domenica 16 giugno 2019

CIMA CAPI (20/04/2019)

CIMA CAPI (20/04/2019)
Regione:Trentino Alto Adige, Trento
Gruppo:Prealpi Lombardi, Alpi di Ledro 
Elevazione: 907m slm
Tipologia:Giro ad anello con conquista della cima
Itinerario: Da Biacesa per sent.470 e poi ferrata Susatte alle cima, rientro proseguendo per la ferrata e poi 460 fino a Biacesa.
Percorso:Sentiero segnato
Percorrenza:circa 4h totali con soste
Dislivello:500m circa
Difficoltà:EEA
Libro di vetta: Si
Croce di vetta: Si 
Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
Densità escursionistica:Altissima
Punti d'appoggio:Bivacco Arcioni e bar a Biacesa
Note: Ferrata interessante per principianti senza vertigini e giro panoramico sull’alto Garda. 

Parto con Gerry e Taty con relativa calma (Taty ha lavorato fino alle 4:00) da Verona e arriviamo a Biacesa, poco dopo Riva del Garda alle 9:30, sempre con tranquillità parcheggiamo in paese visto il numeroso afflusso di escursionisti che si stava portando verso le cime vicine. Il sent.470 è ben segnato, poco ripido e con stupendi scorci sul lago. Alla base del sent. attrezzato, dopo poco piu di un’ora dalla partenza, notiamo decine decine di persone accalcarsi sulla nostra via che a vederla sembra irraggiungibile. In realtà la ferrata fino alla cima è molto soft anche se ha qualche punto con discreta esposizione; unico problema sono le continue soste sotto un’irreale sole d’aprile a quasi 30 gradi. Giunti in cima dopo una breve pausa iniziamo la discesa. Mi raccomando, rimante imbragati che fino al bivacco Arcioni il sentiero rimane attrezzato alcuni punti possono mettere in difficoltà il neofita sia per esposizione che per tecnica. Dal bivacco in 50 minuti siamo a Biacesa per la meritata birra.

CIMA MANOS, INGORELLO, CARZEN E VESTA (21/03/2019)

CIMA MANOS, INGORELLO, CARZEN E VESTA (21/03/2019)
Regione:Lombardia, Brescia
Gruppo:Prealpi Lombarde, gruppo Tombea Manos 
Elevazione: 1516m slm (Manos)
Tipologia:Giro ad anello con conquista delle cime
Itinerario: Da loc. Coccaveglie per sent.473, Strade forestali e tracce di sentiero
Percorso:Sentiero segnato, Traccia segnata e traccia non sempre segnata
Percorrenza:circa 4h
Dislivello:950m
Difficoltà:EE
Libro di vetta: Si (solo su Carzen)
Croce di vetta: Si (Manos e Carzen croce, Ingorello con palo e Vesta con cippo di confine)
Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
Densità escursionistica:Nessuno
Punti d'appoggio:Rifugio Cavallino
Note: Giro In aree dimenticate delle Prealpi lombarde interessante più dal punto di vista storico che alpinistico. Si tratta di cime brulle e sentieri attraverso fattorie, fienili e malghe. Sulle cime la vista spazia dal lago di Idro alle vette dell’Adamello tra cui il Cornone di Blumone e il Carre Alto.

Parto con relativa calma alle 10.00 dalla località Coccaveglie, Case sparse nelle vicinanze del più noto Treviso bresciano. Si segue subito la strada forestale che a tornanti si snoda verso quello che poi diventerà il sentiero che conduce in circa 40 minuti alla croce di vetta del monte Manos senza troppe difficoltà. Dalla cima si scende per cresta su esile traccia nuovamente su strada forestale e da lì in circa 20 minuti si arriva alla cima del monte Ingorello. Per salire a questa poco interessante sommità non esiste un vero sentiero, dalla forestale è intuibile la salita superata la recinzione dell’abitazione privata che occupa la maggior parte delle pendici di questo monte. Ci sono numerose tracce ma nulla di segnato, sulla vetta si trova un palo in ferro di colore verde e poco più sopra un ometto. Scendo per la stessa via e mi dirigo nuovamente verso l’evidente Monte Carzen seguendo sempre la forestale fino alle pendici del monte stesso. Da li il sentiero finisce ed inizia una sempre più esile traccia militare che con una po’ di fatica porta alla croce di vetta con relativo libro nascosto sotto i massi che la sorreggono. Tempo di pranzare e per debole traccia inizio a scendere per cresta con alcuni passaggi di primo grado su terreno brullo per arrivare al passo di Vesta per poi risalire nuovamente La ripida dorsale che porta alla sommità del Monte Vesta. Sulla cima si trova un interessante cippo di confine austriaco. Scendo per la stessa via e prendo ad anello il sentiero 473 che in circa un’ora abbondante mi riporta alla località di partenza.

