida sui segnavia all'altezza della stessa non vi posso segnali. Io ho risalito per tracce militare la parete nord, boscosa e ripidissima, quasi inverosimile credere che dei soldati la risalissero vista l'inclinazione, ma i numerosi resto di barattoli rinvenuti lungo la via non lasciano dubbi. Raggiungo in mezzo ad una giungla di mughi e sterpaglie la sommità dove è presente un antico ometto e scendo per la dorsale ovest, vera "via normale" per risalirlo; qui la traccia è evidente e alcuni ometti lungo la stessa rassicurano la via. L'attacco si trova esattamente nella sella che divide il Coston dal Grama. Risalgo per vecchia traccia militare quasi invisibile Cima Grama, qui la frequentazione è pari a zero, qualcuno ce passato ma parliamo di 15/18. La sommità è un castello di massi dove si necessità di qualche passaggio di II. Dalla nuda cima è ben visibile la Gramoletta, torre pietrosa con postazioni belliche che nasce a sud della cima. Scendo con molte difficoltà sul sentiero e prendo la lunga via verso la Borcoletta, facilmente raggiungibile per traccia. Scendo, poi il percorso continua a sfiorare la dorsale dell'intero sottogruppo e superate due antecime rocciose e il Coston dei Laghi, massima elevazione odierna, lo risalgo dalla sella ovest che lo divide da una delle due spalle del monte Maggio. Sulla sella dove  vi è un ometto si vira a sinistra seguendo la traccia per l'unica area disboscata del monte per poi collegarsi ad una vecchia trincea invasa da mughi dove tocca lottare per arrivare in vetta. La cima è colma di pini dove termina la trincea ed è presente un ometto, mentre incastrato nella massicciata cè il libro di  vetta. Riscendo quest'altra montagna dimenticata fino alla propria sella e poi raggiungo senza difficoltà il Monte Maggio per breve traccia su sentiero 511 dove si slancia un'imponente croce di metallo. Due foto, tempo solo per un respiro a godersi il desertico Pasubio apparentemente tutto mio oggi. Seguo il percorso a ritroso e in 2,50h arrivo alla macchina completando l'intero sottogruppo del Coston.

lunedì 5 febbraio 2018

CIMA DIETRO IL GASTA E CIMA CHERLE (21/09/2017)


CIMA DIETRO IL GASTA E CIMA CHERLE  (21/09/2017)
- Regione: Veneto, Vicenza
- Gruppo: Piccole Dolomiti, massiccio del Pasubio
- Elevazione: 1787m slm
- Tipologia: conquista delle cime e ritorno
- Itinerario: da Maso Perruca pera strada sterrata e successivamente mulattiera di guerra"Strafexpedition", deviazione su e traccia non segnata per Monte dietro il Gasta, poi diceva per altra traccia non segnata nuovamente fino al bivio e di nuovo su mulattiera in direzione passo di Lomo, all'altezza di una piccola forcella a cinque minuti dal passo, per via nuova fino a cima Cherle E successivamente sentiero a ritroso con alcune deviazioni per accorciare.
- Percorso: traccia parzialmente segnata, traccia non segnata, via di roccia.
- Percorrenza: circa 8h
- Dislivello: circa 1000m
- Difficoltà: EE (AD), A (PD)
- Libro di vetta: no
- Croce di vetta: no
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Camosci, marmotte, volpe, falco
- Densità escursionistica: nessuno
- Punti d'appoggio: Nessuno
- Note: Escursione sulla parte più dimenticata del Pasubio, L'obiettivo iniziale era di tentare il Dietro il Gasta, i Campanili e il Cherle, le tre cime che caratterizzano questa dorsale del massiccio, in tutti e tre i casi non esisteva con sicurezza una via che portasse alle vette, avevo solo alcune dritte per il primo; nel caso non fossi riuscito a farne una o più avrei virato sulla Lora, una delle cime che mi manca ancora sul Pasubio.

Oggi la giornata da meteo ottimo, previsioni che mantengono la parola e anche se non riesco a prendere il salto notte al lavoro metto la sveglia un po' prima e alle 13 riesco già ad essere in Val Prigioni. Con me non avendo alcuna relazione delle mete che ho in mente ho tutto il materiale alpinistico necessario, quindi ramponi e piccozza vista la nevicata di due giorni prima, casco con faro, imbrago, 40m di corda, longe da ferrata, nuts e cordini.
Superato lo splendido abitato di Parrocchia parcheggio nei pressi di località Perruca (un paio di chilometri dopo il paese) all'altezza di un bivio con una strada sterrata con una grossa sbarra verde a chiuderla.
Parcheggio dal lato opposto sulla destra in un piccolo spiazzo e inizio a salire in direzione del maso che raggiungo dopo neanche 10 minuti di cammino. La strada forestale costeggia la cascina apparentemente disabitata ma in ottimo stato e proseguo dritto per altri quattro tornanti arrivando ad uno spiazzo dove la strada forestale diventa traccia di sentiero, non segnato (o per essere precisi segnato solo in parte con alcuni bolli rossi) ma comunque facilmente intuibile. La traccia sale dolcemente per circa una decina di tornanti, dopodiché mi trovo ad un bivio e le dritte che mi erano state date sono che la deviazione a destra mi avrebbe continuato a portare sulla traccia Strafexpedition mentre quella sinistra mi avrebbe portato in cima al nostro primo Monte.
Dopo poco mi rendo conto che la traccia, molto antica, pian piano si spegne e quasi sicuramente portava a una posizione di osservamento militare, ancora conservata in ottimo stato nonostante fosse stata realizzata in legno. Inizio a seguire alcune vecchissime tracce, presumibilmente militari che risalgono un vallone e con non poca fatica riesco a raggiungere la sommità del monte Dietro il Gasta (o Stadel) in circa mezz'oretta dall'attacco sul vallone. La vetta ha tre piccole sommità, ma quella più a sud appare leggermente più alta di 1 m dalla centrale secondo l'altimetro, infatti sulla stessa trovo un piccolo ometto. Scendo per qualche metro sulla traccia famosa che mi era stata indicata e proseguo per cresta in direzione sud dove a volte la perdo e a volte la riacquisto arrivando al vero bivio che mi era stato indicato in precedenza, leggermente più alto di quello che avevo preso io. Questo bivio si trova alla fine del zig-zag di tornanti che porta alla prima nostra cima, li si noterà un bollo rosso e improvvisamente un tornante secco a sinistra che devia dal sentiero principale.
Ora proseguo per i Campanili, due cime gemelle molto più simili a guglie che dividono la nostra prima cima dalla terza. Per questa cima non ho trovato relazioni e quindi parto già con i piedi di piombo sapendo che probabilmente sarà molto più difficile vista la conformazione rilevata su Kompass  e il gps. In effetti i due pilastri si dimostrano inaccessibili da tutte e quattro le pareti, alpinisticamente ho notato una discreta parete da sud, piuttosto strapiombante, a naso direi tra il quinto e il settimo grado. Abbandono quindi l'idea di suicidarmi e proseguo in direzione del Cherle sempre per traccia ora ben segnata con bolli rossi e qualche ometto. Ad un certo punto all'altezza di una caverna la traccia si perderà, da lì inizia una faticosa salita che porta alla spalla est del Cherle e da lì a poco al passo di Lomo. Più guardo la montagna e più mi rendo conto che anche questa sicuramente sarà inaccessibile e presumibilmente inviolata come temevo. Risalgo su sfasciumi in quel che rimane della Strafexpedition con traccia che spesso si perde tra vegetazione e frane ma che riesco sempre a intuire grazie anche all'ausilio dei segni rossi. Finita la parte rocciosa risalgo un breve tratto sterrato piuttosto umido e scivoloso e arrivo finalmente alla spalla est del Cherle, che da gps vedo essere l'attacco più vicino alla mulattiera. 