giovedì 25 aprile 2019

Anno nero per l’alpinismo


Purtroppo pochi giorni fa è toccato a loro, Lama, Auer e Roskelley in discesa dopo la conquista del Howse Peak in Canada. Travolti da una valanga e ritrovati tre giorni dopo. I due austriaci del team The North Face erano due fenomeni contemporanei, l’americano, meno noto in Europa, era figlio d’arte e tra i piu forti atleti americani. Questa la loro ultima foto sulla vetta dell’Howse Peak.

martedì 19 marzo 2019

C’era una volta uno spagnolo, un pakistano e un italiano…



Potrebbe sembrare una barzelletta per come nasce e come finisce, ma non lo è. 

C’era una volta (2016) uno spagnolo, un pakistano ed un’italiano ...una spedizione con tre alpinisti che puntavano a conquistare il “re delle montagne” nel suo periodo piu facile, la stagione difficile. 

Sono stati mesi di preparazione e , studio dove si è scelto “via” e stile di salita (classico), lavoro (sistemazioni dei campi, posizionamento delle corde fisse), acclimamento, salvataggi (di polacchi) e di tutto quello che puó accadere quando si decide di affrontare nel periodo piu facile nella stagione piu difficile la seconda montagna più inaccessibile dell’Hymalaya, almeno per le statistiche.

Tutte queste vicende sono ricche di imprevisti, come puó essere una caduta, polacca ed italiana che sia, o pakistana,come lo è stata in precedenza e sicuramente la fiducia nel proprio team è alla base di tutto ma..questo spagnolo, questo pakistano e questo italiano non erano degli sprovveduti o dei neofiti di fronte al “re delle montagne”, se qualcosa durante questi mesi di “vicende”, come in altre mille storie come queste, è andato storto, non significa che “qualcuno non è più buono”, ma forse è stato piu sfortunato e, non credo che in una squadra in una situazione del genere, l’esclusione sia la miglior scelta per la squadra stessa, se di VERA squadra stiamo parlando, perché un team si sceglie dopo una profonda conoscenza e successiva fiducia dei propri componenti e lo si cementa come in questo caso dopo mesi di lavoro assieme, non dopo una riunione di poche ore in alta quota in mezzo a capi griffati.
Ecco, questa è la storia di uno spagnolo, un pakistano e un italiano che volevano affrontare nel periodo piu facile nella stagione piu difficile il “re delle montagne”, il Diamir.

Ah, dimenticavo l’epilogo. Il giorno dopo arrivò un altro re delle montagne per affrontare nel periodo piu facile nella stagione piu difficile il Diamir, il re “quello commerciale”. Sulle spalle, anzi, sulla rotonda gobba a forma di Half Dome di questo re, il posto era solo per due persone e si decise di lasciare giù non il piu scarso, non il “meno buono” o il meno esperto, ma il più onesto.
Fu così che il re delle montagne commerciale conquisto il re delle montagne himalayane nel periodo piu facile nella stagione piu difficile. Il Diamir tre anni dopo chiese in cambio per se l’alpinista piu onesto, l’italiano. 

( dedicato a Daniele e Tom )

giovedì 14 marzo 2019

CIMA CROCETTA (30/01/2019)

CIMA CROCETTA (30/01/2019)
- Regione: Veneto, Verona
- Gruppo: Prealpi Venete, Altopiano della Lessinia 
- Elevazione: 970m slm
- Tipologia: Giro ad anello con conquista della cima
- Itinerario: Da Breonio si sale per le vie del paese arrivando al sentiero che segue la dorsale che porta alla cima.
- Percorso: Sentiero segnato
- Percorrenza: circa mezzora
- Dislivello: circa 300 m
- Difficoltà: T
- Libro di vetta: No
- Croce di vetta: Si 
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: Nessuno
- Punti d'appoggio: Bar del paese di Breonio
- Note: Giro su piccola elevazione famosa della Lessinia. Il giro è facilmente abbinabile al Monte Pastelletto. 


La mattinata era partita con l’idea di fare un po’ di allenamento salendo per la via normale del Corno d’Aquilio innevato ma rientrando verso casa noto un cartello con scritto proprio Monte Crocetta, Che non avevo mai fatto nonostante fossi tentato quando feci la scorsa estate la salita al limitrofo Monte Pastelletto (consiglio vivamente di abbinare entrambe le cime in quanto quella di oggi è molto noiosa mentre l’altra è molto più intrigante sebbene rimanga un obiettivo con difficoltà turistica o poco piu). Parcheggio nel punto più alto del paese dove la strada è ancora asfaltata e seguo i segnali biancorossi che in circa un quarto d’ora mi portano alla cima dove è presente una sorta di mausoleo con all’interno la croce in pietra. Tempo di una foto e scendo ad anello proseguendo la dorsale che poi mi collegherebbe al Monte parcheggio nel punto più alto del paese dove la strada è ancora asfaltata e seguo i segnali biancorossi che in circa un quarto d’ora mi portano alla cima dove è presente una sorta di mausoleo con all’interno la croce in pietra. Tempo di una foto e scendo ad anello proseguendo la dorsale che poi mi collegherebbe al Monte Pastelletto ben visibile dinanzi a me. Ad un certo punto un tornante mi riporta direttamente a dove ho lasciato la macchina.