Purtroppo giro attorno all'intera sommità e non trovo attacchi, dubito fortemente che in passato ci fosse stata qualche via militare vista la forma severa che ha su tutti i versanti, di sicuro questa montagna non vede persone da decenni, se c'era una traccia è stata divorata dai mughi. Giro e rigirò, non mi rassegno, la spalla est effettivamente è troppo vicina alla mulattiera per rinunciare o almeno non tentare. All'altezza di una forcella a cinque minuti dal passo di Lomo individuo un canale che risale fino ad alcuni mughi. Indosso l'equipaggiamento e provo a risalire ma la terra umida dalle nevicate tende a scaldarsi e la roccia essendo esposta verso nord est è piuttosto marcia. Riesco a risalire il canalino (III) con molta fatica lasciandomi dietro roccia e terra iniziando a piangere pensando per come scendere poi. Scavalco alcuni mughi e trovo finalmente roccia piuttosto semplice da risalire con passaggi di  II. La situazione è chiara, da qui non è mai salito nessuno, mi guardo in giro non vedo tracce, inizio a presumere che sia veramente inviolata. Poco prima della sommità incontro ancora mughi, non è facile passare, mi graffio e strappo i pantaloni, come gps noto che questa montagna ha due cime gemelle distanti solo qualche metro una dall'altra. Quel qualche metro dalla posizione dove mi trovo è inaccessibile a causa dell'asprità dei versanti, non riesco a utilizzare i dadi nemmebo per tentare una calata in doppia nella forcella che divide le due cime per poi tentare di risalire l'altra, tremendamente verticale anche se neanche per 20 m da altezza. Quindi rimango sull'esile spalla Est. Dalla mia posizione sembrerebbe più alta ma dal GPS parrebbe più alta quell'altra di 2 m.
La sommità è rocciosa mista ad erba , mi guardo in giro, cerco barattoli, segni bellici, rami spezzati, ometti, tracce di passaggio ma piu ci guardo e più mi rendo conto che questa cima è come mamma l'ha fatta. La soddisfazione inizia prendere piede, costruisco un ometto e lascio un messaggio sotto uno dei sassi che lo compone (mi mangio le mani ad non avere con me un contenitore per lasciare il libro di vetta, con me tengo sempre un quaderno qualora qualche libro di vetta delle cime in cui vado fosse terminato, però non posso lasciare un quaderno di carta senza essere protetto, marcirebbe nel giro di una settimana e purtroppo quei contenitori a tubo usano per i libri di vetta non ho ancora capito dove comprarli). Inizio la discesa e grazie ai cordini supero i tratti rocciosi di secondo fino ad arrivare al tremendo camino che mi separa dalla mulattiera. Allestisco una sosta con un cordino in Kevlar che aggancio a delle forti radici e faccio una doppia piuttosto tremolante di circa una dozzina di metri. Con me frana parecchio materiale ma riesco ad arrivare finalmente alla forcellina. Sono colmo d'orgoglio e di soddisfazione, creo subito un ometto alla base dell'attacco della via, indicando con l'indelebile i dettagli e dedicandola ad un mio caro amico che domani si sposa ("via Flo e Sara" Cherle Est). Arrivo fino al limitrofo passo del Lomo, constato che il sentiero 135 che mi portava nei pressi della Lora non ha agganci dal passo e quindi, vista anche la tarda ora inizio a tentare di scendere per il sentiero del Lomo per tentare un anello, il sentiero però è completamente divorato da pietre, sfasciumi e vegetazione e quindi ripiego e torno nuovamente al passo facendo buona parte del percorso a ritroso con alcune deviazioni per accorciare arrivando alle 21 con pila frontale alla macchina. Che dire, sicuramente un filo di amaro in bocca rimane per abbandonare in maniera definitiva il mio obiettivo di salire tutte le cime delle piccole Dolomiti, a meno che una remota ipotesi non trovi qualche via di roccia fattibile per salire questi Campanili con qualcuno; prevale però l'immensa soddisfazione di aver salito il Cherle, presumibilmente per primo e se non fosse così di sicuro per primo dopo decenni e decenni. Settimana prossima mi porterò presso la biblioteca del CAI Per documentarmi su relazioni di salite alle piccole Dolomiti, anche se la segretaria stessa mi ha confermato che non ha trovato nulla riguardante salite a questa montagna.

mercoledì 24 gennaio 2018

CIMA ORGELSPITZE (07/09/2017)


CIMA ORGELSPITZE (07/09/2017)

- Regione: Trentino alto Adige, Bolzano
- Gruppo: Alpi Orientali, Ortles Cevedale
- Elevazione: 3305m slm
- Tipologia: conquista della cima e ritorno.
- Itinerario: da Maso Stallo di sopra per sentiero n.5 fino alla cima e ritorno.
- Percorso: Sentiero segnato
- Percorrenza: 7,5h senza soste
- Dislivello: 1507m
- Difficoltà: EE PD
- Libro di vetta: Si
- Croce di vetta: Si
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: 10 persone
- Punti d'appoggio: Maso Stallo di Sopra
- Note: Cima piu ad est del gruppo Ortles Cevedale, il sentiero non richiede particolari doti alpinistiche, si tratta principalmente di sentiero dei passaggi su rocce classificabili nemmeno come primo grado, quasi sempre con l'utilizzo esclusivo dei piedi. Da contare comunque l'enorme dislivello e la quota non è indifferente.

 Come sempre il meteo mi tortura, a disposizione avrei le Dolomiti più basse come Catinaccio o Odle ma preferisco tenere le ferrate per un paio di colleghi che ambiscono a diventare collezionisti di cime.
Decido per questa cima, l'avevo adocchiata qualche settimana fa e poi ne ho vista una relazione on-line pochi giorni dopo, mi ero convinto di farla ma non credevo così nell'immediato.
Ovviamente la cosa che ferma un po' l'entusiasmo è la distanza e il dislivello ma ad accentuarlo sono i quasi 3500 e il fatto che sia poco conosciuta.
Parto alle 6:20 da casa e arrivo con un po' di difficoltà a maso Stallo di sopra alle 09:15; il maso (ristorante-rifugio, occhio che parlano solo la lingua loro), infatti il rifugio non è così semplice da trovare nemmeno con il navigatore, arrivati alla frazione di Ganda in Val Martello A circa metà del paese dovete svoltare a destra per indicazioni blu Martello Paese poi seguire le indicazioni per maso Stallweiss (strada perfettamente asfaltata ma molto tortuosa).
Da li parte il sentiero 5 che porta dritti alla Orgelspitze (o Punta di Lasa). Il sentiero inizialmente parte per boschi incorniciati da splendide sorgenti, dopodiché inizia a diventare ripido tra prati e pietre dove trovo un punto picnic Dove recupero le forze e faccio una mezza pennichella. Mi accodo a due simpatici tedeschi pensionati e inizio la faticosa e sempre più ripida salita per pietraie sul sentiero sempre ben segnato. Con me ho ramponi e piccozza, in effetti nella risalita sulla cresta è presente qualche parte in nevata o di misto ma che non vale la pena far estrarre tutto il materiale.

La parte finale è molto faticosa ma senza particolari accorgimenti tecnici, arrivo con i due simpatici compari in vetta Dove svetta la croce e sostituisco il libro, completamente maciullato dall'umidita e presumibilmente anche terminato, inaugurandolo. Tempo Per due foto a me e una trentina ai tedeschi e inizio la discesa. E in tre ore secche arrivo al parcheggio dove mi gusto una birra (festeggiando le 100 vette sulle Alpi) al Maso ma non prima di aver fatto un bel pediluvio presso una delle tante sorgenti presenti lungo il percorso!