CIMA MEZZOGIORNO (20/01/2019)

CIMA MEZZOGIORNO (20/01/2019)
- Regione: Veneto, Verona
- Gruppo: Prealpi Venete, Altopiano della Lessinia 
- Elevazione: 1670m slm
- Tipologia: Conquista della cima e ritorno per vie alternative.
- Itinerario: Da Rifugio Bocca di Selva principalmente per sentiero 113 e traccia.
- Percorso: sentiero e traccia non sempre segnati.
- Percorrenza: circa 2 a/r
- Dislivello: 300m
- Difficoltà: T
- Libro di vetta: No
- Croce di vetta: No
- Flora e fauna intravisti degni di nota: Nulla
- Densità escursionistica: Qualche escursionista nei pressi del rifugio in partenza.
- Punti dappoggio: rifugio Bocca di Selva e Primaneve tutto l’anno, Podestaria solo d’estate
- Note: Giro interessante in piena Lessinia arrivando ad una cima sconosciuta utilizzata come fortificazione bellica nella grande guerra, la cima assieme a Trappola e Sparavieri è una delle bastionate che strapiombando sulla valle di Revolto guardando il Carega.


Parto nel pomeriggio dopo una mattinata di lavoro Consapevole di tornare con il buio. L’ambiente è perlopiù innevato ma la strada forestale è pressoché ghiacciata e quindi sarebbero stati utili un paio di ramponcini. Proseguo sereno con un po’ di attenzione fino al rifugio Podestaria dove inizio a staccarmi seguendo tracce e tagliando lungo i pendii per poi risalire con una faticoso sali scendi e sali in direzione delle postazioni di guerra sistemate sulla cima obiettivo di questa nostra giornata. Il tramonto è in arrivo quindi faccio una foto con l’ometto di vetta e inizio la discesa per forestale trovandomi al buio con frontalino e arrivando al parcheggio a circa due ore dalla partenza.

RESOCONTO ANNO 2018

Un anno diverso dagli altri, meno quantità e più qualità, spingendosi piano piano verso i primi quattromila. Un’anno con molte soddisfazioni personali come il completamento del supergruppo delle Piccole Dolomiti, partito (e poi chiuso con un bel tatuaggio) con cima Carega, poi il perfezionamento del massiccio del Baldo in invernale, salendo altre piccole cime prima snobbate. 

Cime nuove solo una trentina, ormai le 104 messneriane (ne faceva 100 all’anno) sono solo un ricordo in quanto le montagne che circondano la mia zona sono tutte completate; però quest’anno oltre a tantissime ripetizioni, più di 70, le cime fatte sono state molto qualitatevoli. La piu alta e ambita è stata l’Ortles, da anni un sogno nel cassetto, la più impegnativa e di soddisfazione la Focobon (in solitaria), vetta che già di suo conto ha pochissime ripetizioni e che credo che in solitaria ne vanti davvero pochissime. Poi la Campanili, cima che mi ha permesso di completare il supergruppo, brulla montagna con evidenti resti bellici fino alla cima e che mi ha fatto escludere fin dall’inizio della salita la prima assoluta che invece credevo. il Sass Rigaiss, vetta piu alta delle Odle (assieme al Gran Furchetta a parimerito) con un’ardita ferrata. La Cavaion, cima dimenticata del gruppo Ortles/Cevedale in val di Rabbi, che volevo affiancare alla vicina Pontevecchio, troppo rischiosa in solitaria in estiva e quindi rimandata. Poi sicuramente da ricordare Cima Nera, spoemdida roccaforte sopra il lago delle Marmotte con panorama mozzafiato sul gruppo Ortles concludendo con un bel anello sulle vette del Cir.


Le ripetizioni sono state molte sulle Piccole e sul Baldo; la parete nord del Plische e il Vallone Osanna in solitaria invernale, le creste del Carega, le salite per il Vajo Bianco, Battisti e Bella Lasta, le ripetizioni di due bei tremila come Vioz e Boè, le salite tra Costabella, Buse e Telegrafo accompagnando amici, il ritorno a Valdritta passando anche da Fontanelle.